La fase centrale di novembre si sta comportando peggio della prima decade, che ognuno può ancora ricordare in buona parte soleggiata: tuttavia, non è il caso di profondersi in lamenti perché, da novembre, è raro potersi aspettare chissà quale trionfo di bel tempo.
Un clima mite lo si è avuto, quello sì, ma accompagnato da parecchia umidità, stanti le poche e brevi comparse di tramontana, foehn e venti asciutti settentrionali. La coperta nuvolosa, da martedì 11, si è accampata quasi sempre a negare la vista del sole.
La settimana, però, è trascorsa con precipitazioni pressoché assenti fino a tutto venerdì14, eccetto mercoledì 12, giorno in cui è scesa una lieve pioviggine ed è piovuto un poco nella parte orientale della Lunigiana.
Le temperature, spirando correnti sciroccali (per lo più in alto: a valle, ha dominato la calma di vento), si sono assestate su valori alquanto superiori alla norma: surplus fino a 6-8°C nelle minime e 3-4°C nelle massime.
Il peggioramento previsto per il fine settimana si è realizzato a partire da sabato, ma con estrema lentezza per il persistere del sistema frontale su Piemonte e Ponente Ligure, dove la ‘spallata’ del flusso sciroccale da SE lo ha relegato più a lungo delle attese. Nella giornata prefestiva, infatti, le precipitazioni si sono rivelate deboli e intervallate a lunghe pause; solo intorno all’ora di pranzo e poi in serata si sono registrati scrosci di una certa entità.
Come notato altre volte durante l’autunno in corso, si sono ripetuti nubifragi concentrati in porzioni di territorio limitate, fatto un po’ sorprendente per la stagione inoltrata: era abitudine, a novembre, assistere a piogge meglio distribuite nella loro intensità dopo le precipitazioni a carattere di rovescio ancora tipiche di settembre e talora di ottobre.
Il tepore delle acque marine, a forza di estati via via più calde e di inverni divenuti più miti, possono in parte spiegare quanto si va osservando da anni sul regime e l’intensità delle piogge, già di per sé soggette ad una marcata variabilità interannuale.
Nella giornata di domenica 16, le aree del territorio provinciale più battute dalla pioggia sono state le stesse in cui si erano concentrati, a rotazione, i nubifragi del 21 e 30 ottobre e del 2 novembre. Carrara e dintorni (poi anche Massa), la metà nord del piccolo Comune di Villafranca (dove le differenze tra Fornoli a sud, il capoluogo al centro e il Ghiaione a nord hanno avuto dell’incredibile), la valle del Caprio e il settore ovest del Comune di Bagnone.
A queste, si può aggiungere pure il fondovalle del Comune di Filattiera, zona del capoluogo, almeno giudicando dagli effetti visibili dato che a Filattiera non esiste pluviometro.
Quando la seconda decade deve ancora concludersi, così, a fianco di stazioni che hanno registrato dall’inizio del mese 120-150 mm, ve ne sono altre che sono già ben oltre i 300 e persino i 400 mm.
Alcune stazioni dell’alto Appennino e delle Alpi Apuane, fra quelle di cui si conosce dai dati storici la piovosità particolarmente elevata (totali medi annui superiori a 2800-3000 mm), negli ultimi giorni, hanno visto il superamento della soglia dei 4000 mm da inizio anno.
a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni



