La diplomazia del più forte

“Gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace… se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora”, profeti di “una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne”. Sono parole di Papa Leone a conclusione del Giubileo della Speranza.

di Fuerte Tiuna dopo esplosioni (Foto AFP/SIR)
Caracas, Venezuela: incendio al complesso militare
di Fuerte Tiuna dopo esplosioni (Foto AFP/SIR)

Il nuovo anno non è iniziato sotto buoni auspici. Sembra che il “successo” dell’operazione Venezuela che ha portato in carcere a New York il suo Presidente Maduro, abbia ulteriormente accresciuto gli appetiti del Presidente degli Stati Uniti che sembra giocare col mondo mandando segnali inquietanti, conditi a volte da minacce, a Colombia, Bolivia, Messico, Cuba. Alla Groenlandia riserba un trattamento speciale: in un modo o nell’altro verrà annessa agli Usa, magari attraverso l’acquisto, comunque tutto questo si compie col disprezzo dei principi di giustizia o del diritto internazionale.

Qualcuno ricorda che le parole di Trump non anno sottovalutate, e tanto meno derise, perché prima o poi le realizza. Col Venezuela si sono calpestati tutti i diritti di uno stato sovrano. Le nostre simpatie non vanno certo a favore di Maduro e della sua dittatura, ma non si può pensare di intervenire in casa d’altri per un presunto tentativo di destabilizzare gli Stati Uniti attraverso l’esportazione di droga. C’è chi pensa che si possa intervenire poiché oggi le guerre sono “ibride” e si combattono con tante armi diverse.

Palazzo dell'Onu a New York
Palazzo dell’Onu a New York

Ma chi decide sulla qualità e sulla pericolosità delle armi? Chi decide sugli stessi diritti dei popoli? Le organizzazioni sovranazionali, come l’Onu sono svuotate della loro autorità. Il Venezuela mette in evidenza ciò che fino a ieri aveva avuto la parvenza, ipocrita, di rispetto delle regole. Ognuno può fare quello che vuole purché ne abbia la forza e le carte da giocare. E’ la diplomazia del caos dove i potenti cercano di ricavarsi una zona d’influenza. Per questo, mentre in casa nostra si denuncia fermamente l’invasione dell’Ucraina, non c’è altrettanta fermezza nel prendere posizione su Gaza, Cisgiordania, Iran, Venezuela. D’altra parte Tajani ha affermato che “il diritto internazionale è importante fino a un certo punto”.

Ancora una volta “guai ai poveri”. Ma tra i poveri c’è tutto il mondo islamico, tutta l’Africa e quasi tutta l’Asia: Paesi spesso appetiti o per il petrolio o per le terre rare. Nell’attesa che il caos si trasformi in un nuovo ordine mondiale, sono di grande attualità le parole del Papa: resistere alle lusinghe dei potenti, vincere i deliri di onnipotenza, far sì che gli avversari diventino fratelli, all’industria della guerra si sostituisca l’artigianato della pace.

Giovanni Barbieri