Il 5 marzo ricorre il centenario della nascita

Il 5 marzo saranno celebrati i cento anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini, un autore imprescindibile per la storia della nostra cultura, e non solo. La sua vita è contrassegnata da molteplici cambiamenti che sicuramente hanno influito sulla sua formazione e creatività.
Nato a Bologna seguendo gli spostamenti familiari a causa del padre militare, passerà l’infanzia a Casarsa della Delizia (in Friuli) per poi raggiungere Roma dove il 2 novembre del 1975 concluderà la sua vita orribilmente assassinato per un delitto ancora oggi gravato da ombre inquietanti. L’interesse primo sarà letterario e troverà concretezza sopratutto in raccolte poetiche come “Poesie a Casarsa” (1942). Intraprenderà la professione di insegnante; collaborerà a diverse iniziative giornalistiche, incontrando persone fondamentali per la sua formazione come Attilio Bertolucci e Franco Fortini.
Raggiungerà Roma nel 1950, sempre a causa di avvenimenti personali e familiari. Parteciperà con entusiasmo agli eventi culturali e troverà anche occasioni per lavorare nell’ambiente del cinema – attraverso sceneggiature, soprattutto in collaborazione con Giorgio Bassani e altri registi come Mauro Bolognini, Florestano Vancini, Gianni Puccini – maturando il desiderio di diventare autore in proprio, il che gli riuscirà con “Accattone” (1961) che sarà inserito nel cartellone del festival di Venezia di quell’anno. Si sente attratto dal mondo dei ragazzi brutali e primitivi delle periferie romane, che costituiranno uno dei centri della sua vita e, forse, della sua morte e saranno al centro di una produzione letteraria attraverso i romanzi “Ragazzi di vita” (1955), “Una vita violenta” (1959), “Alì dagli occhi azzurri” (1965) e Teorema” (1968).

Nel frattempo, proseguirà in quella direzione anche per il cinema con “Mamma Roma” (1962) e “La ricotta” (1963), episodio di “Ro.Go.Pa.G.” destinato a restare nella storia del cinema. Continua la sua attività in ambito letterario e giornalistico con affondi micidiali sul degrado morale della società, sui guasti del consumismo, sulla decadenza di valori per lui imprescindibili. In questo senso la sua scelta di privilegiare l’attività cinematografica risiede nella considerazione che l’uso delle immagini favorisce meglio e più velocemente la possibilità di trasmettere idee quando non provocazione.
Del resto, il successo arriverà con “Il vangelo secondo Matteo” (1964) e “Uccellacci e uccellini” (1965), per portarlo infine, attraverso una continuità impressionante, ad affrontare il mito consunstanziato nella dimensione teatrale e religiosa con “Edipo re” (1967), “Teorema” (1967), “Porcile”, “Medea” (1969) con grande scandalo e numerose denunce che porteranno a processi clamorosi soprattutto per vilipendio. Sarà capace di rinnovare per l’ennesima volta la sua creatività con una trilogia, attraverso la rivisitazione di capolavori letterari come “Il Decameron” (1971), “I racconti di Canterbury” (1972) e “Il fiore delle mille e una notte” (1974), caratterizzati da una sorta di adattamento erotico e grottesco in cui ancora una volta si accentuano le sue considerazioni pessimistiche. Talmente tanto che il suo ultimo “Salò e le 120 giornate di Sodoma” (1975) lo precipiterà al centro di ulteriori aggressioni.
La sua ultima fatica letteraria sarà “Petrolio”, romanzo incompiuto per la sua morte prematura e che, uscito nel 1992, sarà occasione di ulteriori polemiche. Un grande intellettuale che, di origini letterarie, ha saputo con ingegno e versatilità mostrare capacità di espressione in molte direzioni per linguaggi diversi: come la poesia, la narrativa, il cinema, la saggistica e il giornalismo.
Una presenza necessaria e inascoltata, quando non osteggiata anche in maniera incongrua, ma con la quale bisogna ancora oggi, anzi soprattutto oggi, fare i conti per la limpida ricerca di necessarie risposte al procedere di una società, di un mondo, che lui vedeva procedere inflessibilmente verso il baratro verso il quale stiamo precipitando. Possiamo davvero dargli torto?
Ariodante Roberto Petacco



