Sempre più centrale nell’arte barocca la pittura decorativa

A Morbegno, nel IX congresso internazionale sul Quadraturismo.
In Valtellina sono state numerose le novità emerse nei vari interventi. Segnalate importanti testimonianze del genere, presenti in realtà usualmente trascurate dalla critica

Alla fine dello scorso novembre, nell’Auditorium Sant’Antonio di Morbegno, in Valtellina, realizzato nell’ambito di un’antica chiesa domenicana, si sono svolti i lavori del IX Convegno Internazionale dedicato a “Quadraturismo, grande decorazione e apparati effimeri dal XVII al XIX secolo”.
L’ambiente ideale per ospitare un appuntamento che ha visto la partecipazione di oltre cinquanta studiosi provenienti non solo dall’Italia, ma anche dall’Europa e dall’America, per ulteriori contributi alla conoscenza di un settore della pittura barocca per troppo tempo trascurato, ma da un paio di decenni al centro dell’attenzione della critica e della storia dell’arte.
Sono state infatti presentate ai numerosi presenti le indagini e le ricerche più recenti riguardanti alcune regioni italiane, in primis, anche per ragioni di ospitalità, la Lombardia, poi Piemonte, Emilia e Liguria, cui hanno seguito relazioni riguardanti la Toscana, la Puglia e la Campania per chiudere con testimonianze relative a Nord e Sud Europa e al Sud America, mentre la terza giornata veniva dedicata alle tematiche relative al restauro e alla conservazione delle opere e agli apparati effimeri, momento centrale della vita sei settecentesca per animare i più importanti avvenimenti civili e religiosi.
Numerose le novità emerse nei vari interventi, ma soprattutto sono state segnalate importanti testimonianze del genere, presenti in realtà usualmente trascurate dalla critica perché prodotti ritenuti usualmente collaterali alle vicenda artistica barocca in quanto opere di artisti poco noti o comunque marginali rispetto agli indirizzi assunti dalla storia dell’arte in riferimento al periodo storico.
Un fenomeno questo che ha interessato anche il grande patrimonio artistico pontremolese assurto ai livelli più importanti solo nel momento in cui gli artisti che lo hanno realizzato hanno avuto il giusto riconoscimento della critica d’arte. In questo senso si sono mossi gli interventi dei due studiosi pontremolesi presenti.
Marco Angella ha relazionato sul tema “Da Palazzo delle Scuole di Pontremoli ad Episcopio: Piantine fiorentine inedite e l’intervento di Niccolò Contestabili” proponendo alcuni disegni inediti del primo Settecento relativi agli edifici insistenti nella zona in cui nel primo Ottocento fu realizzato il Palazzo vescovile della neonata Diocesi di Pontremoli, e due piantine dello stesso palazzo di cui, oltre ad alcune testimonianze del decorativismo locale di fine secolo, sono state presentare le decorazioni a figura e ad arabesco realizzate da Niccolò Contestabili in due stanze del primo piano, quasi documenti finali del Barocco pontremolese dopo la lunga parentesi di oltre 130 anni.
Luciano Bertocchi ha invece parlato di “Ruolo e funzioni della quadratura nell’ambito del decorativismo barocco”, incentrando il suo intervento sulla necessità di una valutazione critica differenziata relativamente alle manifestazioni del genere così come verificabile nella realtà pontremolese, a suo modo un unicum nel panorama nazionale per la possibilità di seguire passo passo le manifestazioni proposte dai diversi artisti in base alle esigenze e alle tendenze temporali.

L'oratorio di Nostra Donna: il suggestivo interno della Chiesa (Foto Studio di Architettura ARA12)
L’oratorio di Nostra Donna: il suggestivo interno della Chiesa (Foto Studio di Architettura ARA12)

Se infatti la quadratura può proporsi in funzione subalterna nella collaborazione del quadraturista con il figurista, ben altro è il suo ruolo quando viene deputata a realizzare in proprio l’arredo di interi ambienti e complessi. Ma non solo, proprio le testimonianze pontremolesi dicono come la qualità del quadraturista ed il suo impegno nel completare il lavoro di arredo possa fare assumere alla quadratura un ruolo didascalico, in tempi in cui le immagini supplivano alle carenze dovute all’analfabetismo.
A sostegno della teoria, è stato presentato il caso dell’Oratorio di Nostra Donna dove l’intervento di Francesco e Gio. Batta Natali, a completamento del lavoro di Sebastiano Galeotti, assume un ruolo fondamentale per completare il messaggio devozionale proposto dall’intero complesso decorativo della chiesa.
Due passaggi che hanno incontrato i dovuti consensi in quanto aprono ad una possibilità di lettura del genere forse troppo incentrata sulle solo opere e sugli artifici, trascurando il valore di fondo della testimonianza artistica offerta nel suo complesso che non può e non deve restare fine a se stessa. Rilevante inoltre il fatto che in numerosi interventi è emersa la centralità di alcune opere pontremolesi in particolare in riferimento all’attività dei Natali a dimostrazione di una crescita di considerazione che valorizza ulteriormente il nostro patrimonio.

(lb)