Le tante Resistenze del Lunigiana Cinema Festival

A Fivizzano. Dall’impegno per il clima, al dramma palestinese fino alla storia della più giovane staffetta partigiana d’Italia

Tre giorni di proiezioni, dibattiti, libri, musica, ambiente e diritti umani per l’edizione 2025 del “Lunigiana Cinema Festival” che si è svolto a Fivizzano da venerdì 27 e domenica 29 giugno nel giardino del convento degli Agostiniani.
Ma partiamo dalla fine: due appuntamenti nel tardo pomeriggio di domenica, prima con Giuliano Gennari che ha presentato la sua raccolta di poesia “Panni stesi. (Poesie sull’Appennino)”, poi con il dibattito “Uno sguardo sull’Artico che cambia”.
Nell’anno internazionale dei ghiacciai è stato un incontro di grande attualità con il cambiamento climatico in atto, in collaborazione con l’Istituto di Scienze Polari del CNR del quale fanno parte Andrea Spolaor e Giuliana Panieri in collegamento con la stazione artica “Dirigibile Italia”.
Ancora dedicato al tema del cllima che cambia è stato l’evento finale del Cinema Festival è stata, in serata: la proiezione del docufilm “Come se non ci fosse un domani” di Riccardo Cremona e Matteo Keffer.
Un’opera che parla di disobbedienza civile, di attivismo e delle sfide di chi sceglie di denunciare la crisi climatica in corso sul nostro Pianeta, come gli attivisti e le attiviste di Ultima Generazione, tra cronaca e vita personale.
Cremona e Keffer sono due registi che hanno all’attivo numerosi lavori su temi sociali e ambientali e che per la prima volta si cimentano in un lungometraggio per il grande schermo, con un documentario scritto con la consulenza di Paolo Giordano e prodotto da Ottavia Virzì.
Il programma di sabato, secondo giorno della manifestazione fivizzanese, ha visto affrontare diversi aspetti del tema della “resistenza”.
Il primo, di drammatica attualità, nel pomeriggio: in collaborazione con il circolo Arci Agogo, la giornalista e fotografa Emanuela Crosetti ha presentato il suo libro “Palestina nonostante. Viaggio in Cisgiordania” dialogando con l’attivista lunigianese Paolo Zammori e il presidente nazionale
Di seguito Simohamed Kaabour ha presentato il libro autobiografico “Io sono italiano lo giuro”: puoi dirti italiano esibendo il tuo passaporto rosso, puoi dirti italiano senza nascondere le tue origini, puoi dirti italiano quando ti dicono che non lo sei, perché ora ne hai le prove, è̀ lo Stato italiano che certifica una singolarità divenuta normalità̀. Puoi dirti italiano e non solo.
Infine nella serata di sabato ecco il docufilm “Flora” di Martina De Polo: la storia di Flora Monti forse la più giovane staffetta partigiana della Resistenza, a soli 12 anni. Il racconto di questa partigiana-bambina nell’Appennino Tosco Emiliano e del viaggio che ha affrontato nel 1944 per arrivare al campo profughi di Cinecittà, dove ha vissuto per sette mesi.
Flora oggi ha 93 anni e vive a Bologna, ma il racconto che emerge dal video è quello della Storia raccontata con gli occhi di una bimba, una storia di sofferenza e di terrore ma anche di speranza, di determinazione e libertà.
Presentato in anteprima al Bif&st – Bari International Film Festival, il docu-film “Flora” è prodotto dalla cooperativa Combo con il sostegno della Emilia-Romagna Film Commission, Comune di Bologna, Comune di San Lazzaro di Savena e il supporto di UNICEF.
Ed era stata una storia di impegno e di resistenza anche quella che venerdì 27 giugno aveva aperto il festival: lo scrittore spezzino Marco Ferrari ha presentato infatti il suo ultimo libro “Il partigiano che divenne imperatore” (Laterza), la storia incredibile del livornese Ilio Barontini, prima alla guida delle Brigate internazionali nella guerra civile spagnola, poi nei deserti del Sudan, che diventa imperatore d’Etiopia per conto di Hailé Selassié e guida i partigiani abissini contro i fascisti italiani. Nel 1946 sarebbe stato eletto nell’Assemblea Costituente.
Nella serata inaugurale l’atteso e tradizionale e atteso appuntamento con la proiezione dei cortometraggi e l’assegnazione dei premi al miglior “corto” sui diritti umani, sull’ambiente, e a quello su tema libero. Quest’anno anche un riconoscimento speciale: il “Premio Voci del Territorio” in collaborazione con Cineclub Lunigiana.
Tra i cortometraggi proiettati anche, fuori concorso, “Nel buio” dei registi lunigianesi Fabio Ravioli e Massimiliano Centofanti.