Con la decadenza dal ruolo di sindaco di Ferri si apre lo scenario sul suo possibile successore

Solo pochi mesi fa sembrava scontato che l’amministrazione guidata da Jacopo Ferri avrebbe traguardato i cinque anni di consigliatura, e si sarebbe riproposta in maniera compatta al voto degli elettori nella primavera 2027, ovvero a scadenza naturale. Così non sarà invece: i cittadini pontremolesi saranno chiamati ad eleggere il nuovo sindaco e il nuovo consiglio già dalla prossima primavera.
La novità è dovuta, come è noto, alla recente elezione del sindaco in consiglio regionale, grazie allo straordinario risultato conseguito da Ferri, che ha raccolto 8.940 preferenze che gli hanno permesso di ottenere, contro i pronostici della vigilia che vedevano favorito il candidato di Forza Italia della provincia di Lucca, un seggio a Firenze.

L’incompatibilità tra l’incarico di sindaco e quello di consigliere regionale avrà come conseguenza diretta, non appena si insedierà il nuovo consiglio toscano, la decadenza del primo cittadino (teoricamente Ferri potrebbe anche optare per l’ipotesi delle dimissioni, scelta che porterebbe allo scioglimento dell’intero consiglio e l’affidamento della gestione dell’ente ad un commissario straordinario, ma non pare questa l’ipotesi in campo) con la vicesindaca Clara Cavellini che assumerà la reggenza del Comune sino al voto che, come detto, dovrebbe svolgersi nella prossima primavera.
La Cavellini in questi mesi avrà la possibilità di esercitare tutti i poteri e responsabilità equivalenti a quelli del sindaco, inclusa la rappresentanza legale dell’ente, con la possibilità teorica anche di revoca o nomina degli assessori. Nel frattempo Ferri dovrà lasciare anche il suo ruolo di consigliere comunale con il suo posto che verrà quindi preso dal primo dei non eletti Daniele Castellotti.
La situazione nel centrodestra

Se questa è la situazione da un punto di vista giuridico, la questione politica propone il tema di chi raccoglierà l’eredità di Jacopo Ferri alla guida del Comune. Il centrodestra pontremolese ha sicuramente il vento in poppa, dopo l’ottimo risultato del sindaco e il 75% complessivo a sostegno del candidato Tomasi, ma allo stesso tempo potrebbe trovarsi nella non semplice situazione di gestire una fase di passaggio che è sempre comunque complessa e che può creare frizioni e tensioni.
è chiaro che il cammino per arrivare ad ufficializzare ipotizzare delle candidature è ancora lungo e complesso, ma allo stesso tempo i primi “rumors” incominciano a circolare. Tra questi l’idea di un ritorno di Lucia Baracchini, che dopo quattro anni di assenza dalla politica diretta potrebbe nuovamente scendere in campo.
E, restando in ambito femminile, non si può non fare il nome della stessa Cavellini, senza dimenticare altre personalità che gravitano da tempo nel “panorama” politico ferriano come l’assessore al bilancio Manuel Buttini o il consigliere Paolo Parodi. Ma ci potrebbe essere anche una nuova soluzione “alla Baracchini”, ovvero individuare una persona della società civile rimasta finora ai margini della politica.
La situazione nel centrosinistra

Bisognerà capire ora come gestirà questa situazione il centrosinistra, uscito letteralmente con le ossa rotta da queste elezioni regionali. Perchè è vero che il traino Ferri ha portato in alto Forza Italia e tutto il centrodestra, ma allo stesso tempo il desolante dato del Partito Democratico (12%) e della coalizione (25%), non può trovare risposta solo nella forza elettorale del sindaco uscente. Insomma il centrosinistra pontremolese si trova, come ormai da tempo, di fronte una montagna da scalare, con la piccola consolazione di non dover sostenere un nuovo duello diretto con Ferri, e magari sperare che la ricerca del candidato nell’altro campo possa portare a tensioni ed eventuali fratture.
Certo bisogna riconoscere che in questi anni, anche a causa della netta sconfitta del 2021, l’opposizione ha manifestato difficoltà nel far sentire la propria voce in maniera significativa ed incisiva, dando l’idea di una complessità a dettare i propri temi nell’agenda della politica locale. È vero che 7-8 mesi di tempo per provare a ribaltare questa situazione non sono molti, anzi è un tempo decisamente ristretto per riuscire trovare alcune parole d’ordine che possano coinvolgere la cittadinanza e scaldare i cuori degli elettori.
Però è doveroso provarci, partendo da un cambio di passo deciso e concreto per provare a rendere almeno aperta una battaglia che al momento pare sulla carta già decisa. Chiaramente, per aprire questo percorso, per il centrosinistra diventa fondamentale saper tessere le file del raggruppamento, mettendo delle toppe sulle eventuali divisioni ma senza logorare il lenzuolo che ne avvolge i vari componenti. Un lavoro cui sarà chiamato il Partito Democratico in un’importante opera di adesione e coinvolgimento, provando ad allargare gli orizzonti anche alla società civile. Comunque un cammino ancora lungo, da ambo le parti, da seguire nei prossimi mesi.
(Riccardo Sordi)



