Nakba: la catastrofe. L’esodo forzato dei palestinesi, cacciati dalle loro case nel 1948

Il dramma rivissuto con uno spettacolo a Filattiera

Nel 1948 la Palestina divenne teatro di un dramma che avrebbe segnato generazioni: la Nakba, la “catastrofe”. Fu l’esodo forzato di oltre 700.000 palestinesi, cacciati o fuggiti dalle loro case durante la guerra arabo-israeliana seguita alla nascita dello Stato di Israele, e mai più tornati. Interi villaggi furono rasi al suolo, famiglie spezzate, ulivi sradicati.
Per i palestinesi, la Nakba non è solo un evento storico, ma una ferita viva, un lutto collettivo tramandato di generazione in generazione. La genesi della Nakba risale al 1947, quando l’ONU approvò il piano di partizione con la “Risoluzione 181”, dividendo la Palestina mandataria in due stati: uno ebraico e uno arabo.
Gli ebrei, reduci dall’Olocausto e spinti dal sionismo, accettarono; i palestinesi, che costituivano il 67% della popolazione, lo rifiutarono, vedendolo come una espropriazione. La tensione esplose.
Ad immergerci in quell’atmosfera, mescolando sapientemente riflessione ed emozioni, ci ha pensato lo spettacolo “Nakba, Poesie per la Palestina”, scritto e interpretato da Floriana Lazzarotti e Maurizio Bonugli, che si è tenuto sabato sera presso il centro didattico “Tiziano Mannoni” alla Pieve di Sorano a Filattiera.
Attraverso le parole e la poesia, Lazzarotti e Bonugli hanno guidato i presenti in un viaggio che unisce memoria e attualità, dolore e resistenza, fino alla Gaza di oggi, dove il popolo palestinese continua a resistere con fermezza, resilienza, dignità. Con l’augurio che la fiammella di speranza che si è aperta in queste ultime settimane sia in realtà duratura e capace di portare pace in quel territorio martoriato.
Sicuramente lo spettacolo proposto da Lazzarotti e Bonugli ha fatto dell’atteggiamento positivo una componente essenziale perché, anche quando tutto sembra perduto, l’amore è più forte dell’odio, la bellezza è più forte dell’orrore, la speranza è più forte della rassegnazione, l’inizio è più forte della fine, la pace è più forte della guerra, la vita è più forte della morte.
L’arte e la bellezza hanno il potere di unire le persone, di farci sentire meno soli e di infondere in noi la forza di lottare per un mondo migliore.
“La nostra Nakba – dice Bonugli – a differenza di quella che sta martoriando il popolo palestinese è una ‘Nakba’ di riscatto, un sogno di libertà”. La poesia, con la sua capacità di toccare le corde più profonde dell’anima, è l’arma più potente per combattere l’indifferenza e la violenza.
“Infatti – prosegue Lazzarotti – il nostro recital vuol essere una carezza, un raggio di sole in queste giornate buie per sovvertire l’esistente creando un ponte di resistenza e di lotta ma anche, di rinascita e di amore tra noi e le persone che soffrono le ingiustizie e la guerra”.

(r.s.)