La storia di Claudio, Fiamma e Beatrice che hanno scelto di venire a vivere in Lunigiana

Quando quindici anni fa Claudio e Fiamma presero appuntamento per vedere una casa a Barca, piccola località poco sopra Prà del Prete, a Pontremoli, perfino l’agente immobiliare sembrò perplessa. “Siete sicuri di voler andare a vedere quella casa?”. Loro, invece, erano sicuri eccome. Salirono, la guardarono, poi più tardi davanti ad una pizza si dissero: “Domani la compriamo”.
Quando arrivarono a Barca, di residenti fissi non ce n’erano. Oggi dopo di loro è arrivata anche Beatrice, sorella di Fiamma, e arriverà anche Chiara, la terza sorella. Un piccolo ripopolamento familiare, concreto, silenzioso, come il posto che lo ha reso possibile. E proprio il silenzio è una delle chiavi per capire perché questo angolo di Lunigiana li abbia conquistati. Fiamma usa un’espressione bella e spiazzante: qui non manca solo l’inquinamento dell’aria, non c’è soprattutto “l’inquinamento umano”. Quell’accumulo di pensieri, tensioni, rumori interiori che si crea dove ci sono troppe persone nello stesso posto.

A Barca, invece, l’atmosfera è leggera. Si parla quasi sottovoce, raccontano, “per non disturbare il silenzio”. E Beatrice, arrivata da Milano nel 2019, dice che una delle cose che ama di più è proprio questa libertà: uscire di casa, andare nell’orto, fare le proprie cose senza sentirsi osservata. Per capire fino in fondo la loro scelta bisogna fare un passo indietro. Claudio, originario di Pitelli (La Spezia), racconta che da bambino diceva di voler andare sull’Himalaya a fare l’eremita. Una frase che per molti sarebbe rimasta una fantasia; nel suo caso è diventata quasi un destino. Dopo il militare partì senza soldi: India, Nepal, Sud America, Amazzonia, poi di nuovo India. È stato anche allievo di Osho e ha trascorso molti anni in ashram e comunità spirituali, seguendo un maestro dell’Himalaya. Nel modo in cui ci racconta e si racconta, con la barba lunga e lo sguardo da viaggiatore ostinato, ti fa pensare subito a Tiziano Terzani.

Fiamma, invece, arrivava dalla “Milano da bere”, il lavoro nel doppiaggio, una vita piena di occasioni e incontri. Serate, feste con registi, attori, poeti, musicisti, una città che in quel momento sembrava il centro del mondo. Eppure, a un certo punto, sentiva che mancava un senso più profondo. Anche lei partì per l’India, dove sarebbe dovuta restare tre settimane e invece rimase quindici anni, anche grazie all’incontro con Claudio. Poi, a un certo punto, è arrivato il ritorno in Italia, alla ricerca di un posto isolato, autentico, ancora un po’ selvaggio. Barca li ha fatti innamorare subito.
A colpirli sono stati i boschi, le montagne, le case di pietra e l’anima ruvida e un po’ ribelle della nostra gente. E quella dimensione un po’ fuori dagli schemi, confessano, è una delle cose che amano di più. Qui Claudio ha anche rimesso al centro il suo mestiere. A Cervara ha aperto un laboratorio di falegnameria insieme a Matteo, giovane del posto che ha imparato il lavoro con lui. E il lavoro non manca affatto: anzi, fanno fatica a starci dietro. Si occupano di riparazioni e restauri, mobili e lavori su misura e hanno persino ridato vita ai cucchiai di legno di un antico mulino. Laboratorio che è diventato anche un piccolo punto di aggregazione per Cervara, uno spazio dove si passa, si beve un caffè, si fanno due chiacchiere. Capita che Claudio debba praticamente “sfrattare” i visitatori, se vuole riuscire a lavorare. E così un mestiere torna a fare comunità. Fiamma continua a lavorare nel campo delle traduzioni e dell’adattamento per il doppiaggio e lo fa da remoto dalla metà degli anni Ottanta, quando il lavoro a distanza era ancora qualcosa di impensabile.

Beatrice, invece, a Milano faceva la restauratrice di quadri, un lavoro delicato, paziente, che richiede occhio e sensibilità. Chiara, infine, si occupa di animazione, è stata la prima animatrice donna di cartoni animati in Italia ed è oggi anche docente in importanti accademie. Non stupisce, allora, che in questa famiglia si intreccino artigianato, immaginazione e vite poco convenzionali. Del resto Fiamma, Beatrice e Chiara sono anche seconde cugine di Tinto Brass: dettaglio di colore che da solo non spiega nulla, ma contribuisce a restituire l’originalità di un ambiente familiare fuori dal comune.
Ed è proprio da questo intreccio di mestieri, esperienze e visioni che è nata un’idea interessante. Perché non organizzare corsi per i ragazzi? Corsi pratici legati ai mestieri e alle competenze che qui possono avere ancora un futuro. Falegnameria, animazione e nuove tecnologie, mettendo insieme manualità, creatività e saperi contemporanei. Un’idea che fotografa il senso della loro presenza in Lunigiana: non venire quassù solo per stare bene, ma anche per immaginare qualcosa che possa servire ad altri. Questo legame con il territorio, non si misura solo a parole.


Si è visto quando c’è stato da battersi per la riapertura della strada verso Prà del Prete, chiusa per anni, e Claudio e Fiamma si sono mossi sul serio, tra raccolte firme e sollecitazioni. Ma si vede forse ancora meglio nelle cose piccole: dare una mano a chi non riesce più a fare la legna, tenere puliti sentieri e strade, organizzare giornate di lavoro comune e poi ritrovarsi tutti a pranzo, aiutare un piccolo territorio a rimettere in moto energie, vecchie e nuove.
Alla fine quando ho chiesto loro che significato danno alla parola “casa”, la risposta è stata semplice: “casa è dove stai bene”. E, per loro, oggi, quel posto è Barca. Noi crediamo però che casa sia, anche e soprattutto, il luogo di cui ci si prende cura. E loro, di questo luogo, si stanno prendendo cura per davvero.
(Andrea Angella)



