Ad eccezione di un giugno più temperato si è trattata dell’ennesima estate caldissima, che si va a collocare al quarto posto nella classifica delle estati più torride.
Dopo due mesi di calura pressoché costante, visto che le pause sono sempre state brevi e poco incisive, sarebbe stata cosa buona che settembre si avviasse in maniera del tutto diversa, invece la fornace solare pare intenzionata a non desistere dal far ‘pompa dei suoi raggi’. A prescindere dall’andamento stagionale, tuttavia, il trimestre estivo è terminato e, da oggi, quel che succede va a carico dell’autunno. Ecco, dunque, come è andata a Pontremoli e in Lunigiana l’estate 2024. Partita non a razzo, ma con un giugno abbastanza piovoso e dispensatore di temperature in linea con la norma per buona parte del mese, si è fatta man mano più ardente in luglio e, soprattutto, in agosto, come capita ormai da anni con maggiore frequenza rispetto al passato. Hanno avuto voglia i social, le tv e i giornali di blaterare a vanvera di ‘rotture’ e ‘crisi’ di ferragosto, post ferragosto e di estate che stentava a decollare solo perché non è passato quasi giorno che, da una parte o dall’altra del Paese, non scoppiassero temporali capaci di nubifragi, grandinate e vento indiavolato su una qualche porzione ristretta di territorio.
I fatti, trascorsi i tre mesi, sono nero su bianco e non lasciano adito a dubbi: si è trattato dell’ennesima calda, caldissima, troppo calda e incomoda stagione estiva, diversa da come si è vissuta e goduta fino a venti-trent’anni fa e poi andata peggiorando a motivo del riscaldamento globale. Non si può qui riportare un resoconto dettagliato: bastino le evidenze più rimarchevoli, che peraltro sono comuni o simili a località e città poste anche a notevole distanza fra loro. Partendo da quanto constatato a Pontremoli, si è assistito in successione (a far data dal 1929): al settimo luglio più caldo della serie storica, al secondo agosto più caldo, alla parte finale di agosto (terza decade) come terza più torrida. Nel complesso, il trimestre estivo è risultato il quarto più ardente dopo quelli del 2003, 2022 e 2015. Non si sono, a differenza dello scorso anno, raggiunti picchi straordinari di temperatura massima, ma la persistenza di un livello termico mediamente elevato è stata inferiore solo a quello delle tre estati da podio appena citate. Un elemento che ha influito sulla sopportazione della canicola, inoltre, viene dal tipo di caldo, quest’anno un po’ meno asciutto del consueto e, pertanto, con il disagio di temperature elevate congiunte, specie in luglio, a umidità relativa superiore alla norma. Agosto ha concesso via via caldo più secco, ma quando la lunga durata lo aveva ormai reso molesto seppur di qualità migliore. Considerando tutti i mesi estivi, agosto 2024 si è conquistato la quinta posizione in fatto di calura dopo l’agosto 2003, saldo in testa, il luglio 2015, il luglio 2006 e il luglio 2022. Al sesto posto, si trova un mese estivo più datato, il luglio 1983, che delimita il gruppetto di mesi estivi più infuocati e aventi una temperatura media >=24,0°C. Gli stessi sei mesi costituiscono il top più rovente dell’elenco che si può stilare con i dati di Villafranca-Ghiaione, attiva dal 1982.
L’unica differenza è la diversa posizione in classifica di quei sei mesi particolarmente caldi in Lunigiana e un po’ in tutto il Centro-Nord Italia: ad esempio, proprio l’agosto 2024, quinto più caldo a Pontremoli e addirittura secondo, invece, a Villafranca. Fin qui, l’ampio spazio dedicato all’aspetto terrmico. Non c’è da dire molto sulle precipitazioni, perché d’estate si distribuiscono nelle modalità più bizzarre e ogni luogo, anche ristretto, fa storia a sé: le occasioni per rovesci e temporali, eccetto un periodo più tranquillo a metà luglio, si sono rinnovate per l’intera stagione, ma si sono concretizzate ora qui e ora là lasciando la maggior parte del territorio a lungo senza apporti significativi. Giugno ha elargito di più, luglio è stato molto risparmioso e agosto ha fatto finta di voler recuperare. A Pontremoli, i 169,2 mm raccolti nel trimestre rappresentano il 77% dell’accumulo medio di un’intera estate: un dato lontano sia da quelli di estati siccitose sia da quelli di estati più capricciose, temporalesche e instabili.
(Maurizio Ratti – responsabile dell’osservatorio meteo)



