La settimana di passaggio dalla seconda alla terza decade di novembre si è rivelata tutt’altro che monotona. I fenomeni meteorologici si sono susseguiti a ritmo incalzante, quasi senza aver tempo di assimilarli, ché un nuova fase era già pronta a proporsi nella frenetica scena atmosferica. Dal 18 al 24, infatti, si è passati dal clima mite a quello rigido per poi tornare a più dolci aure nel finale.
Martedì 18, unico giorno dal cielo poco nuvoloso della settimana in esame, ha preso le mosse il calo termico recato dai venti di tramontana. L’effimera schiarita era destinata a non durare e, con l’aria ferma e freddo-umida di mercoledì 19, si sono riaffacciate pioviggine e pioggerella tra pomeriggio e sera. Meno plumbeo è stato il meteo di giovedì 20, con pioggia ad intervalli, qualche saluto del sole e un po’ di neve ai monti oltre i 900-1000 m, specie ai Due Santi, al Brattello e alla Cisa.
Venerdì 21 l’aria si è fatta molto più instabile; si sono uditi tuoni già nella notte, con piovaschi a valle e neve da quota 800 m in su. Nella mattinata, i rovesci di neve, ancora in presenza di manifestazioni temporalesche (con forti scariche elettriche), si sono spinti ad imbiancare anche alte colline fino a 500-600 m. Più in basso, granuli di ghiaccio mescolati ad acqua. Il vento da Nord si è fatto più deciso e rigido pomeriggio e sera, quando è ripreso a piovere e a nevicare oltre i 500-600 metri.
Il biancore sui rilievi circostanti si è mantenuto per l’intera giornata di sabato 22, così come il soffio freddo e gagliardo della tramontana, che ha finalmente recato schiarite dal pomeriggio. Neppure questa volta, però, il cielo stellato della notte ha potuto cedere il posto al sole – se non per poco più di mezz’ora – il mattino di domenica.
Dopo un’alba gelida con ghiaccio e brina, infatti, le nuvole dell’atteso sistema perturbato sono avanzate lestissime a coprire il cielo e a intrappolare nelle valli il freddo ivi sedimentatosi. Frattanto, alle alte quote, iniziava ad affluire aria più mite, destinata a farsi sentire in basso solo trascorse altre 36 ore.
Intorno a mezzogiorno, una asciutta e debole sfiocchettata ha interessato Pontremoli e altre località di fondovalle. Si è trattato del canto del cigno della ‘colonna d’aria’ fredda creatasi, fondamentale, durante l’inverno, per permettere buone nevicate anche nelle vallate.
Essendo soltanto novembre, la resa è stata pressoché immediata e, coi tempi che corrono, non si poteva sperare di più. Oltre i 1000 m, sotto lo stillicidio della insistente, gelida pioviggine di lunedì 24, scesa notte e mattina con temperature fra +2 e +4°C senza grandi differenze tra i monti e il piano, la neve ha retto qualche ora in più perché se ne era accumulata una discreta quantità (10-20 cm), mentre dai 700 ai 1000 m la fusione è avvenuta con rapidità.
Non si è levato, poi, un sensibile vento marino, se non sugli alti gioghi appenninici, ma la sua presenza, sotto le spoglie di debole brezzolina fin dal primo pomeriggio di lunedì, ha consentito ai termometri registratori di disegnare una curva ascendente, quasi una retta, dai 4-5°C iniziali fino agli 11-12°C delle ore serali. Martedì 25, con le schiarite, i monti sono apparsi già spogli, con il residuo di un po’ di bianco nei canali e nelle forre dove il vento aveva depositato più neve.
a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni



