Da un confronto con alcuni viticultori locali è emersa la difficoltà legata ad una situazione climatica complessa che ha, in alcuni casi, compromesso la quantità ma per fortuna non la qualità del prodotto
è stata un’annata difficile per quanto concerne la produzione vinicola nostrana che è poi culminata nella vendemmia che si è svolta nel corso di queste ultime settimane. Su questo punto sono sostanzialmente d’accordo tutti i viticultori della Lunigiana che abbiamo contattato. Infatti la stagione è iniziata con i mesi di maggio e giugno che sono stati segnati da frequenti piogge, che hanno reso necessari numerosi interventi per proteggere le colture dalle malattie fungine. E poi dalla seconda settimana di luglio, il clima è cambiato drasticamente, con un periodo di caldo intenso e assenza di piogge, che ha accelerato la crescita dei grappoli, fino ad arrivare ad un settembre nuovamente piovoso e freddo. Un’annata quindi decisamente particolare, che ha avuto effetti diversi con situazioni difformi, a macchia di leopardo, per quanto concerne la vendemmia e quindi sulla qualità e quantità della raccolta di uva nel nostro territorio.

C’è ad esempio chi ha avuto una raccolta decisamente inferiore rispetto agli anni passati come la cantina “Ruschi Noceti”, il podere sulla Costa di Pontremoli, “ancora non abbiamo fatto una valutazione precisa ma si può dire che c’è stato un calo tra il 50 e il 60%”. Una netta diminuzione dovuta a diversi fattori “le vigne hanno incominciato a germogliare quando è tornato un clima freddo e piovoso” o ancora alla Black rot una malattia della vite causata da un fungo, in grado di colpire tutti i tessuti erbacei della pianta “siamo riusciti ad arginarla in tempo ma è chiaro che qualche danno lo ha comunque provocato”. Ma non sono mancati i danni causati dai cinghiali ed anche i “fagiani buttati dai cacciatori in piena fase di maturazione delle vigne, che hanno fatto razzia”. Per fortuna se la quantità non è stata eccezionale, la qualità è comunque salva “sì, in un contesto particolare come è stata questa annata comunque la qualità del raccolto è stata decisamente buona. è chiaro che la maturazione non è stata ottimale, e quindi probabilmente il vino non raggiungerà le consuete gradazioni ma mantenendo in ogni caso un prodotto di ottima qualità, magari senza toccare i picchi del 2018”. Del resto la qualità è un marchio di fabbrica di questa cantina che sta portando avanti da tempo un percorso di riscoperta dei vitigni autoctoni.

Sul fatto che sarà un vino con gradazioni meno alte rispetto al solito concordano anche dalla cantina del “Monastero dei Frati” a Monte dei Bianchi di Fivizzano che hanno deciso “di anticipare di qualche settimana la vendemmia visto il maltempo che stava perdurando da inizio settembre, una scelta operata per portare in cantina un prodotto sano”. Una decisione che sembra ora essere coronata da un positivo riscontro con la qualità del prodotto che appare di buona fattura “con ottimi aromi ed un bouquet delicato al naso”. Per quanto concerne la raccolta la cantina fivizzanese ha sostanzialmente chiuso in pareggio, anzi forse con un lieve incremento, anche “perchè sono entrati in produzione i nuovi vitigni che hanno compensato qualche perdita”. Nuovi vitigni in cui l’azienda ha deciso di puntare in maniera specifica sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni come la Barsagliana e la Pollera, che si vanno ad affiancare a vitigni internazionali, come il Syrah ed il Merlot.

Decisamente soddisfatti invece dalla cantina “Villa di Negro” di Bagnone, con un’annata “buona sia per quanto concerne la quantità, che conferma i dati 2023, che la qualità. Abbiamo avuto qualche danno da parte degli ungulati ma tutto sommato in maniera limitata, mentre fortunatamente le vigne non hanno subito malattie permettendo una crescita sana dell’uva”.
I vigneti dell’azienda, situati nelle colline nei pressi di Castiglione del Terziere, ospitano un mix di varietà locali e internazionali. Oltre al Pinot, Merlot e Moscato, che furono i primi vitigni impiantati, l’azienda coltiva anche vitigni autoctoni come la Pollera, il Sangiovese e il Vermentino, tutti ben adattati al territorio.

Si ritorna a dati meno lusinghieri parlando con i viticultori del Podere Fedespina ad Arpiola di Mulazzo “purtroppo dobbiamo segnalare una diminuzione del raccolto di circa il 20% rispetto agli anni passati”. Un brusco calo fortemente legato alle condizioni climatiche “le piogge e il freddo della primavera, l’estremo caldo e la siccità estiva hanno condizionato la maturazione delle vigne. E poi è arrivato un settembre troppo freddo a dare il colpo di grazia”. Anche in questo caso la qualità del prodotto non dovrebbe averne risentito “fortunatamente la qualità è ottima”, per questa azienda che si è orientata fin dal principio verso la produzione di vini caratterizzati da una forte tipicità territoriale, privilegiando le varietà di uve presenti nel territorio.
(Riccardo Sordi)



