Il Santuario di Soliera è ritornato a vivere, con la celebrazione di una Santa Messa, come prevede l’accordo fra Provincia e l’associazione Templari.

Il Santuario della Madonna dei Colli appartiene alla Provincia, come tutto l’adiacente fabbricato, e dal 2013, anno del terremoto, era rimasto inutilizzato per motivi di sicurezza, secondo alcuni mai completamente certificati. Ora, finalmente, almeno il santuario di Soliera è tornato a vivere, grazie alla celebrazione della Messa autorizzata dall’Amministrazione Provinciale.
Il rito potrà essere ripetuto più volte nel corso di ciascun anno, come prevede l’accordo fra Provincia e A il cui referente provinciale è Lorenzo Chiappini. Celebrante è stato don Marino Navalesi. è importante, e a questo fine alcuni cittadini si erano molto impegnati, facendo la spola fra Provincia e Curia Diocesana, che un luogo di fede, di spiritualità, di preghiera, come lo era al tempo dei Francescani, sia tornato a vivere e abbia rinnovato l’antica tradizione delle benedizione degli automezzi, alla presenza di molte persone, venute da ogni luogo del Comune e oltre.
Chi, in questa occasione, non ha fatto memoria di padre Prosperi, padre Grassi, padre Maraglia, padre Serafini, Padre Remaggi, padre Fregosi, padre Molini,… e degli altri francescani che hanno fatto la storia di questo centro religioso, culturale, scolastico, nato dove prima c’era una immagine della Vergine Maria, poi divenuta cappella, quindi chiesa, al cui “buon governo” si era impegnato con un rogito dell’11 gennaio 1657 il popolo di Soliera.
Si racconta anche di miracoli, come quello del bambino cieco Angelo Pasquini di Monzone, che, mentre lì pregava con la mamma, esclamò: “Mamma, che bella immagine”. I Francescani lì (oratorio della Beata Vergine della neve ai Colli di Soliera) furono ospitati, una volta “espulsi” dall’ospedale di Fivizzano dal governo italiano (atto del 15 giugno 1892), dove abitavano dal 1438, invitati da Spinetta Malaspina della Verrucola. Un ruolo importante lo esercitarono i compatroni, i benestanti del paese, che sottoscrissero un atto che stabiliva il governo dei beni.
L’edificio, che ha avuto un importante ruolo nella vita cittadina, potrà avere una nuova funzione non solo religiosa?
Dopo la Prima Guerra Mondiale divenne anche convitto con alunni prima delle Elementari e, poi, del Ginnasio. Chiuso durante la Seconda Guerra Mondiale dal 1943, fu riaperto nel secondo dopoguerra, ospitando anche l’Istituto Agrario. Nel frattempo aveva accolto l’ospedale di Massa e padre Delle Piane diede sepoltura ai morti di San Terenzo. “Il collegio di Soliera è il cuore della mia diocesi”, ebbe a dire mons. Giovanni Sismondo.
Tutte queste vicende sono state ricostruite da Silvio Gerini, che mette in evidenza due date: il 1894, anno di ingresso dei Francescani, e il 2000, anno di chiusura del convento. Potrà mai avere una nuova vita, non collegata esclusivamente alla celebrazione di qualche Messa?
Andreino Fabiani



