Domenica scorsa, 18 maggio, in piazza San Pietro a Roma la S. Messa che segna ufficialmente l’inizio del ministero petrino per Robert Francis Prevost. Una cerimonia carica di emozioni e ricca di significati

(Foto ANSA/SIR)
“Sono stato scelto senza alcun merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell’amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un’unica famiglia. Amore e unità: queste sono le due dimensioni della missione affidata a Pietro da Gesù”.
Ha esordito con queste parole papa Leone XIV durante la riflessione offerta al mondo in occasione della S. Messa che segna ufficialmente l’inizio del suo ministero petrino. Piazza San Pietro è gremita di persone all’inverosimile, le forze dell’ordine sono costrette a rafforzare in ogni modo i controlli, oltre 150 i paesi ufficialmente rappresentati. Presenziano inoltre diverse Confraternite (giunte a Roma in occasione del loro giubileo), moltissimi sacerdoti, diaconi, seminaristi, religiosi e vescovi (arrivati da ogni parte del mondo) unitamente a tutti i cardinali.

Tra loro anche il più vecchio del Sacro Collegio, il quasi centenario card. Angelo Acerbi, ordinato sacerdote a Pontremoli nel 1948. L’omelia del Papa è carica di commozione e pathos. Viene interrotta più volte dagli applausi dei fedeli anche quando il Santo Padre ricorda quella che era la necessità del conclave: individuare un pastore “capace di custodire il ricco patrimonio della fede cristiana” e al contempo in grado di “gettare lo sguardo lontano” per andare incontro alle domande, alle inquietudini e alle sfide di oggi.
Sorretto dal dolce sguardo dell’immagine della Madonna del Buon Consiglio (presente in Piazza San Pietro domenica mattina e che si venera nel santuario agostiniano di Genazzano, primo luogo visitato dal neo Papa), il Papa è come se ripercorresse “le strade” del Vangelo. Nella semplicità dell’essere discepolo di Sant’Agostino ed ora successore dell’apostolo Pietro, papa Leone prova a mettere in pratica le parole del suo motto perché tutti “Nell’unico Cristo siamo uno”.

È tangibile questo sentimento mentre prima della celebrazione sfila tra la folla per recarsi persino oltre i confini vaticani così come quando, al termine, incontra le tantissime delegazioni italiane e straniere giunte ad omaggiarlo. Ma è ancora più forte l’emozione quando il Santo Padre scende, con i Patriarchi delle Chiese Orientali, a rendere onore al Sepolcro di San Pietro.
Quindi la Celebrazione Eucaristica durante la quale al Santo Padre vengono imposti il Pallio e l’Anello del Pescatore. Il Pallio, tessuto con la lana, ricorda il Buon Pastore che sa donare la propria vita per le pecore.
Ma ricorda anche il giogo “dolce e leggero” che Gesù chiede di portare ai suoi discepoli. Un giogo che anche il Papa non porterà da solo perché nel suo ministero c’è posto per ogni cristiano, chiamato ad essere con gioia ed umiltà – come ha ricordato – “piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità”.

Quindi l’anello che simboleggia la fedeltà e il deposito della fede che Gesù, il Maestro, ha affidato al Principe degli Apostoli e che oggi chiede al suo successore. Importante sottolineare i cardinali scelti dal Papa per accompagnarlo nei primi gesti ufficiali.
Nella prima apparizione pubblica al mondo gli erano accanto il Segretario di Stato, card. Pietro Parolin (a simboleggiare la necessità di rapporti diplomartici) e il card. Vinko Puljić, arcivescovo emerito di Sarajevo, che in passato è stato arrestato dai militari serbi.
In Piazza San Pietro invece, per l’ordine dei diaconi e in sostituzione del Protodiacono impossibilitato per un malore, è stato il cardinale veronese Mario Zenari (nunzio apostolico in Siria) ad imporre il Pallio al Papa, in rappresentanza dell’Europa e del popolo sofferente di cui è ambasciatore.

In rappresentanza dell’ordine dei presbiteri è stato l’africano card. Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa in Congo (paese da tempo in situazioni politiche precarie) a pregare perché il Signore assista il nuovo Papa.
Per l’ordine dei vescovi infine il card. Louis Antonio Tagle, di origini asiatiche e pro-prefetto del Dicastero dell’evangelizzazione (nel contesto dell’attività missionaria e l’opera di evangelizzazione dei popoli) ha consegnato al papa l’anello “del pescatore”.
Questi membri del Collegio Cardinalizio, col loro ruolo e la loro provenienza, hanno richiamato ancora una volta l’universalità della Chiesa ma soprattutto l’interesse del Papa a coltivare ed edificare un mondo “di pace”.
E sempre in questi termini si è alimentata qualche delusione per chi si aspettava che, dall’omelia del Papa, scaturisse una sorta di manifesto programmatico. Anche in questo caso Leone XIV ha stupito tutti, sintetizzando con una semplice frase: “questa è l’ora dell’amore”.
Un’ora che il Papa ha richiamato con le parole del predecessore Leone XIII, il famoso papa che per primo si è interessato alle esigenze dei lavoratori e alla “dottrina sociale”. Questo gesto indica la sensibilità del Papa per quanti soffrono e subiscono ingiustizie. Di qui l’invito finale del Pontefice perché come unico popolo, come fratelli tutti “camminiamo incontro a Dio”, amandoci a vicenda tra di noi.
Fabio Venturini



