“Stare con loro”: don Giorgio e  il camminare insieme ai giovani

La testimonianza del più giovane sacerdote della diocesi. “Loro sono una voce da ascoltare oggi”

Giorgio Lazzarotti

Don Giorgio Lazzarotti, classe 1998 e sacerdote più giovane della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, racconta il suo ministero, partendo da una parola semplice e disarmante: gioia. È questo il sentimento che evoca in lui pienezza, bellezza e gratitudine. La sua esperienza di giovane prete ha un tratto peculiare: oggi si intreccia fortemente con lo studio.
A Roma, alla Pontificia Università Gregoriana, don Giorgio approfondisce la teologia dogmatica, vivendo lo studio non come “parentesi o distanza dalla vita pastorale” ma come servizio concreto alla sua Chiesa di origine.
“Studio per la Chiesa apuana” – racconta – “per poter essere meglio al servizio del popolo di Dio, dei percorsi di catechesi, della formazione e della maturità cristiana di uomini e donne di ogni età”. È uno studio abitato dall’incontro: con religiosi, presbiteri, laici e laiche, in un dialogo continuo che allarga lo sguardo e rafforza il senso di appartenenza ecclesiale.

In Italia ci sono oltre 31.000 sacerdoti che si dedicano a tutti noi e alle nostre comunità. Testimoni del Vangelo, ogni giorno portano aiuto e speranza, senza dimenticare nessuno. Dedicandosi a tempo pieno ai luoghi in cui tutti noi possiamo sentirci accolti, far vivere le nostre passioni e mettere in luce i nostri talenti.

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Accanto allo studio, il cuore del suo ministero resta il servizio e l’accompagnamento dei giovani, tratto essenziale della sua vocazione.
“Stare con loro”, camminare insieme, vederli crescere, annunciare e approfondire il Vangelo condividendone domande e fatiche. Il confronto tra generazioni, nella Chiesa e nella società, è per don Giorgio una ricchezza imprescindibile.
Nel presbiterio diocesano si sente parte di una famiglia, accolto e voluto bene. Guarda ai sacerdoti più anziani con tenerezza, consapevole del patrimonio di saggezza e di “sguardi diversi” che possono essere messi in comunione.
È ciò che ricordava anche Papa Francesco: giovani e anziani hanno bisogno di incontrarsi per imparare a vicenda, per dare “nuovo slancio agli sguardi antichi”.
Decisiva nella storia di Giorgio è stata l’esperienza scout: non solo tappa educativa ma un vero crocevia vocazionale. Lo scoutismo gli ha insegnato a farsi domande profonde e soprattutto a scoprire che il senso della vita passa dal servizio.
“Per chi sono? Per chi voglio essere?”. Questi gli interrogativi che hanno trovato risposta nel mettere a frutto i doni ricevuti, guardando con realismo alla propria terra e alla propria Chiesa. Da assistente, don Giorgio riconosce nello scoutismo una grande occasione educativa ed evangelizzatrice, capace di accompagnare le persone lungo tutto l’arco della crescita, con uno stile semplice, concreto, radicato nella Parola di Dio e nel primato dell’esperienza.
Parlando di giovani nella Chiesa, don Giorgio rifiuta letture riduttive: i giovani sono importanti come lo sono tutti. Il rischio è quello di isolarli o idealizzarli, dimenticando il bisogno urgente di cristiani adulti, maturi, credibili. I giovani non sono “solo il futuro ma una voce da ascoltare oggi”.
È nell’oggi – tempo decisivo della salvezza – che la Chiesa è chiamata a vivere in fedeltà al Vangelo e puntando a una fede adulta, viva e testimoniata. L’estate del 2025 è stata per il giovane emblematica: intensa di campi, incontri, cammini, la prima estate “da prete”. Su tutto il giubileo dei giovani a Roma, vissuto con oltre cento ragazzi della diocesi. Un’esperienza sorprendente, segnata dalla creatività e dalla responsabilità dei giovani, dalla gioia dello stare insieme, dalla fraternità sacerdotale capace di “abbattere pregiudizi e distanze generazionali”.
A tenere insieme tutto, come una stella polare, resta una parola del Vangelo di Giovanni: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. La gioia come dono del Risorto, da accogliere, riconoscere, abitare e condividere.
È sotto questo segno che don Giorgio vive il suo servizio e sotto lo stesso segno intende continuare a spendersi: con il sorriso, il canto, l’amicizia. Perché il Vangelo, prima di tutto, è una buona notizia che genera gioia.

Fabio Venturini