In tanti si sono riuniti il 3 maggio nella chiesa di San Nicolò per venerare la reliquia che da cinque anni è patrona del Comune.
“Cristo ha sconfitto il peccato e la morte, proprio quando tutto sembrava finito”

C’erano tutti i bagnonesi, sabato 3 maggio nella prepositurale di San Nicolò a Bagnone, per venerare la Santa Croce. Una ricorrenza attesa e partecipata, occasione propizia per rafforzare la nostra fede. Il voto che si celebra, a Bagnone, ha radici lontane che attecchiscono nella storia religiosa e civile del Comune.
È, infatti, un rinnovare la riconoscenza della popolazione, scampata al colera del 1854 – 1855. Il Consiglio degli anziani istituì, allora, un’annuale, solenne celebrazione da perpetrarsi di secolo in secolo. Durante il Consiglio comunale del 14 ottobre 2020, venne approvata all’unanimità la delibera che sancisce la Santa Croce Patrona principale del Comune.
La Santa Messa delle ore 17 è stata celebrata dal vicario don Marino Navalesi coadiuvato dal parroco don Andrea, don Giovanni Poggiali, don Angelo e dai diaconi. Presente il sindaco Giovanni Guastalli con la Giunta al completo, i consiglieri di minoranza, i rappresentanti delle associazioni di volontariato e delle varie parrocchie del territorio, con i loro labari; maestranze civili e militari, con carabinieri in alta uniforme.
Incisiva l’omelia. “Siamo riuniti attorno alla Croce – ha detto don Marino – con un abbraccio corale poiché la Croce, da strumento di morte e di tortura, è divenuta l’albero della vita eterna. Dall’alto di essa, Cristo ha sconfitto il peccato e la morte, proprio quando tutto sembrava finito. Lo sguardo del Signore è pieno di compassione e di amore mentre dona, con indicibile sacrificio, la vita per l’umanità di ogni tempo. Sentirsi perdonati ed amati quando siamo nel buio, nelle salite, nei momenti di deserto interiore, nelle malattie, nella gioia ci rassicura e ci aiuta a combattere le nostre miserie, le paure, le ambasce”.
Nelle grandi “musate” dell’esistenza, Gesù sa farci rialzare facendoci sentire, con dignità, figli dello stesso Padre. Anche i discepoli di Emmaus erano delusi, dopo aver visto il Maestro appeso alla Croce, ma il Risorto apre loro occhi e mente fino al momento in cui lo riconoscono ed il loro cuore si riempie di gioia. Abbiamo bisogno di non fermarci davanti agli aspetti esteriori per tornare all’essenziale del Cristianesimo: la personale relazione con il Vivente, il Cristo risorto nel giorno di Pasqua, con Colui che è con noi ogni giorno.
“Tutto, nella nostra fede, che necessita di essere rivitalizzata, scaturisce dalla Croce – ha concluso il vicario generale – La domanda che Gesù rivolge a Pietro, fissandolo negli occhi, la rivolge a ciascuno di noi ‘Tu, mi ami?’. Come l’apostolo rispondiamogli che gli vogliamo bene, che desideriamo la sua presenza nella nostra vita, nella nostra comunità, nelle nostre famiglie. In questo particolare momento storico della Chiesa, ha concluso il celebrante, preghiamo affinché possiamo avere un Papa col cuore di Dio, che sappia indicarci la strada facendoci gustare la bellezza del nostro battesimo”.
All’offertorio, il sindaco ha offerto il fascio di cera, avvolto dal tricolore, nel solco dei padri. A seguire, la lunga processione che si è snodata per il paese, con il prezioso servizio della Banda musicale locale. Al rientro in chiesa ringraziamento del sindaco ed ulteriori momenti di meditazione.
Appropriati i canti del Coro parrocchiale, eseguiti egregiamente, sotto la guida del sempre disponibile maestro Pierfrancesco Carnesecca. In piazza Marconi, mentre l’aria si faceva fredda, agape fraterna. La festa della Santa Croce ci aiuti a mettere in pratica la Parola del Vangelo per essere davvero testimoni del Risorto, sulle strade del mondo.
Ivana Fornesi



