A Carrara il vescovo Mario ha presieduto la veglia di preghiera con i Centri di Aiuto alla Vita

“Prima i bambini!” è il titolo evocativo che la Conferenza Episcopale Italiana ha scelto quest’anno per la 48.ma Giornata Nazionale per la Vita; più di un titolo un’esortazione volta a farci cambiare prospettiva e a guardare la realtà dal punto di vista dei più fragili… “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”.
Possiamo aggiungere che anche per il nostro ordinamento giuridico l’interesse del minore è il bene supremo da tutelare. I bambini vanno prima di tutto accolti e protetti, in modo che possano crescere quanto più liberi e felici, in un contesto di famiglia perché, sottolinea il messaggio dei vescovi, “a ben vedere, la pace, la libertà, la democrazia, la solidarietà non possono che iniziare dai più piccoli”.
Peraltro una società che smarrisce il senso della generatività, che si serve dei figli invece di servirli, si imbruttisce e decade, in una ricerca egoistica e violenta dei propri interessi.
Questo forte richiamo all’ordine ha trovato spazio, per la nostra Chiesa diocesana, nella serata di venerdì 13 febbraio, nel Santuario della Madonna del Carmine a Carrara, dove si è tenuta una veglia di preghiera. Promossa dall’Ufficio Pastorale della Famiglia e dai Centri di Aiuto alla Vita di Aulla, Carrara e Massa, in quella che ormai è una consolidata collaborazione, la celebrazione è stata presieduta dal vescovo Mario.

La prima parte ha toccato la fragilità e la sofferenza, attraverso le testimonianze di Francesca Reggiani e Paola Maggio, introdotte da Bruna Massa del CAV di Carrara. Entrambe della Comunità Papa Giovanni XXIII, hanno raccontato quello che per loro è donare e donarsi generosamente e gratuitamente ai fragili affidati, figli generati nell’Amore. Non solo servizio, ma condivisione, che include la scelta di rispondere ad una chiamata.
Spiegava don Oreste Benzi: “Ognuno ha diritto a una famiglia”, parole che segnano i cuori, ridestano il desiderio di dare una casa, calore, affetto a tutte le persone che non ne hanno una e sono rimaste sole.
Storie diverse, ma calate nel tema, che predispongono l’animo al momento successivo, una comunicazione visivo-emotiva attraverso immagini e voci narranti. Bambini in guerra, soldato, “fabbricati” in laboratorio, non nati; bambini “usati” nelle separazioni tra genitori, abusati, lavoratori, rapiti, indottrinati, costretti a migrazioni pericolose; bambini maltrattati o abbandonati: per ogni immagine una riflessione tratta dalla lettera dei vescovi e per contraltare una risposta, brevi e toccanti passaggi della Sacra Scrittura.
La Parola che “ci consola nella speranza che dà la fede, che è Dio con noi, un Dio che non ci abbandona” come sottolinea il vescovo Mario. Risuona il monito che indica la strada: far sedimentare le emozioni nel nostro cuore, tornare dove abbiamo sofferto, non anestetizzarsi al dolore, anzi, proprio grazie a questo cambiare rotta, cambiare il cuore. “Cambiamento come abbandono delle cattive inclinazioni di una società narcisista e indifferente” è l’accorato appello dei vescovi.
Forse siamo adulti troppo occupati per dare davvero spazio ai bambini… La denatalità e il futuro che lasciamo ai pochi nati ci lanciano una grande sfida. Su di essi peseranno i debiti, il degrado ambientale, la solitudine e i conflitti che gli adulti producono, incuranti del domani.
Ma è più di una sfida, è una grande occasione, “un serio esame di coscienza, basato sul punto di vista dei piccoli nelle questioni che li riguardano (dal nascere, al crescere, all’essere felici…) e sostenuto dalla voce sincera dei bambini, cui chiedere – una volta tanto – come vorrebbero che andassero le cose”.
Sonia Cimoli



