“Nel 2024, l’economia italiana è cresciuta allo stesso ritmo moderato del 2023, ed è proseguito il rientro dalla forte dinamica inflazionistica che aveva caratterizzato il biennio 2021-2022. L’occupazione ha continuato a espandersi, ed è stato conseguito un parziale recupero nel potere di acquisto dei salari reali. Gli indicatori di finanza pubblica hanno registrato un netto miglioramento, anche se il debito pubblico misurato in rapporto al Pil è tornato ad aumentare. Nel primo trimestre 2025 si è confermata l’espansione dell’attività economica, ma sono anche aumentati i rischi per la crescita e per il contenimento dell’inflazione, soprattutto di origine esterna. Le prospettive per l’anno in corso sono quindi molto incerte e condizionate dall’evoluzione delle tensioni internazionali sul piano politico e commerciale”.
Così inizia il Rapporto Istat 2025. Si usa un linguaggio moderatamente positivo cercando di attenuare le nubi ben presenti nella vita concreta della società italiana pur dovendo constatare che “restano da affrontare sfide importanti che da tempo limitano la crescita economica e le opportunità di benessere nel nostro Paese, come confermato dalla dinamica debole della produttività”. Aumentano i contratti a tempo indeterminato (+3,3%) e diminuiscono i contratti a termine (-6,8%). Gli occupati in Italia sono 23,9 milioni con un tasso di occupazione del 62,2 %, un tasso di disoccupazione del 6,5% e un tasso di inattività del 33,4 %. Eppure la produzione industriale nel 2024 si è contratta del 4% a cui va aggiunto il 2% dell’anno precedente, in due anni del 6%. Sembrano dati contraddittori tra di loro. In realtà rivelano la crisi profonda del Paese.

Dal 2019 al 2024 a fronte di una inflazione del 21,6% i salari sono cresciuti solo del 10,1%. Ciò determina una perdita del potere di acquisto dei salari in Italia del 4,4%. Non si rinnovano i contratti di lavoro e, soprattutto, c’è il triste fenomeno del lavoro povero, mal pagato. Secondo il rapporto il 23,1% della popolazione italiana è a rischio povertà o esclusione sociale (+0,3% rispetto al 2023). Aumenta la povertà di +2,8% per le coppie con almeno tre figli, i genitori single (+2,9%) e gli over65 che vivono soli (+2,3%). C’è inoltre un picco nella crescita della povertà tra le famiglie giovani: la percentuale passa dal 28,4% al 30,5% del totale. La povertà assoluta si basa sulla spesa per consumi e su un paniere di beni e servizi considerati essenziali per una vita dignitosa che comprendono spese per casa, salute, alimentazione ecc.. La crisi abitativa colpisce in particolare i giovani: tra gli under 35, il tasso di grave deprivazione abitativa è salito al 12%, contro una media nazionale del 5,6%, il 9% degli italiani rinuncia a visite o esami specialistici per motivi economici o per le lunghe liste d’attesa. Ci sono emergenze che non possono essere ignorate e non possono essere affidate solo alle cure del Terzo Settore (Caritas ecc.).
Giovanni Barbieri



