Noi e i nostri sacerdoti

Per un’apologia del sacerdozio ministeriale alla luce del suicidio di un sacerdote novarese

Chi, come chi scrive, è impegnato nella pastorale e ha tra gli amici alcuni sacerdoti non può essere rimasto insensibile di fronte alla notizia di un suicidio di un sacerdote giovane a Novara. Ho iniziato a riflettere e a chiedermi: “Cosa vogliamo o pretendiamo dai sacerdoti (uso di proposito verbi forti)?”
Allora ho iniziato a fare un elenco: la celebrazione sotto casa al nostro orario più comodo, svilendo il fatto che è la comunità che celebra (non il solo ministro ordinato), la presenza a tutte le iniziative e inaugurazioni più disparate, la certificazione della nostra bravura con la presenza alle iniziative create e organizzate da noi.
Ossia, vogliamo un servizio, spesso breve e indolore (“Don ci dici un Padre nostro”, come se un cristiano non conoscesse la preghiera consegnata a noi da Cristo stesso) e poi ognuno a casa propria. E addirittura ci arrabbiamo se ci dicono “non ce la faccio” e scelgono un’altra cosa, diventiamo come bambini e pensiamo che ci sia una gerarchia di importanza dove noi dobbiamo sempre “avere il prete”.
Più che di sostegno psicologico, forse ci sarebbe bisogno di comunità che chiedano al sacerdote di usare il tempo pregando (don Marco Mori diceva che in cappella il tempo non si perde mai), che sappiano farsi veramente prossimi a lui con un aiuto fraterno e sincero – non significa sostituirsi perché quando si aiuta un anziano nei lavori di casa non si vuole diventare anziani -, capire le fragilità di un uomo, spesso solo – non significa insabbiare e coprire i reati -, comprendere che nella comunità cristiana il sacerdote è importante, ma non è tutto perché Cristo promise di essere presente dovunque due o tre si riunissero nel suo nome e non aggiunse che uno doveva essere ordinato.
Chiediamo spesso il maggior coinvolgimento dei laici, però, quando avviene, questi ultimi si rivelano i peggiori clericali, incapaci di pregare se la preghiera non è iniziata da un sacerdote, che, forse, per fare contento qualcuno, quel giorno è venuto all’iniziativa, ritagliandosi dieci minuti, ma è crollato addormentato mentre pregava perché oppresso da tutto e da tutti.
Preghiamo per i nostri sacerdoti, perché Cristo mandi operai nella sua messe, umili servitori nella sua vigna, uomini di preghiera, di azione, non funzionari contabili o manager in preda al burnout.
Preghiamo perché Cristo faccia crescere l’unità tra i sacerdoti e tra tutti i membri della sua Chiesa, preghiamo perché i vescovi siano veramente pastori buoni, capaci di ascolto verso i propri sacerdoti, ma anche guide sicure, non amministratori delegati, politici, influencer, giornalisti o altro.

Riccardo Bassi