Una politica locale impoverita e “fluida”. Ma i lunigianesi meritano di meglio

Riflessioni attorno al recente voto amministrativo, tra individualizzazione del consenso, mancato ricambio dei candidati e l’assenza della politica in senso più ampio.

La recente tornata elettorale amministrativa, benché abbia coinvolto solo due dei 14 comuni lunigianesi, ha offerto spunti interessanti per la valutazione dello stato di salute della politica locale. E non ne esce un quadro confortante. Il tema non sono i sindaci eletti o rieletti, quanto piuttosto il fatto che la politica con la “p maiuscola” in Lunigiana sembra estinta.

Lo testimonia la scomparsa, nella campagna elettorale dei due comuni, degli eventi tesi a connettere le liste locali con i partiti e i loro valori. I momenti politici si sono limitati a tre, tutti in casa centrosinistra: due incontri con consiglieri regionali in carica a Pontremoli, uno con un ex ministro a Villafranca. Il tutto in continuità con le ultime regionali quando, nonostante la chiamata ad un voto squisitamente politico, in una Lunigiana mai così povera di candidati del territorio, sono state pressoché assenti le visite degli altri candidati della provincia e gli appuntamenti con esponenti di partito di rango nazionale.

Per il resto, la campagna elettorale è stata imperniata sui canonici incontri nelle frazioni, la propaganda social attraverso manifesti che hanno fatto uso largo e banalizzante dell’IA e soprattutto chat, contatti telefonici, il vecchio porta-a-porta: una tendenza che mette in secondo piano visioni d’insieme e progetti collettivi e che privilegia la personalizzazione della domanda e dell’offerta politica. La cosa assume significati e consistenze di primissimo piano. A Pontremoli, ovviamente, ma anche a Villafranca, dove dichiarazioni e foto hanno confermato l’attivismo dei principali attori della scena politica lunigianese, pur non essendo candidati. Si potrebbe minimizzare il fatto data l’imminenza delle elezioni del consiglio provinciale (per il quale votano solo sindaci e consiglieri comunali), che faceva di Villafranca una piazza “strategica” e soprattutto contendibile per garantire o sottrarre la maggioranza all’attuale presidente.

Ma cresce in tanti l’impressione che questo muovere pedine come in un risiko della politica comprensoriale abbia raggiunto livelli elevatissimi in tutto il territorio e che l’elettorato venga sempre più interpretato da molti come un “parco buoi” o un “portafoglio clienti” da spostare a comando per definire poi pesi ed equilibri da prendere a riferimento in quelle “camere di compensazione” in cui l’autoreferenzialità della politica può esprimersi senza il contrappeso popolare della partecipazione democratica: le rocambolesche vicende delle ultime elezioni per la presidenza della Provincia e le loro ricadute politiche ad Aulla sono la prova regina di una vita politica locale che in tanti altri episodi ha mostrato di essere decisamente “fluida”, per usare un termine ampiamente impiegato in riunioni di partito negli ultimi anni al posto del termine “trasformismo”.

L’impoverimento della vita politica locale è scesa dunque al di sotto di livelli minimi e potrebbe ancora peggiorare, in un comprensorio in cui la scarsità di opportunità e di intraprendenza è terreno fertile per consolidare certe prassi rispetto alle quali non pochi cittadini mostrano una certa stanchezza, come dimostrano il 53% di astenuti alle comunali di Pontremoli e il 58% alle regionali in Lunigiana, pur al lordo dei tanti elettori iscritti all’Aire, o le difficoltà a rinnovare le liste dei candidati denunciata da molti nelle settimane che precedevano il voto.

In un quadro a tinte fosche come quello delineato, è doveroso cercare anche segnali positivi. Sono quelli del buon risultato personale, anche se magari insufficiente per essere eletti, di alcune delle poche figure nuove nelle liste; o quelli di chi partecipa alla vita del territorio in forme alternative alla politica in senso stretto, con analisi e proposte talvolta accolte con fastidio o sufficienza dalla politica locale, altre volte con idee e progetti divenuti parole d’ordine fin troppo inflazionate da sindaci e assessori: minoranze, per ora, che potrebbero portare nuovo ossigeno ad una politica locale che ne ha molto bisogno.

(Davide Tondani)

Le elezioni per il rinnovo del consiglio provinciale

La sede della Provincia in piazza Aranci a Massa
La sede della Provincia in piazza Aranci a Massa

Si svolgeranno il 13 giugno le elezioni di secondo livello per il rinnovo dei componenti del consiglio provinciale: ad esprimere la loro preferenza sono i sindaci e i consiglieri dei 17 comuni che compongono la Provincia.

La novità di questa tornata elettorale è la costituzione del seggio che si articolerà in una seggio centrale a Massa (nella Sala della Resistenza del Palazzo Ducale), dove voteranno i comuni di Costa e in una sottosezione elettorale ad Aulla (nella sede di via Pisacane 3), dove voteranno i comuni della Lunigiana.

Sono tre le liste ammesse alla competizione per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Massa-Carrara.
Centrosinistra per Massa-Carrara: Matteo Bartolini, Giuseppe Bazzali, Aurora Bernardini, Augusto Castelli, Dina Dell’Ertole, Giuliana Filippi, Emilio Giovannucci, Maria detta Grazia Lombardi, Nicola Marchetti
Civici per la Provincia Massa Carrara: Daniele Carmassi, Donato Castellini, Claudia Mercanti, GiovanBattista Ronchieri, Federica Sola
Cambiamo Massa-Carrara: Loris Bernardi, Eleonora Cantoni, Bruno Tenerani, Carolina Marselli, Alberto Tarabella, Sergio Bordigoni, Federica Fumanti