Abitare gli spazi della comunicazione con lo stile della verità

Sabato 24 gennaio in San Caprasio ad Aulla il Vescovo Mario ha presieduto la S. Messa nella festa del patrono dei giornalisti

Il Vescovo Mario con il gruppo di giornalisti che ha partecipato alla S. Messa in San Caprasio ad Aulla

Nel giorno in cui la liturgia ha ricordato la figura di san Francesco di Sales, vescovo di Ginevra vissuto tra XVI e XVII secolo, dottore della Chiesa e patrono dei giornalisti, la Santa sede ha pubblicato, come consuetudine, il messaggio del Papa in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, arrivata alla 60.ma edizione e che verrà celebrata la Domenica dell’Ascensione, 17 maggio.
Il tema della Giornata, in realtà già diffuso nei mesi scorsi, “Custodire voci e volti umani”, è stato al centro dell’omelia che il vescovo Mario ha pronunciato nel corso della celebrazione di sabato 24 gennaio nella chiesa di san Caprasio ad Aulla, alla presenza di un nutrito gruppo di giornalisti, invitati per festeggiare il loro patrono.
Erano presenti non solo alcuni membri delle redazioni dei settimanali diocesani, “Vita Apuana” e “Il Corriere Apuano”, ma anche giornalisti della stampa locale, nonché collaboratori a vario titolo, cronisti free lance e operatori della comunicazione.
Con mons. Vaccari, hanno celebrato don Alessandro Biancalani, direttore dell’Ufficio diocesano comunicazioni sociali, il vicedirettore don Simone Giovannella, don Giovanni Barbieri, direttore responsabile del Corriere Apuano, don Tommaso Forni, giornalista, e don Antony Nnadi, parroco di Aulla.
Nel corso dell’omelia il vescovo, rivolto ai giornalisti, ha evidenziato come il loro lavoro non sia semplicemente trasmettere informazioni, “cosa che un algoritmo potrebbe fare, forse, con maggiore velocità”, ma “è incontrare le persone, ascoltare le loro storie, discernere ciò che è vero da ciò che è falso, dare voce a chi non ha voce: è un lavoro profondamente umano, che richiede cuore, oltre che competenza”.
Da questo punto di vista il vescovo ha sottolineato come oggi i sistemi di intelligenza artificiale stiano ridisegnando il panorama comunicativo in modi che solo pochi anni fa appartenevano alla fantascienza.
“Algoritmi che selezionano i contenuti nei nostri feed, software capaci di redigere interi testi, sistemi che generano immagini e video indistinguibili dalla realtà. Sono strumenti che offrono possibilità straordinarie, ma che pongono interrogativi profondi”.
Il contesto nel quale ci stiamo muovendo è infatti quello della cosiddetta infosfera o società informazionale dove i confini tra i diversi media si sono dissolti: una notizia nasce sul web, rimbalza sui social, viene ripresa dalla televisione, commentata alla radio, approfondita infine sulla carta stampata: chi intende comunicare oggi deve saper abitare simultaneamente tutti questi spazi, con linguaggi appropriati ma con un messaggio coerente.
Per la Chiesa questo significa darsi un’orientamento preciso che è quella del coordinamento e dell’integrazione delle varie modalità con le quali comunicare oggi: sito web, carta stampata, social, radio e tv. Non si tratta di un vezzo, ha sottolineato il vescovo, ma di una esigenza irrinunciabile, “è – ha detto – un crocevia irrinunciabile. Senza di essa, rischiamo di disperdere energie preziose, di parlare con voci discordanti, di arrivare tardi, quando il mondo è già andato oltre”.
Da questo punto di vista mons. Vaccari ha ricordato il ruolo fondamentale dell’Ufficio diocesano comunicazioni sociali, che però deve avere una attenzione: integrare non significa uniformare, né tantomeno centralizzare in modo autoritario. Significa piuttosto creare sinergia, valorizzare le competenze specifiche, costruire ponti tra professionalità diverse unite dalla medesima passione per l’annuncio.
Terminata la celebrazione, i partecipanti hanno potuto vivere assieme un momento conviviale, dove non solo condividere un aperitivo, ma anche scambiarsi informazioni, punti di vista, contatti telefonici perché la comunicazione è fatta soprattutto di rapporti umani.