“La bellezza dell’arte avvicina a Dio”

L’omelia di Mons. Silvani nella terza sera del Triduo

La terza serata del triduo, con mons. Alberto Silvani. (foto Walter Massari)
La terza serata del triduo, con mons. Alberto Silvani. (foto Walter Massari)
La terza serata del triduo, con mons. Alberto Silvani. (foto Walter Massari)
La terza serata del triduo, con mons. Alberto Silvani. (foto Walter Massari)

Mi sento onorato di presiedere questa celebrazione vigiliare in onore della Madonna del Popolo nella ricorrenza dei 400 anni del voto. Ringrazio il Vescovo Mario e il Comitato che mi offrono l’occasione di rinnovare insieme a voi la devozione alla cara Madonna del Popolo, devozione che è come un segno di appartenenza, un segno identitario che ci unisce al di sopra delle umane divergenze e delle distanze geografiche.

L’argomento che mi è stato proposto per questa serata conclusiva è Maria Madre del bell’amore. L’espressione si trova nel cap. 24 del libro del Siracide, ed è applicata alla Sapienza di Dio, che guardandosi allo specchio esclama: “Io sono la madre del bell’amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza; in me ogni dono di vita e di verità, in me ogni speranza di vita e ogni virtù” (Sir 24,15). Nel testo si vede la traccia della dottrina del Verbo che sarà poi sviluppata all’inizio del quarto vangelo dove si dice: “In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”; “La Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” (Gv 1,4-5. I7).

La terza serata del triduo, con mons. Alberto Silvani. (foto Walter Massari)
La terza serata del triduo, con mons. Alberto Silvani. (foto Walter Massari)

La tradizione cristiana però non ha saputo far di meglio che estendere gli attributi della bellezza divina alla sublime dignità di Maria SS.ma e alla santa Chiesa. Tutti conosciamo e abbiamo cantato il Tota pulchra es Maria, Tutta bella sei, Maria, e nella celebrazione della festa dell’Assunta cantiamo: “Tu non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato nella carne il tuo Figlio, autore della vita”. In maniera analoga la bellezza si applica alla Chiesa, perché al momento della trasfigurazione il Figlio mostra la bellezza del suo volto, che deve poi risplendere nella bellezza della sposa: “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata” (Ef 5,25-27). La Chiesa è indefettibilmente santa, come diciamo nel Credo: “Credo la Chiesa santa”.

La terza serata del triduo, con mons. Alberto Silvani. (foto Walter Massari)
La terza serata del triduo, con mons. Alberto Silvani. (foto Walter Massari)

Questa bellezza attributo di Dio, che risplende in Maria e sul volto della Chiesa, si manifesta nelle capacità creative dell’uomo. Dice molto bene un testo conciliare: “Fra le più nobili attività dell’ingegno umano sono annoverate, a pieno diritto, le belle arti, soprattutto l’arte religiosa e il suo vertice, l’arte sacra. Esse, per loro natura, hanno relazione con l’infinita bellezza divina che deve essere in qualche modo espressa dalle opere dell’uomo, e sono tanto più orientate a Dio e all’incremento della sua lode e della sua gloria, in quanto nessun altro fine è stato loro assegnato se non quello di contribuire il più efficacemente possibile, con le loro opere, a indirizzare religiosamente le menti degli uomini a Dio” (SC 122yhrhhyrt). Questo è possibile perché la bellezza, che si riferisce all’essenza della SS.ma Trinità, risplende in tutte le manifestazioni di Dio, nella creazione e ancor di più nella redenzione.

Come la scienza è il risultato della ricerca del Vero, così l’arte è il risultato della ricerca del Bello. L’arte non ha se stessa come scopo, ma è il simbolo della perpetua ricerca dell’Essere. La creazione artistica continua quella di Dio, perché deriva da una capacità intellettuale che permette all’anima di imprimere un marchio umano, sensibile e spirituale su una data materia. Ogni creazione artistica è di fatto una nuova impronta, qualcosa di originale che è in grado di suscitare nuovi sentimenti di pietà, di devozione, di grandezza nell’anima umana (Cfr Diario di Raïssa, pag. 86).

La terza serata del triduo, con mons. Alberto Silvani. (foto Walter Massari)
La terza serata del triduo, con mons. Alberto Silvani. (foto Walter Massari)

L’espressione artistica manifesta la ricerca dell’infinito, anzi è come una porta aperta per andare oltre quello che si percepisce con i sensi, per andare verso una bellezza e una verità che sono al di là del quotidiano. Le vere espressioni artistiche sono strade verso Dio e canali di evangelizzazione, come dice anche papa Francesco: “La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia, la quale è anche celebrazione dell’attività evangelizzatrice e fonte di un rinnovato impulso a donarsi” (EvaGau 24). Questo accade quando le opere d’arte nascono dalla fede ed esprimono la fede. La maggior parte delle opere d’arte che conserviamo nei nostri paesi sono a soggetto religioso, e per generazioni hanno aiutato la fede e la preghiera, hanno rivolto verso l’alto lo sguardo e lo spirito. Invece l’uomo moderno, che non guarda più verso il cielo, ha smesso di costruire cattedrali, ha cominciato a pregare in posti più simili a garage che a chiese, senza guglie in grado di proiettare in alto lo sguardo. Le opere d’arte che non sono prodotti derivati dalla fede non invitano alla fede.

La terza serata del triduo, con mons. Alberto Silvani. (foto Walter Massari)
La terza serata del triduo, con mons. Alberto Silvani. (foto Walter Massari)

Non solo l’arte è partecipazione della bellezza di Dio e un invito alla sua contemplazione: l’arte è indice di civiltà. Perché l’uomo preistorico dopo aver ucciso una gazzella per mangiarla, sente il bisogno di disegnare l’animale sulla parete della caverna? Forse che il disegno dell’animale rende la sua carne più saporita? L’immagine della gazzella non si mangia, ma il bisogno dell’uomo primitivo va oltre la necessità del mangiare: l’uomo primitivo vuole fissare un ricordo delle sue imprese per ricordarle a sua soddisfazione e per avere il piacere di farle conoscere agli altri.

Infine, per concludere, il patrimonio artistico è identitario ed educativo. Senza di esso anche i poveri sarebbero più poveri. Un recente convegno svoltosi qui a Pontremoli aveva come argomento: La bellezza mariana parte fondamentale della nostra cultura. Nel mondo attuale pieno di incertezze dobbiamo aiutare la dimensione spirituale presente in ogni uomo a emergere, nonostante l’umana fragilità. La religiosità popolare fa parte dell’identità del popolo, non è una imposizione o una costrizione morale. Anzi, quando si nega la religiosità popolare in nome della ragione, allora si fa violenza alla persona e si limita la sua libertà. La conservazione del patrimonio artistico, come la produzione di nuove opere ispirate dalla fede, aiuta a riscoprire la dimensione spirituale e a sollevare lo sguardo verso orizzonti più ampi, superiori alla banalità del quotidiano.