Il Consorzio irriguo di Arpiola: dopo 60 è ancora in salute!

Progettato nel 1954 portava l’acqua ad un comprensorio con 1.100 abitanti, 170 bovini, 60 ovini e 48 suini, ma tutto il comune di Mulazzo era a grande vocazione agricola

La moderna condotta che capta l’acqua del torrente Mangiola e la porta nei terreni a valle
La moderna condotta che capta l’acqua del torrente Mangiola e la porta nei terreni a valle

Nel numero del mese di settembre 1955, il “Bollettino economico della camera di Commercio Industria e Agricoltura di Massa Carrara” presenta come apertura un articolo su Arpiola di Mulazzo intitolato “Economia montana in Lunigiana”, sottotitolo: Costituzione di un “Consorzio di miglioramento fondiario”. Si tratta della presentazione del progetto approvato nel 1954 – che sarà ripresa qualche mese dopo in due articoli anche dal nostro settimanale – redatta dal prof. Stefano Menucci Del Rosso, capo dell’Ispettorato Dipartimentale delle Foreste di Massa Carrara e riguarda la relazione tecnica sulla quale si era basata la procedura necessaria per ottenere l’approvazione dell’opera.
Un’idea non nuova in assoluto – altri sistemi di irrigazione furono realizzati in altre zone della Lunigiana – ma che, come si afferma nell’articolo, pone il Comune di Mulazzo (dichiarato territorio montano) come “avanguardia agli altri comuni della provincia e di altre province limitrofe, creando le basi per lo sviluppo della propria economia montana”.

Lavori di manutenzione alla condotta che porta l'acqua a valle
Lavori di manutenzione alla condotta che porta l’acqua a valle

Ciò che oggi rende particolare il Consorzio è il fatto che, a distanza di più di 60 anni, continua ad essere attivo e a fornire acqua per l’irrigazione dei terreni di Arpiola. Naturalmente, con numeri relativi alla lavorazione dei campi totalmente cambiati rispetto a quegli anni. L’articolo sopra citato si rivela, infatti, molto interessante per la fotografia che ci rende della situazione dell’agricoltura della zona a pochi anni dalla fine della guerra.
“Nel comprensorio irriguo considerato, scrive Del Rosso, traggono mezzi principali di sussistenza 1.100 abitanti”; vi sono allevati “170 bovini, 60 ovini, 48 suini”. Si tenga conto che in tutto il territorio comunale esistevano 1.206 capi bovini, 112 equini, 941 ovini e 192 caprini: impossibile un raffronto con l’oggi!
Pur senza citare i nomi, nello stesso articolo si dà merito dell’idea e dell’impegno per la realizzazione dell’opera a due persone in particolare: il sindaco e il parroco. Possiamo porre rimedio, precisando che il sindaco dell’epoca era Guglielmo Mariotti e il parroco don Emanuele Bertoni, di cui si traccia un profilo nel riquadro qui a fianco. Questi, assieme a Romeo Filippi furono i primi membri della deputazione provvisoria, nominata, contestualmente all’approvazione dello statuto, è scritto, con votazioni per le quali gli agricoltori di Mulazzo “hanno dato esempio di vero e proprio spirito associativo, facendo prevalere lo spirito sociale o cooperativistico a quello personale o individualista”.

Uno scorcio del torrente Mangiola
Uno scorcio del torrente Mangiola

La prima assemblea elettiva del Consiglio di amministrazione, invece, si tenne l’8 aprile 1956 nei locali dell’Asilo infantile di Arpiola, con il sostegno del vescovo, mons. Giuseppe Fenocchio e dell’on.le Andrea Negrari. Risultarono eletti gli stessi don Emanuele Bertoni e Guglielmo Mariotti, assieme a Enzo Biasini, Ovili Nadotti e Pietro Cantinotti. Un’altra figura che è giusto ricordare è quella di Dante Baldini, presidente e factotum del Consorzio per circa 40 anni, fino al 2015.
I lavori furono completati tra il 1957 e il 1958 e furono svolti con il concorso di tutti i proprietari interessati. I nomi delle persone, il numero delle ore e delle giornate impiegate, il numero degli animali utilizzati sono ancora oggi verificabili grazie alla precisione e alla pazienza di Giuseppe Filippi, nei quaderni da lui riempiti, conservati e consegnati agli attuali responsabili dal figlio. Ne esce un vero e proprio diario che permetterebbe di ricostruire anche le presenze delle diverse famiglie sul territorio. L’opera è davvero notevole e desta meraviglia ancora oggi.
La captazione dell’acqua avviene sul torrente Mangiola in località Molino di Pozzo ed è portata nei punti di distribuzione da tubazioni lunghe più di 13 chilometri. Dal centinaio di consorziati dei primi anni, si è passati à più di 200; così come dai 159 ettari iniziali si è giunti agli attuali 215, irrigati a pioggia o a scorrimento a seconda dei casi. Gli ampliamenti di maggior rilievo hanno riguardato la zona “Ca’ del Bosco” e “Podere Novelli-La Valle”.
La manutenzione è ancora oggi eseguita in gran parte a titolo volontario da alcuni dei consorziati e la volontà di far sì che il Consorzio Irriguo di Miglioramento Fondiario “Coniugi Giovannacci” (come oggi è denominato) possa continuare a svolgere il suo prezioso compito è dimostrata dal fatto che, sotto la presidenza di Roberto Ribolla, sia stata avviata e conclusa la pratica per il rinnovo della concessione presso la Regione Toscana: 20 anni con scadenza al mese di marzo 2036.

Don Emanuele Bertoni ne fu ispiratore e primo socio

Un antico frantoio della zona
Un antico frantoio della zona

La notizia del suo infarto e della successiva morte giunse improvvisa e colpì tutta la chiesa diocesana. Ma coloro che gli erano vicini sapevano che il cuore era il suo punto debole. Le avvisaglie non erano mancate, ma come era suo solito non le volle ascoltare e continuò i suoi ritmi di vita. L’amore per la Chiesa, per i fedeli che gli erano stati affidati nelle parrocchie, il servizio per l’educazione al sacerdozio dei seminaristi veniva prima di tutto, anche prima della sua salute. La sua vita apostolica è stata segnata dal coraggio evangelico e dalla preoccupazione costante di essere un servo fedele a quella Chiesa che lo aveva dapprima inviato come pastore a Sassalbo, quindi a Mulazzo, infine a Pontremoli come rettore del seminario.
Chi lo ha conosciuto sa che il suo interesse non era rivolto soltanto alla “cura delle anime”, ma si allargava a ciò che riguardava tutta la persona. Era nato a Rossano, era stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1938, era stato nominato parroco a Sassalbo nell’agosto del 1939, quindi parroco di Mulazzo nel 1947 fino al 1961 quando venne chiamato dal vescovo a reggere il Seminario diocesano.
Non era uomo, sacerdote, da calcoli. Non era solito parlare di sé, ma negli anni turbolenti di Sassalbo, nel pieno della guerra, salvò più di una vita e almeno una volta rischiò la fucilazione, a Mulazzo si rese conto che la parrocchia si stava estendendo nel piano di Arpiola. Vi costruì la chiesa. I mezzi erano quelli che erano e bisognava industriarsi: le donne di Azione cattolica la domenica passavano di famiglia in famiglia a raccogliere un uovo per l’erigenda chiesa. Anche con quello nacque il complesso che oggi si può ammirare ad Arpiola. Non contento di questo promosse, per aiutare l’agricoltura del territorio parrocchiale, il consorzio irriguo, tuttora in funzione.
A dire la verità questo gli costò non poca sofferenza e non poche difficoltà per un ammanco di cassa di cui lui stesso si fece carico. Alla sua morte, tra le sue cose, venne trovato anche un bel pacchetto di cambiali che don Emanuele aveva pagato di tasca sua. In Seminario non lesinò energie per l’attaccamento non solo al suo dovere, ma anche con una attenzione costante ai bisogni dei seminaristi e alla loro formazione.
Un’altra delle avventure faticosamente portata a termine insieme al can. Edoardo Borroti, fu la Casa alla Grotta di Zeri che egli vedeva come casa estiva per i seminaristi. È scomparso il 24 agosto 1968, all’età di 54 anni, e tanti, parrocchiani, vecchi seminaristi e sacerdoti ormai stagionati, lo ricordano ancora con affetto. (g.b.)

Antonio Ricci