Venerdì 25 aprile un bel gruppo di persone è salito “ai monti” nella frazione pontremolese con don Francesco Sordi
“A folgore et tempestate, a peste, fame et bello, libera nos domine”, liberaci Signore dai fulmini e dalla tempesta, dalla pestilenza, dalla fame e dalla guerra: erano le litanie in latino che, ricordano i più anziani, si recitavano a Bassone, frazione a nord di Pontremoli e probabilmente in tutta la Lunigiana, il 25 aprile in occasione delle “Rogazioni di san Marco”, celebrazioni della liturgia cattolica svoltesi abitualmente almeno fino alla fine degli anni Sessanta.
Suppliche, allora, per propiziare il raccolto che riascoltate oggi, in tempi di nuove guerre vicino a casa e frequenti alluvioni ovunque, suonano quanto mai attuali. E in tutta la loro attualità sono risuonate di nuovo quest’anno sui monti di Bassone dove, dopo una pausa forzata dovuta al Covid, gli abitanti del paese insieme ad una nutrita delegazione di “cittadini” pontremolesi sono tornati a recitare le antiche suppliche.
Sì, perché a Bassone l’antica tradizione non è mai venuta meno. I più anziani ricordano le vecchie formule in latino e le celebrazioni che nell’immediato dopoguerra duravano 4 giorni, il 25 aprile con, appunto, le Rogazioni di San Marco e i tre giorni antecedenti la festa dell’Ascensione con le cosiddette “rogazioni minori”.
Allora, ricorda Delia Lorenzetti, “si tenevano in paese e il parroco di allora don Domenico Conti benediva gli orti vicino alle case”. È stato poi don Adriano Filippi, arrivato a Bassone nel 1967, a fare in modo che la tradizione non si perdesse mentre le attività agricole nelle vallate cominciavano progressivamente a venire meno.
Sua, infatti, la proposta di spostare la celebrazione di San Marco “ai monti”, le alture tra il paese e la vallata di Zeri che all’epoca, d’estate, si trasformavano in “alpeggi” per le pecore e spazi per la coltivazione delle verdure.
In questo modo, una tradizione probabilmente destinata a sparire per il venire meno delle attività agricole, si è trasformata in un appuntamento di festa per tutti gli abitanti che insieme hanno iniziato a salire in gruppo e a piedi da paese percorrendo i circa 10 chilometri fino allo “stelo di Marco” altura che domina la zona dove, dai tempi di don Adriano, è stata posta una croce in legno dedicata proprio a quest’antica tradizione.
Crollata, riposta, vandalizzata, ricostruita poco più in alto, la croce rimane allo “stelo” tutt’oggi e lo scorso 25 aprile ha potuto accogliere ai suoi piedi la messa celebrata da don Francesco Sordi, secondo l’antica tradizione.
I “rogatori” sono partiti a piedi dal Paese percorrendo l’antica strada non carrozzabile utilizzata fino agli anni Ottanta per raggiungere gli alpeggi con soste programmate ovunque le famiglie di Bassone avessero allestito una piccola merenda per poi terminare con un grande pranzo con canti e balli per tutti. Non prima, ovviamente, della celebrazione vera e propria delle Rogazioni recitate da don Francesco e dai presenti.
Chiara Filippi



