“Alzatevi e non temete”: Diego e Filippo diaconi della nostra Chiesa locale

Domenica scorsa, 1° marzo, la solenne celebrazione in Cattedrale a Massa

Diego Bassi e Filippo Lijth Vattakkattil in cattedrale a Massa

Nel tardo pomeriggio di domenica 1° marzo, seconda di Quaresima e festa della Trasfigurazione, nella Basilica Cattedrale di Massa si è vissuto un momento di grazia intensa: alle 18,30, per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria del Vescovo Mario, i seminaristi Diego Bassi e Filippo Lijith Vattakkattil sono stati ordinati diaconi della nostra Chiesa locale.
Una vocazione che, come ha ricordato Fra’ Mario, non è un premio conquistato con le proprie forze, ma un dono: “Egli ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia”.

Un momento della celebrazione in cattedrale

Il nome di Diego e di Filippo era già scritto in questo disegno d’amore prima ancora che nascessero: la vocazione non si merita, si riceve, si custodisce, si restituisce moltiplicata. Mons. Vaccari ha intessuto i tre testi del giorno – la partenza di Abramo, la seconda lettera a Timoteo, il Vangelo – in un’unica trama. Il comando lekh-lekhà – “vattene dalla tua terra”, ma anche “va’ verso te stesso” – descrive la partenza interiore che precede ogni altra.
“Non è avvenuta stamattina – ha detto il vescovo – è avvenuta quando qualcosa dentro di voi ha detto ‘sì’ senza avere ancora in mano una mappa. Come Abramo, avete lasciato qualcosa. E avete camminato”.
Quella luce sul Tabor, ha ricordato la tradizione orientale con Gregorio Palamas, era increata: la gloria del Figlio che traspariva dall’interno. “Non è rimasta sul Tabor. È qui, adesso, in questa chiesa”. Nell’epiclesi della preghiera di ordinazione lo Spirito scende e trasforma senza cancellare: “la carne umana di Gesù non scomparve nella luce. Rimase. Fu trasfigurata”.

Il Vescovo fra’ Mario

La Trasfigurazione, però, non si conserva sulla cima del monte. Gesù riporta a valle, e Paolo ricorda a Timoteo – e attraverso di lui a ogni ordinato – che quella luce comporta anche la fatica dell’annuncio: “Con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo”. Prima di scendere però Gesù compie un gesto di grande tenerezza: si avvicina, li tocca, e dice “Alzatevi e non temete”.
La mano di Dio posata sulla spalla di uomini che tremano. In quella discesa il vescovo ha indicato il programma del diaconato: farsi piccoli, minori, per lavare i piedi del fratello, connettere il Vangelo con la vita vissuta, aiutare le persone ad assumere la forma del servo.

Filippo Lijith Vattakkattil

Un percorso impegnativo che richiede, oltre la disponibilità della fede, la responsabilità dell’impegno, la risposta alla chiamata con la propria esistenza in ordine ad un servizio.
A distanza di un giorno, Filippo ha condiviso la sua riflessione: “Tra tanti capitoli dal 2009 fino a oggi – sedici anni – attraverso esperienze belle, brutte, dolorose: l’unica cosa che ho sperimentato è che c’è sempre un Dio che cammina nella storia di ciascuno di noi. Anche nei momenti più difficili ho capito che c’è un motivo: c’è qualcuno che ti ama, c’è qualcuno che ti vuole bene. Quello che voglio fare in questo servizio è portare quel volto misericordioso alle persone che soffrono, che hanno davvero bisogno di vederlo. Affido tutto al Signore, sperando di poter essere, al minimo, utile per qualcuno”.
Anche Diego, a caldo, ha raccontato la sua esperienza, sottolineando una cosa che lo ha colpito davvero: “Mi ha sorpreso quando, appena dopo l’ordinazione, qualcuno mi ha chiesto la benedizione”.

Diego Bassi

Quel gesto semplice e inatteso dice più di mille discorsi sul cambiamento avvenuto. Sulla portata del ministero ricevuto, Diego è lucido: “Tanti mi hanno comunicato quanto sia importante che io sia diacono per la Chiesa. Io non è che in questa cosa ci sia ancora entrato: mi sento importante direttamente per quello che faccio, se uno ha bisogno di un passaggio, gli do un passaggio in macchina”.
Una semplicità che vale più di molte dichiarazioni solenni. Ogni ordinazione è per la diocesi un momento di verifica e di speranza. Una vocazione nasce dentro una comunità: è lì che viene seminata, custodita, accompagnata.
Il fatto che due giovani abbiano risposto al “vattene dalla tua terra” dice che il Signore continua a chiamare e che la nostra Chiesa continua a generare. L’augurio a Diego e Filippo è che quella voce nella nube li accompagni sempre, anche nelle strade più ordinarie: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”.