Inaugurate ad Aulla domenica 6 luglio, con la conferenza del dott. Paolo Giulierini, le “Notti dell’Archeologia”, serie di nove conferenze in programma in San Caprasio

Serata da grandi numeri ad Aulla quella di domenica 6 luglio, per la prima delle “Notti dell’Archeologia”. Tanta gente che, a causa del maltempo, non ha potuto sistemarsi nel chiostro dell’Abbazia di San Caprasio che da anni ospita gli incontri ma è stata necessariamente dirottata nell’auditorium della parrocchia, un locale i cui ampi spazi sono stati occupati in tutta la capienza.
Ad inaugurare l’edizione 2025 delle conferenze è stato il dott. Paolo Giulierini, toscano di Cortona, archeologo ed etruscologo, a lungo direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, portato ad essere il migliore in Italia secondo la prestigiosa rivista “Artribune” che ha assegnato allo stesso Giulierini il riconoscimento di miglior direttore museale nel nostro Paese.

Lo ha sottolineato il dott. Riccardo Boggi, a sua volta direttore del Museo di San Caprasio, presentandolo dopo i saluti di Lorella Giuli, presidente dell’Associazione “Amici di San Caprasio” che organizza le “Notti” in collaborazione con il Comune di Aulla e con varie associazioni.
Un tema che ha calamitato l’attenzione della platea quello scelto da Giulierini (“Gli Etruschi e la magia”) da sviluppare in un territorio come il nostro a lungo abitato dai Liguri Apuani. Due popoli che a lungo hanno vissuto da vicini di casa, entrambi gruppi etnici appartenenti alla cultura preindoeuropea.
Le fonti che ci svelano almeno in parte gli aspetti magici della vita degli Etruschi sono romane; Marco Tullio Varrone, ad esempio, cita le scoperte scientifiche del mondo classico, quelle che arrivano dalla Grecia o da Alessandria d’Egitto; ma conosce bene anche quel mondo italico abituato ad “aggiustare” con pratiche “magiche” quella stessa scienza quando non è strumento in grado di spiegare tutto.

Magia etrusca spesso riferita alla disciplina della religione: perché ogni aspetto inspiegabile razionalmente viene legato alla presenza e all’opera degli dei. Magia e religione quindi si compenetrano: la prima tende a manipolare le forze della natura, la seconda rimanda tutto alla presenza degli dei.
E dalle tombe arrivano testimonianze di svelerebbe il ritrovamento nel 1908 a Sorano di due statuette etrusche del III sec. a.C., una maschile e una femminile: qualcuno si era introdotto in quella tomba della necropoli per lasciare furtivamente quelle due figure, probabilmente per un messaggio non certo positivo, forse per un malocchio o una maledizione.

Gli Etruschi erano anche noti “fabbricatori di farmaci” grazie alla conoscenza delle erbe e del loro uso: ce lo ricorda Teofrasto di Efeso, filosofo e botanico vissuto a cavallo fra il IV e il III sec. a.C.; e secoli dopo Marziano Capella (360 – 428 d.C.) avrebbe ribadito che è l’Etruria il luogo di origine dei farmaci. Quella della salute e della cura è una grande pagina di storia che dagli Etruschi passa per i Romani e attraverso il Medioevo arriva fino a noi. Le erbe buone e quelle “funeste”, quelle affrescate nelle tombe etrusche e quelle di uso comune fino a quelle che, non solo per il popolo italico, erano assimilate a parafulmini naturali. è il caso della Vitalba, il cui uso tradizionale per tenere lontani fulmini e grandine era in atto nella campagna toscana ancora nel secolo scorso.
Dal mondo etrusco arriva dunque ai giorni nostri una eredità importante: formule magiche, amuleti e un ampio corredo di tradizioni che rende noi, che siamo un po’ Etruschi e un po’ Liguri i più importanti testimoni di una civiltà millenaria.
La serata si è conclusa con il saluto del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani con il sindaco di Aulla Roberto Valettini.
Paolo Bissoli
Fino al 18 luglio gli altri incontri nel chiostro di San Caprasio
Dopo la serata inaugurale di domenica 6 luglio, sono seguite lunedì 7 la conferenza dell’archeologa Cristiana Barandoni sul tema “Le sculture del mondo antico come non le avete mai viste (svelati i colori dei marmi romani)” e martedì 8 luglio quella di Paola Bombardi, ricercatrice e divulgatrice su: “Il leone nella iconografia romanica, il legame con i maestri costruttori”.
Il programma prosegue con il seguente calendario:
– venerdì 11 luglio con Stefano Ricci, archeologo e antropologo dell’Università di Siena (“Omicidi medievali, le ossa raccontano”);
– sabato 12 con Enrico Giannichedda, archeologo (“Gratta e vinci. Cosa aspettarci dalle future scoperte archeologiche in Lunigiana”);
– domenica 13 con Caterina Rapetti, storica dell’arte (“FANTASMATA CUNCTA RECEDANT Campane medievali nelle chiese lunigianesi”);
– mercoledì 16 con Emilia Petacco, storica e ricercatrice (“Dal Medioevo una donna per il futuro: Ildegarda di Bingen. Scienziata, medico, musicista, santa”);
– giovedì 17 con Antonio Fornaciari, archeologo, docente dell’Università di Pisa (“Alimentazione, mobilità malattie e stile di vita degli aullesi del Medioevo dallo studio delle sepolture dell’abbazia di san Caprasio”).
Il ciclo di conferenze si concluderà venerdì 18 luglio con l’intervento di Gabriele Nannetti, architetto, soprintendente per le province di Siena, Grosseto ed Arezzo sul tema: “Il santuario del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni: dalle recenti scoperte archeologiche alla musealizzazione e alla valorizzazione del territorio”.
Nell’ultima serata, la chiusura degli appuntamenti sarà sancita dalla degustazione dell’inedito “pane del pellegrino” presentato dallo chef Rolando Paganini.
Tutti gli incontri si tengono nel chiostro di San Caprasio dalle 21,15.




