A Lusignana “Il visibile dell’invisibile” tra sacro e trascendenza

Nell’accogliente “Spaziominimo” in mostra opere di importanti artisti

Un momento dell’inaugurazione della mostra a Lusignana sabato 19 luglio

Per il terzo anno consecutivo lo “Spaziominimo” di Lusignana ha aperto le porte ad una mostra che, come spiega la promotrice Loredana Sarti, è “un’idea, un progetto, una passione”: trasformare un locale ristrutturato allo scopo, in una galleria dove ospitare opere di alcuni dei maggiori artisti grazie alla direzione del maestro Alberto Maria Prina. Lusignana è alto sul fondovalle di Filattiera, ad appena una decina di minuti dalla Statale: eppure, come succede spesso entrando nei paesi della Lunigiana, qui le dimensioni cambiano, lo spazio e il tempo hanno valenze diverse, così come la percezione del presente. E, nel pomeriggio di sabato 19 luglio, è stata inaugurata la mostra “Il visibile dell’invisibile” che propone opere di Alessandra Angelini, Giovanni Canu, Laura di Fazio, Peppe di Giuli, Fernanda Fedi, Gino Gini, Pino Lia, Antonello Pelliccia, Maurizio Prenna e Rosanna Veronesi oltre che dello stesso Alberto Maria Prina.
Così lo “spaziominimo” della stanza dal pavimento blu, che può essere mare o cielo, si dilata accogliendo lavori che coinvolgono il visitatore disposto a lasciarsi sedurre dalle emozioni che solo le opere d’arte sono in grado di regalare.
E nell’atmosfera senza tempo di Lusignana l’emozione si fa ancora più forte e coinvolgente: perché se contribuire a ridare vita ad una comunità con un percorso artistico è una sfida difficile, qui tra le colline di Filattiera in buona parte l’obiettivo è centrato.
Il tutto grazie alla incrollabile determinazione di Loredana Sarti, figlia di Lusignana trapiantata in Lombardia, e alla passione geniale di Alberto Maria Prina, artista milanese che oltre a coinvolgere altri maestri ogni anno propone alcune sue opere davvero significative.
Da non perdere, ad esempio, lo studio per le stazioni di una via crucis destinata ad un percorso all’aperto o le “Città perdute di Canaan”, creazione di qualche anno fa ma di straordinaria quanto drammatica attualità nella Palestina periodicamente terra di distruzione e morte.
Come spiega nell’introduzione al catalogo delle opere, Loredana Sarti si è assunta il compito di “cercare di far conoscere questa realtà [Lusignana] perché altre persone condividano la nostra esperienza e possano far conoscere a tanti altri il nostro interesse ad accoglierli”.

Le autorità, gli organizzatori e il pubblico nello “Spazio Minimo” di Lusignana

Alcuni artisti – prosegue – si sono interrogati sul senso del sacro, sull’esperienza del trascendente, sull’enigma della vita e della morte, sul tema della spiritualità anche quando questa assume forme laiche o si esprime attraverso linguaggi sperimentali.
“Se nelle epoche passate l’arte era al servizio della fede – scrive il maestro Prina – nell’epoca contemporanea il legame tra espressione artistica e spiritualità ha assunto forme diverse”.
Così “alcuni artisti contemporanei recuperano simboli religiosi per riflettere sulla condizione umana, mentre altri decostruiscono miti e icone per denunciare ipocrisie, ingiustizie o dogmatismi”.
E le opere in mostra quest’anno a Lusignana? “Non pretendono di offrire risposte né giudizi di valore, piuttosto cercano di porre domande, decifrare i simboli che ancora popolano il nostro immaginario e riconoscere come il bisogno di ‘credere’ – o di interrogare il credere – trovi nell’arte un interlocutore necessario”.
Sarà l’arte una risorsa da impiegare perché i nostri paesi continuino a vivere? “Il nostro impegno non basterà per mantenere in vita i borghi – riflette Loredana Sarti – ma questo non ci distoglie dal dare il nostro contributo a ciò che per noi è più di una speranza”.

Paolo Bissoli