Sant’Anna ha versato la brocca dell’acqua

Le previsioni avevano messo in guardia sulla elevata probabilità di precipitazioni per domenica 26; una buona passata d’acqua, pertanto, era attesa e desiderata in vista del futuro ritorno di caldo feroce, già annunciato in concomitanza del congedo di luglio e dell’esordio di agosto.
Sant’Anna non è venuta meno ai detti che la vogliono dispensatrice di un po’ di pioggia, specie in quelle annate in cui la sua ricorrenza cade in un periodo più caldo e siccitoso del solito. Del resto, è proprio nella terza decade di luglio che si hanno i giorni statisticamente meno piovosi dell’anno, sia per frequenza dell’accadimento che per quantità media di pioggia.
Ottimo, quindi, che rovesci e temporali abbiano temporaneamente spezzato la calura che, da metà giugno, ha visto soltanto un paio di tregue, entrambe durate non più di 48 ore.
Fin dal 21, si era accesa una certa instabilità nelle ore pomeridiane, ma gli effetti erano rimasti confinati a qualche tratto del crinale appenninico e a valle si era udito solo qualche tuono e visto il cielo rabbuiarsi.
Il 22, ricambio d’aria, ancora caldo, però clima più asciutto e meglio sopportabile. Il 23, nuovo tentativo temporalesco pomeridiano: il percorso dei cumulonembi, da NW a SE lungo lo spartiacque tra Val di Vara e Lunigiana interna, ha recato i rovesci più sensibili dal nodo montuoso del M. Gottero giù giù fino al Cornoviglio: gli apporti più sensibili li hanno avuti in sorte Montereggio (25 mm) e Bosco di Rossano (17 mm); piegando verso est, residui piovaschi si sono spinti ad interessare pure la Valle del Taverone. Venerdì 24, in alternanza col 22, si è ripetuto il cambio d’aria con tramontana, aria particolarmente asciutta e orizzonte limpido.
Sabato 25, giorno di vigilia dell’arrivo del veloce fronte perturbato, si sono alternate nubi di più tipi e varietà, la vista si è mantenuta nitida e, nel complesso, il tempo è risultato gradevole grazie alla base di partenza di nottata e mattinata più fresche.
Alla mezzanotte tra sabato e domenica, non vi erano ancora segni visibili dell’imminente peggioramento, se non la copertura del cielo. Poco prima delle 4, ora legale, ecco giungere da W e da NW i temporali, che al radar facevano presagire un transito abbastanza veloce. Entro le 5, infatti, buona parte della Lunigiana ne era già fuori dopo aver ricevuto localmente una discreta annaffiata.
Ovvio che, con le elevate temperature prevalenti da sei settimane, di acqua ne sarebbe servita di più, e meglio distribuita sia nello spazio che nel tempo. Con un nubifragio che, in mezz’ora, come per miracolo, rimette in pari i conti dei mm mancati prima, certo non si elimina il periodo asciutto attraversato. Inoltre, anche laddove la pioggia fosse caduta con tempistiche più democratiche, va considerato che la quantità registrata è scesa in un ambiente che ha subito, lungo il mese, temperature di circa 3°C superiori alla norma.
I maggiori apporti li hanno ricevuti le pendici delle Alpi Apuane (54 mm a Equi), donde la piena e le acque torbide del’Aulella. Le ore mattutine di domenica, fresche e umide con strati bassi e fratti a cinturare monti e colli, hanno precedute quelle moderatamente più calde del mezzodì e del primo pomeriggio, quando l’instabilità non ancora sopita si è espressa qua e là con cielo oscuro, raffiche di vento (anche a più di 50 km/h) e tuoni che hanno suggellato lo sfogo definitivo prima delle schiarite. I temporali, invece, si sono limitati alle aree montane e solo dopo le 18 è scesa una tenue pioggerella a sancire la fine dei fenomeni anche a valle.
Lunedì 27, dopo la nottata fresca, è ripresa lentamente la marcia verso il solleone.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni