Il vescovo Vaccari: a Pontremoli  una Chiesa riconciliata, con i laici  corresponsabili della sua missione

Dopo l’apertura dell’anno giubilare in Concattedrale il vescovo Fra’ Mario ritorna sull’esortazione contenuta nella sua omelia rivolta alla Chiesa di Pontremoli. Il positivo bilancio di due anni di Unità Pastorale si fonde con l’auspicio di un rinnovamento complessivo della vita ecclesiale cittadina

Il vescovo, mons. Mario Vaccari, in Concattedrale a Pontremoli

“Basta le chiacchiere, le maldicenze, i pregiudizi, gli odi reciproci e i veti incrociati… che sono purtroppo frequenti in questa chiesa pontremolese. È l’ora di riconciliare la memoria, perdonarsi a vicenda e ripartire. Il Giubileo ci chiede questo”: ai tanti fedeli accorsi in Concattedrale per la celebrazione di apertura del Giubileo in Lunigiana non è passato inosservato questo passaggio che il vescovo Fra’ Mario Vaccari ha dedicato alla comunità ecclesiale di Pontremoli durante la sua omelia. Il Vescovo ha ora accettato di tornare su quel passaggio attraverso le colonne del nostro settimanale.

Eccellenza, partiamo facendo un passo indietro: proprio in questi giorni, due anni fa, ha iniziato a operare l’Unità Pastorale della Città di Pontremoli. Qual è il suo bilancio di questa esperienza?
“Sono molto contento di come stanno lavorando i presbiteri dell’Unità pastorale: il loro confronto costante, l’obiettivo di non lasciare indietro alcuna parrocchia del capoluogo, il progressivo inglobamento nell’Unità delle parrocchie del più immediato circondario e, da ultimo, il modo in cui sono state organizzate le zone pastorali delle parrocchie a monte di Pontremoli fanno di questa realtà un modello di riferimento, sia pur nelle diversità territoriali, per tutti gli altri vicariati della Lunigiana”.

È una valutazione positiva. Ma allora perchè quel passaggio così severo?
“Perché nonostante la direzione giusta intrapresa con l’Unità pastorale, ogni innovazione che viene apportata provoca, come ho affermato, chiacchiere, maldicenze, pregiudizi, odi reciproci e veti “incrociati che arrivano anche alle mie orecchie o sulla mia scrivania”.

Crede che sia possibile mettersi alle spalle questi atteggiamenti, che denunciò anche nella celebrazione di avvio dell’Unità pastorale?
“Sì. Siamo in un anno giubilare, un tempo speciale per la riconciliazione, per ‘rimettere i debiti’ causati da questi atteggiamenti. È questa l’esortazione che faccio alla Chiesa di Pontremoli”.

Nell’incamminarsi su questo percorso quali sono gli aspetti sui quali lavorare?
“A Pontremoli vi è una presenza numericamente importante del Cammino Neocatecumenale, la cui convivenza con il resto del tessuto ecclesiale è da sempre problematica. Le responsabilità delle frizioni sono attribuibili sia alle chiusure del Cammino che ai pregiudizi di sacerdoti e fedeli nei loro confronti. Al pari di altre realtà laicali, i neocatecumenali possono essere una risorsa per la pastorale. È necessario sanare questa frattura, trovare un passo diverso. Questa è una prima priorità”.

E la seconda?
“Riguarda gli Scout, una realtà di 200 giovani e giovanissimi pieni di vitalità, non considerati abbastanza come una presenza importante. Come altri giovani, su alcuni aspetti di ordine morale possono apparire non in linea con l’insegnamento della Chiesa. Ma questo non è più il tempo delle condanne, occorre mettere Cristo al centro della loro vita, accogliendo e guidando ragazzi e ragazze”.

Sia pure nel contesto di un drammatico calo demografico e di una secolarizzazione che non risparmia nemmeno l’Alta Lunigiana, in diversi settori della vita religiosa e civile la Chiesa di Pontremoli manifesta ancora una buona vivacità. Con quale stile deve essere alimentata?
“Lo stile da adottare è quello della missionarietà, che si manifesta nel farsi vicini alle persone. Partendo delle comunità parrocchiali più piccole, nelle quali va preservata una vita spirituale, e rinnovando l’attenzione verso i bisogni di fede degli adulti e dei giovani, consapevoli del contesto nuovo in cui viviamo. Anche a livello civile ci sono spazi di missione, verso le persone in arrivo, come i nuovi residenti, gli immigrati o semplicemente persone di passaggio come turisti o pellegrini, e nei confronti delle marginalità, che ci sono”.

Da sinistra: don Graziano Galeotti, don Giovanni Perini, il vescovo fra’ Mario, don Pietro Pratolongo e don Jules Ganlaky

Si tratta di indicazioni che chiamano in causa i laici e il loro ruolo, anche in una prospettiva di diminuzione dei preti. Quali spazi può assumere il laicato nella missione dell’Unità Pastorale?
“I laici sono corresponsabili della missione evangelizzatrice della Chiesa. E anche a Pontremoli devono poter partecipare ai processi decisionali dell’Unità Pastorale, attualmente ristretti ai soli preti. L’équipe pastorale dovrà essere allargata anche ai laici, i quali dovranno assumere ruoli di responsabilità in tanti settori: nei consigli per gli affari economici e nella programmazione della catechesi, fino alle attività caritatevoli”.

Sta delineando un percorso radicalmente nuovo per la chiesa pontremolese.
“Ho fiducia che abbattendo vecchie divisioni e prendendo coscienza dei tempi nuovi che siamo chiamati a vivere, la Chiesa di Pontremoli possa continuare ad essere testimone di speranza per la terra in cui è chiamata a operare e per la sua gente”.

(Davide Tondani)