Ad Aulla un incontro degli amministratori locali cattolici con la Rete nazionale sorta all’indomani della Settimana sociale di Trieste. Per il coordinatore nazionale della Rete Francesco Russo non è più tempo di stare alla finestra: “è finita l’era del prepolitico, per i cattolici è tempo di tornare ad un impegno diretto e ad una nuova radicalità”.
La rete degli amministratori cattolici nata all’indomani della Settimana Sociale di Trieste dello scorso luglio ha fatto capolino in Diocesi la settimana scorsa.
Nella Sala Tobagi di Aulla, il 16 maggio, una ventina tra sindaci, assessori e consiglieri comunali di tutti gli schieramenti e rappresentativi di almeno la metà dei comuni della provincia, si è riunita sotto la regia di Matteo Gianni, fivizzanese e rappresentante nazionale del movimento dei focolari presso la Rete di Trieste, e di Alessandro Conti, direttore dell’ufficio della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi.
Gianni e Conti, aprendo l’evento hanno esplicitato che il percorso che si è voluto avviare non ha per meta finale la creazione di un nuovo partito dei cattolici o di costituire correnti confessionali interne a partiti e movimenti; piuttosto, il tema centrale è quello di riprendere una relazione interrotta tra il laicato cattolico e la politica, in una fase storica resa feconda da una Chiesa che con il suo magistero recente ha dimostrato di non essere interessata al potere, ma alla costruzione di una civiltà dell’amore.
Come tutto ciò si può concretizzare dipende dalla creatività che Papa Francesco, dal palco di Trieste, chiese ai cattolici di esercitare. A chiarire ancora di più le finalità della Rete è stato Francesco Russo, vicepresidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e animatore del nascente movimento degli amministratori, intervenuto all’incontro in videoconferenza.
Nel suo intervento Russo ha sottolineato che la «Settimana sociale ha sancito con chiarezza la fine della retorica del “prepolitico”», cioè di quella forma di impegno organizzato dei cattolici nel sociale e nel volontariato, fermandosi sulla soglia della politica vera e propria. Non è il momento di stare alla finestra, questo il senso dell’intervento di Russo, nel momento in cui, secondo alcuni sondaggi «nel 2024 solo l’11% degli italiani ha partecipato ad un’iniziativa politica, anche in senso lato, mentre il 21% ritiene che un sistema autoritario possa funzionare meglio della democrazia».
C’è bisogno dunque di un impegno dei cristiani che si concretizzi «in una capacità di dialogo trasversale e di una “credibilità nella diversità” che si manifesti in una nuova radicalità» da esprimersi sulle tematiche individuate gli amministratori cattolici nel loro primo meeting, tenutosi a Roma nei mesi scorsi: il protagonismo dei giovani; la sostenibilità ambientale; il welfare locale; le aree interne del Paese; la partecipazione democratica.
È su alcuni di questi temi che si è sviluppato il dibattito tra gli intervenuti. Il primo riguarda l’impegno giovanile; il fatto che la politica non appassiona più i giovani, rispetto ai quali è emersa una distanza di linguaggio e talvolta un disinteresse dei partiti verso l’accoglienza di nuove leve, con il rischio di un ampliamento, nei prossimi anni, della distanza tra cittadini e cosa pubblica.
Ma, collegato a questo, c’è il tema di una Chiesa che fatica ad essere uno spazio accogliente per le nuove generazioni, come accadeva in passato, quando – con parole diverse la cosa è stata evidenziata in interventi di amministratori di diversa generazione – nelle parrocchie e nei movimenti si educava all’impegno e si creavano le condizioni per la maturazione di vocazioni sociali e politiche.
La chiamata in causa della Chiesa-istituzione ha trovato una risposta nell’intervento conclusivo del vescovo Fra’ Mario Vaccari, che ha seguito l’incontro e chiuso la serata affermando la volontà di costruire, anche nella nostra Diocesi, «una Chiesa al servizio della società», sulle orme dell’esortazione Fratelli tutti, e in cui «il Cammino sinodale potrà contribuire a progettare percorsi condivisi».
Sicuramente la serata in sala Tobagi ha fatto emergere il bisogno di una fetta di laicato cattolico di potersi confrontare sul senso del suo impegno politico-amministrativo. Rispetto agli ipotetici approdi e ai tempi in cui potrebbero essere raggiunti, sarà l’indirizzo che prenderà la strada appena intrapresa a dirlo.
Lo scopo dei promotori era generare un percorso partecipativo, con al centro un confronto sui contenuti e sullo stile della politica, in linea con il principio di avviare processi, piuttosto che occupare spazi. Forme e modi in cui si svilupperà il confronto, a cui potranno unirsi nuovi soggetti, nasceranno dai prossimi incontri.
(Davide Tondani)



