La sinodalità deve  diventare la normalità nel cammino della Chiesa

Intervista al presidente diocesano di AC Marco Leorin. “L’Azione Cattolica diocesana è pronta a fornire il proprio contributo al cammino sinodale”

“L’invito a partecipare al Sinodo rivolto dal card. Bassetti alla Azione Cattolica non è un convenevole, ma la chiamata vera e precisa ad essere protagonisti di un percorso rivoluzionario per la Chiesa italiana”. Di ritorno dalla XVII assemblea nazionale, in cui il presidente dei vescovi italiani ha esortato l’associazione all’impegno e alla partecipazione al cammino sinodale della Chiesa italiana che presto prenderà forma, il presidente diocesano di AC Marco Leorin non ha dubbi sul valore non formale della chiamata del card. Bassetti nei confronti dell’associazione a impegnarsi nel futuro sinodo della Chiesa italiana.

Presidente, se non è stato un invito di cortesia, che valore assumono per l’Azione Cattolica le parole che il Cardinal Bassetti ha rivolto alla vostra assemblea nazionale?
“Il presidente della CEI si è rivolto ad una associazione che continua a essere tra le principali realtà dedicate alla formazione dei laici, senza i quali ovviamente il Sinodo non avrebbe senso, per questo mi sembra quindi che il suo sia stato un invito autentico, che ha interpretato la richiesta del Papa di avviare un cammino sinodale che parta dal basso, che non sia solo una perdita di tempo o un modo per lavarsi la coscienza”.

Non si può certo dire che il tema del Sinodo sia giunto inaspettato…
“Certamente no. Del Sinodo se ne sta parlando già da un po’. Il Papa, riprendendo il suo discorso a Firenze del 2015, da tempo sta lanciando messaggi sempre più espliciti, invitando la Chiesa italiana a celebrarlo non tanto e non solo per dedicare un periodo specifico alla lettura dei segni dei tempi e al discernimento comunitario, quanto per acquisire uno stile, la sinodalità, che deve diventare la normalità nel cammino della Chiesa”.

Marco Leorin, medico del pronto soccorso del Nuovo Ospedale Apuane
Marco Leorin, medico del pronto soccorso del Nuovo Ospedale Apuane

L’Azione Cattolica è la più numerosa associazione laicale in Italia. Come si colloca rispetto a questo percorso?
“L’AC non è impreparata ad affrontare il cammino sinodale. Già nella bozza del documento assembleare nazionale del luglio 2019 – poi rivisto alla luce della pandemia e del rinvio di un anno dell’assemblea – le parole chiave erano: sinodalità, discernimento comunitario, corresponsabilità dei laici”.

Parole che fanno capire che sullo stile sinodale l’AC è sul pezzo già da diverso tempo.
“A dirlo non siamo noi, ma lo stesso Papa Francesco, che nel discorso al consiglio nazionale ha sottolineato come l’Azione Cattolica, costituisce una ‘palestra’ di sinodalità, e tale attitudine è stata e potrà continuare ad essere un’importante risorsa per la Chiesa italiana”.

Un sinodo “dal basso” dovrà necessariamente comprendere una dimensione locale: l’AC di Massa Carrara – Pontremoli è “attrezzata” per questa sfida?
“Anche l’associazione diocesana lavora su questo da un po’ di anni; il discernimento comunitario, lo stile sinodale, ma anche l’attenzione al territorio e l’impegno all’interpretazione dei segni dei tempi non solo sono presenti nel documento assembleare del 2019, ma da tanti anni sono scelte caratterizzanti della nostra formazione e del nostro agire”.

Dunque siete pronti a fare la vostra parte a livello diocesano?
“Sì, l’AC apuana è pronta e formata per dare il proprio contributo al Sinodo, sia nel coinvolgimento a livello diocesano, partecipando a tutte le fasi programmatiche, sia nel coinvolgimento dei propri soci nelle parrocchie, dove animano gruppi e percorsi parrocchiali o interparrocchiali”.

Lo stile sinodale potrà essere fatto proprio dalla Chiesa apuana?
“Certo. La spinta verso le Unità Pastorali degli ultimi due anni va in questa direzione, anche se dobbiamo imparare ad affrontare i momenti di cambiamento come una occasione di sostanza piuttosto che pura formalità, dando più fiducia e stimolando il coinvolgimento di quelle strutture pastorali, tutt’ora sulla carta presenti, come ad esempio i Consigli pastorali sia parrocchiali che diocesano. Una cosa però è fondamentale”.

Quale?
“Il coinvolgimento dei laici in ogni fase della riflessione. Il discernimento comunitario, all’interno di qualsiasi comunità ecclesiale, non può prescindere dal Popolo di Dio”.

(d.t.)