Austria, Kurz di nuovo a capo del governo austriaco

Successo dei Popolari nelle elezioni di domenica 

37kurzLe elezioni per il Nationalrat, il Consiglio nazionale austriaco, hanno un chiaro vincitore: il Partito popolare austriaco (Övp) dell’ex cancelliere Sebastian Kurz, che con il 38,4% ha guadagnato quasi il 7% di consensi rispetto al 2017. Si profila quindi ciò che tutti i commentatori dicevano: cioè che il cancellierato sarebbe stata una partita tra Kurz e se stesso. Altro vincitore indiscusso delle elezioni è ritenuto il Partito dei Verdi (Grüne), che stabilisce la miglior prestazione elettorale di sempre, rientrando nel Nationalrat con un inatteso 12,35% dei voti.
Anche il partito di ispirazione neo-liberista Neos ha ottenuto il suo risultato migliore col 7,36%. Grandi sconfitti i nazionalisti di destra del Partito della libertà dell’Austria (FpÖ), crollati al 17,3%: dall’essere al governo con la precedente formazione governativa nata nel 2017 insieme con i Popolari di Kurz, hanno perso quasi 9 punti percentuali. Lo FpÖ ha pagato lo scandalo dell’Ibiza-gate, con il leader e vicecancelliere Heinz-Christian Strache accusato di finanziamenti ed appoggio mediatico da parte di un oligarca russo.
Anche il Partito socialdemocratico (SPÖ) ha dovuto registrare un forte calo, con il peggior risultato della sua ultracentenaria storia, con il 21,5% dei voti, quasi 5 punti in meno dal 2017. La parola passa ora al presidente federale Van der Bellen, che dovrà chiamare Kurz alla formazione del nuovo governo: “Guardiamo brevemente insieme i fatti – ha detto alla televisione di stato dal palazzo dell’Hofburg – a maggio, dopo lo ‘scandalo di Ibiza’, l’Austria è entrata in un territorio inesplorato (per la prima volta un cancelliere sfiduciato, ndr), ed è stato bello sapere che ogni passo da fare era previsto dalla costituzione. Oggi è stato fatto il passo successivo”.
Kurz, da parte sua, alla luce dei risultati ha dichiarato: “Oggi la popolazione ci ha scelto di nuovo”. Il mondo cristiano ha seguito con molta attenzione la campagna elettorale: sia attraverso confronti diretti con i singoli candidati su base territoriale e nazionale, sia con valutazioni di opportunità dei temi sociali e istituzionali. I teologi dell’Università di Vienna hanno chiesto un “esame critico delle politiche migratorie dei partiti politici e la considerazione delle norme e dei criteri che la Chiesa cattolica mette a disposizione”.
Per i teologi le “Posizioni politiche, stigmatizzazione, xenofobia, tendenze esclusive, egoismo nazionalistico o indifferenza nei confronti della sofferenza di rifugiati e migranti sono, tuttavia, incompatibili con la fede cristiana”.