
A Davos si riuniscono i rappresentanti di quasi tutti i governi del mondo e 3000 personaggi tra i più ricchi. Nell’occasione viene pubblicato il rapporto Oxfam. Ricorda, se ce ne fosse bisogno, che i miliardari nel mondo sono più di 3000 e che le disuguaglianze fanno un nuovo record. Aumentano i ricchi e aumentano i poveri. Anche di questo si dovrebbe parlare a Davos. Invece si parlerà di pace, ma di una pace strana, quella di Trump.
Di solito la pace si costruisce col dialogo, con la trattativa tra le parti in conflitto, si basa su diritti e doveri. L’alba dell’inizio dei lavori di Davos, ha visto la pubblicazione sul social Truth, da parte del presidente americano, di una foto realizzata con l’Intelligenza artificiale: una bandiera degli Stati Uniti sventolata da Trump con la scritta “Groenlandia, territorio Usa, 2026”. è il metodo Trump. Se quello che voglio non me lo dai con le buone me lo prendo con la forza, visto che sono forte.
Se fino a qualche giorno fa si poteva pensare che la mania di grandezza e di onnipotenza derivassero dalla forza delle armi e dal potere del denaro ora sta emergendo un aspetto narcisistico della personalità di Trump che mette in imbarazza anche coloro che lo sostenevano a cominciare dalla stessa Meloni. Basti pensare alla richiesta del Premio Nobel che all’inizio poteva avere i contorni della battuta spiritosa. Si è rivelata invece esigenza di un personaggio meschino. Si è inventato varie forme di pace a suo uso e consumo. C’è da sperare che a qualcuno non venga in mente di chiamare pace, quello che sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania, o la situazione iraniana… Non gli basta tutto il potere che ha, pretende anche che i sudditi gli siano riconoscenti.

È sintomatica la lettera scritta al premier norvegese: “dato che il tuo Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace, non sento più il dovere di pensare puramente alla pace…”. E aggiunge: “La Danimarca non può proteggere quella terra (la Groenlandia) dalla Russia o dalla Cina, e perché mai dovrebbero avere un ‘diritto di proprietà’?”. È una logica del tutto personale in cui i trattati internazionali sono carta straccia, le organizzazioni sovranazionali sono state umiliate e rese inutili. Si tenta anche di organizzare entità parallele. Tra queste sta prendendo forma il “Board of Peace” un organismo che dovrebbe supervisionare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.
La tregua di fatto non è mai iniziata, la situazione a detta delle Ong (per Trump e soci non sono attendibili) è sempre più drammatica data la scarsezza di cibo e l’assenza di case. Le distruzioni sono evidenti e sempre più prende piede il progetto iniziale di fare di Gaza un paradiso di vacanze.
A Davos saranno assenti iraniani, ucraini, palestinesi: si giocherà sulle loro teste. Nel board of Peace, dove per essere membro permanente bisogna versare un miliardo di dollari non ci saranno Francia e Canada. In compenso ci sarà, amante della pace, Putin.
Giovanni Barbieri



