Analisi del dopo voto: l’impresa di Ferri e l’eclissi del centrosinistra

Ben tre eletti al consiglio regionale dalla provincia. E dopo dieci anni con Ferri torna a Firenze un lunigianese

Gianni Lorenzetti eletto in consiglio regionale per il Partito Democratico

Un voto regionale che destabilizza gli equilibri politici della provincia, dai capoluoghi alla Lunigiana: questo in sintesi quanto è emerso dalla consultazione elettorale di due settimane fa a Massa Carrara. Le novità da mettere in fila sono molte.

La prima riguarda il numero di eletti di Massa Carrara: ben tre, un record difficilmente prevedibile alla vigilia delle elezioni.

Oltre a Gianni Lorenzetti del PD, unico candidato certo di staccare il biglietto per Firenze perché inserito nel listino bloccato (10.862 voti personali), la provincia apuana sarà rappresentata in Consiglio Regionale da due consiglieri di minoranza.

Marco Guidi, eletto nel consiglio regionale per Fratelli d'Italia
Marco Guidi, eletto nel consiglio regionale per Fratelli d’Italia

Il primo è Marco Guidi (FdI, 4.688 preferenze), avvocato e membro del Consiglio Comunale di Massa, che beneficia dell’exploit della lista meloniana, capace di raccogliere a livello regionale i due terzi dei voti andati alla coalizione Tomasi.

Il secondo è il sindaco di Pontremoli Jacopo Ferri (FI, 8.940 preferenze) che torna a sedere nei banchi del Consiglio a 10 anni dalla fine della sua prima esperienza e che riporta la Lunigiana a Firenze un decennio dopo la fine del mandato dei fivizzanesi Rossetti e Marini.

Il sindaco di Pontremoli, Jacopo Ferri, eletto in consiglio regionale con Forza Italia
Il sindaco di Pontremoli, Jacopo Ferri, eletto in consiglio regionale con Forza Italia

Il risultato del primo cittadino pontremolese, adottando il linguaggio sportivo, è stato una vera e propria “impresa”, basti pensare che l’altro eletto di Forza Italia, Marco Stella, ha raccolto 2.131 nel collegio di Firenze I.

Ferri, secondo più votato degli eletti nella coalizione di destra, ha raccolto i frutti di una campagna elettorale cominciata a inizio estate, proseguita sul territorio provinciale con decine di incontri in cui ha portato temi sentiti dall’opinione pubblica: il referendum per il ripristino delle ASL provinciali e i disservizi del trasporto pubblico locale.

Ma l’esito delle elezioni regionali ha destabilizzato molti equilibri politici della provincia, dai capoluoghi alla Lunigiana. La corsa per il nuovo Presidente della Provincia misurerà i nuovi assetti politici del territorio

A questi elementi si sono uniti la fitta rete di relazioni politiche costruite dalla sua famiglia in decenni di attivismo, che hanno permesso di raccogliere preferenze anche a Carrara e a Massa, e la penuria di candidature concorrenti sul territorio lunigianese. Sia a destra, dove l’unico profilo che poteva sottrarre a Ferri preziose preferenze era Matteo Mastrini, la cui candidatura è venuta sorprendentemente a mancare (Juri Gorlandi, FdI, si è fermato a 2.452 preferenze, Roberto Malaspina, nella Lega, a 700), sia nel centrosinistra, che candidava nelle sue liste solo 4 lunigianesi (due nella lista Giani, uno in AVS e uno nel Pd) non certo di primo piano.

Le preferenze ottenute da Nobili (AVS, 843 preferenze), Bologna (Pd, 638), Fregosi e Spadoni (lista Giani, 441 e 418 voti) appaiono esigue, se confrontate con quelle dei lunigianesi in lista cinque anni fa: dai quasi 4 mila voti di Elisabetta Sordi, agli oltre mille di Francesco Micheli, solo per rimanere in casa Pd. Ad agevolare la confluenza delle preferenze sul candidato di Forza Italia, vittorioso al fotofinish per un centinaio di voti sul candidato berlusconiano di Lucca, è stata anche una campagna elettorale dei candidati di centrosinistra praticamente inesistente in Lunigiana, come testimoniano plance elettorali vuote, appuntamenti elettorali assenti, programmi elettorali eclissati, elementi che hanno incentivato il voto disgiunto a favore di quello che era riconosciuto come candidato del territorio.

Per la coalizione di centrosinistra, perdente a livello provinciale, sono elementi che non possono essere nascosti dietro il successo personale di Lorenzetti.

(Davide Tondani)

II dopo regionali: tre sindaci da eleggere, le tensioni a Massa e Carrara
Si apre la corsa per il nuovo Presidente della Provincia

Le prime ricadute concrete del voto regionale si manifesteranno a primavera, nella prima tornata di voto locale. A maggio-giugno andranno al voto Villafranca Lunigiana, dove la vittoria di Tomasi non nasconde gli enormi problemi amministrativi e di consenso della giunta Bellesi, oltreché Pontremoli e Montignoso, i cui due primi cittadini Ferri e Lorenzetti decadranno al momento del loro insediamento in Regione. I due comuni ai lembi estremi della provincia sono due “feudi” dei rispettivi sindaci uscenti e, come tali, potrebbero essere soggetti a quelle tipiche tensioni legate alla successione, piuttosto che a esiti elettorali imprevedibili.

Ma alcune scosse telluriche prodotte dal voto del 12-13 ottobre potrebbero interessare i due comuni capoluogo di provincia, sia Carrara, dove alle regionali il centrosinistra che governa la città con Serena Arrighi ha perso di misura la sfida tra Giani e Tomasi, sia a Massa, dove la destra al governo cittadino dal 2018 con il leghista Francesco Persiani è stata sonoramente sconfitta: segni inequivocabili di tensioni interne alle due maggioranze, in corso da tempo ed emerse in maniera evidente anche grazie alla scarsa affluenza alle urne.

La facciata di Palazzo Ducale sede della provincia di Massa Carrara
La facciata di Palazzo Ducale sede della provincia di Massa Carrara

A fare da prologo al voto per i sindaci di primavera e all’evoluzione degli equilibri nelle giunge dei due comuni apuani sarà l’elezione del nuovo Presidente della Provincia che sostituirà Gianni Lorenzetti: un voto non a suffragio universale, su cui si misureranno solo i consiglieri comunali e i sindaci del comprensorio, ma denso di significati politici.

Il centrosinistra dovrebbe candidare un sindaco Pd della Lunigiana, ma il suo nome non è ancora ufficiale e sarà da verificare se e quanto la sua individuazione sconterà le endemiche frizioni che da sempre caratterizzano la coalizione e il suo partito più importante.

La destra potrebbe puntare invece sul sindaco di Massa, una candidatura ai massimi livelli che per essere vincente dovrà però compattare il consenso dei consiglieri comunali direttamente afferenti alla coalizione e di tanti “civici” che siedono nelle piccole e grandi assise municipali della provincia. (d.t.)