Possibile, anzi necessario, il dialogo con gli ebrei

“Tutti figli di Abramo, un dialogo possibile, un dialogo necessario”: nel giorno della 37ª Giornata del dialogo ebraico cristiano, ad Aulla si è tenuto un incontro di approfondimento partecipato dai giovani delle scuole

I due relatori ospiti al convegno di Aulla: il prof. Massimo Salani e fra Matteo Brena

“Uniti nella stessa benedizione. In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gen 12,3): questo il titolo del messaggio per la 37ª Giornata del dialogo ebraico cristiano di sabato 17 gennaio, che “apre” alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
La nostra diocesi ha deciso di convergere sulla figura di Abramo, il destinatario della benedizione di Dio, con l’incontro “Tutti figli di Abramo, un dialogo possibile, un dialogo necessario”, che si è svolto sabato scorso ad Aulla nella sala Tobagi.
L’iniziativa si inseriva nel progetto “Pace e dialogo”, condiviso tra gli Uffici diocesani dell’area sociale, “per offrire alla comunità cristiana e civile un percorso che sappia interrogare, educare e coinvolgere sui molteplici volti della pace”.

Il convegno che si è svolto sabato 17 gennaio ad Aulla nella Sala Tobagi

Quella di Aulla è una tappa di questo cammino, che ha già vissuto l’incontro con Enzo Bianchi, la preghiera per i martiri cristiani, l’incontro con il giornalista Matteo Spicuglia, la rappresentazione teatrale “Tregua di Natale” e la Marcia interreligiosa della pace di domenica 11 gennaio.
La diocesi di Massa Carrara – Pontremoli porta avanti da tempo la riflessione sulla pace, in progetti supportati e stimolati dal vescovo, Fra Mario, che ha “fortemente voluto” anche l’incontro di Aulla, come ha spiegato don Anthony Nnadi, parroco ospitante e delegato diocesano per l’ecumenismo, in apertura del convegno, al quale ha partecipato anche il vescovo.
Accanto a lui il sindaco di Aulla e neopresidente della Provincia, Roberto Valettini, presente anche alla marcia della pace, che nel suo intervento ha sottolineato l’importanza del rispetto per l’altro e la necessità di non sclerotizzare le idee politiche. Presente anche don Maurizio Iandolo, vicario per la pastorale, che ha introdotto il tema, richiamando le radici ebraiche della nostra fede, che si fonda in Gesù di Nazareth, ebreo.
È stato poi fra Matteo Brena, dell’Ordine dei frati minori e commissario di Terra Santa della Toscana, a far luce su “ciò che ci unisce” agli ebrei, nel suo intervento “Le radici di un dialogo”. “In un mondo che tende a frantumare piuttosto che a unire, è più che mai necessario trovare i punti di convergenza”.
E lo fa citando Padre Bellarmino Bagatti, sacerdote archeologo, che durante gli scavi a Nazareth, negli anni ’90, trova “dei segni che più che rimandare a Cristo lo rimandavano all’ebraismo”; perché?
Perché le prime comunità che hanno ‘abbracciato’ il messaggio di Gesù erano formate da ebrei, che hanno usato le proprie forme di culto per venerare i luoghi santi. Il punto massimo di convergenza, quindi, è Gesù di Nazareth; lui, Gesù Cristo ci lega al popolo ebraico.
L’identità cristiana profonda non può fare a meno del popolo ebraico, della sua storia e della sua spiritualità, come si legge nel messaggio per la giornata. Con gli ebrei condividiamo l’Antico Testamento (meglio sarebbe chiamarlo il Primo, come giustamente ha ricordato il vescovo), dove anche noi possiamo ascoltare la voce che scuote Abramo, il patriarca, riconosciuto anche dai musulmani.
“Vattene dal tuo paese, verso una terra che io ti indicherò!” (Gn 12,1). Abramo segue quell’invito, viaggia lungo la via del mare, non entrerà mai nella ‘terra promessa’: ma si muove, fidandosi dell’Eterno.
Guardiamo tutti l’orizzonte dell’unica Promessa, dicono i vescovi, che, insieme a Papa Leone, tornano a condannare “l’antisemitismo con parole chiare”, come tutti i pontefici dalla Nostra Aetate in poi.
L’altro tema toccato è, infatti, quello del dialogo religioso alla luce del documento del Concilio Vaticano II, nel 60° anniversario di promulgazione, tema affidato al prof. Massimo Salani, docente di Patrologia e Storia delle Religioni a Pisa. Il professore ha definito la Nostra Aetate un documento-spartiacque, grazie al quale “è possibile essere qui a parlare di dialogo”, in virtù di quanto il documento esprime al numero 4: “essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo”.
Nel suo intervento si è rivolto ai ragazzi e alle ragazze, perché la platea era volutamente costituita dai giovani, di cui il vescovo si è rallegrato; ragazzi che, provenienti da diverse scuole del territorio, formano la realtà unica dei ‘licei lunigianesi’.
Loro, che hanno curato la diretta video e la strumentistica in sala, che sono intervenuti con domande serie e incisive; loro, nella diversità geografica di cui sono portatori, rappresentano quell’unità possibile e necessaria, e sono il segno di quel passaggio dal ‘dialogo di élite al dialogo di comunità’, invocato dal card. Zuppi.

Laura Zaccagna