La collina dei Cappuccini alla Spezia da confine ad asse di rappresentanza

Lo splateamento della collina iniziò attorno al 1920; a fine del decennio il concorso per la cattedrale della nuova diocesi

La Spezia vista dalla Foce negli anni Ottanta dell’Ottocento dal pittore Agostino Fossati

Dal monte Castellazzo, situato sullo spartiacque del Golfo della Spezia, si distacca un crinale secondario che poco sopra il castello di San Giorgio, precisamente dove si trovava la Bastia genovese, si biforca. Un ramo scende al Poggio, dove si trova il centro storico della Spezia, l’altro, dove si insediarono nella seconda metà del Cinquecento i frati Cappuccini raggiungeva punta Ferara, con la scogliera del Molino a Vento.
La dorsale, affacciata sul meraviglioso paesaggio del Golfo, divide le due piane del Lagora, e di Migliarina-Melara. Alle vedute del pittore Agostino Fossati rimando per avere un’idea, del paesaggio di questa Spezia visitata da turisti, artisti, uomini di stato, come Cavour nel 1860.
Si racconta che proprio dall’alto di questo colle ameno, acconsentisse al trasferimento, nella piana del Lagora, dell’Arsenale Militare che Napoleone prevedeva di realizzare al Varignano. La costruzione dell’infrastruttura trasformò il destino della Spezia che divenne una piazzaforte militare, la più importante d’Italia, sede della Regia Marina, avviando così una fase di intenso sviluppo dell’organismo urbano che si concluse con la costruzione, tra il 1879 e il 1899, della Cinta di Sicurezza, ancora oggi, in parte, esistente.
I Cappuccini vennero allontanati ed al posto del convento fu costruita la batteria omonima, il baluardo più estremo della cinta e la collina, diventando un confine militare, fu spogliata dell’amena bellezza.
È noto come la presenza dell’Arsenale con i cantieri di San Bartolomeo e, tra 1891 e 1898, del porto mercantile, abbia provocato il rapido aumento della popolazione e come, per rispondere a queste esigenze di ordine demografico ed economico, si imponesse la redazione di un nuovo piano regolatore che affrontasse l’espansione della città verso le aree meno insediate, poste a levante della collina dei Cappuccini.
Il piano, che portava il nome dell’ingegnere Antonio Farina, capo dell’ufficio tecnico comunale, fu presentato nel 1904 ed approvato il 24 giugno 1908 con decorrenza venticinquennale. Si prevedeva, tra l’altro, la demolizione della collina dei Cappuccini, per proseguire il tracciato a maglie regolari della città piemontese anche nella piana di Migliarina, ma non la presenza di un edificio religioso e di una piazza al posto della collina demolita. I tempi evidentemente non erano ancora maturi.

La Spezia, fine Ottocento. Costruzione di un bacino nell’Arsenale Militare

I lavori di splateamento iniziarono intorno al 1920; le terre di risulta almeno fino al 1923 servirono per completare le aree portuali adiacenti.
Nel settembre dello stesso anno la città divenne capoluogo di provincia e nel 1927 sede diocesana affidata alla cura tenace del vescovo Giovanni Costantini.
C’era bisogno di due nuovi edifici: la sede della Provincia o Palazzo del Governo, opera di Franco Oliva completato nel 1928, e la cattedrale per la quale fu indetto un pubblico concorso il 7 febbraio 1929. In quegli anni fu redatto un Piano Regolatore apposito per la zona dei Cappuccini, allegato al concorso per il nuovo edificio religioso.
La collina sarebbe stata ridotta alla quota dei livelli stradali esistenti fino al limite dei porticati degli edifici di Via Vittorio Veneto. A monte di questa linea su un piano di sbancamento intermedio, ultimato nei primi anni Trenta, sarebbero state impostate le fondamenta della cattedrale, raggiungibile con ampie e scenografiche scalinate.
Nel nuovo piano regolatore, approvato il 19 dicembre 1932, il Gruppo degli Urbanisti Romani riprese l’idea della piazza del Littorio, odierna piazza Europa, sovrastata dalla cattedrale dedicata a Cristo Re dei Secoli, affacciata sul golfo più bello dell’universo.
La nuova cattedrale, non più antipolare come il convento dei Cappuccini ed ancor di più la batteria, ma asse di un raddoppio della superficie urbana, centro di convergenza quindi, e non di divisione, fu opera del secondo dopoguerra, completata cinquant’anni fa.

Roberto Ghelfi