Dal Presidente Mattarella l’appello alla Pace
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso di fine anno (foto Presidenza della Repubblica)

Il messaggio di Capodanno che il Presidente della Repubblica Mattarella ha rivolto al Paese è stato accolto con plauso da tutte le parti politiche. Eppure non è stato un messaggio neutrale. Di fatto egli ha toccato, con la sobrietà che gli è propria, più o meno tutti i temi caldi del momento critico attuale. Non ha accarezzato nessuno cercando il consenso (non gli interessa) o l’approvazione. Ogni partito dovrebbe fermarsi a riflettere, dovrebbe “ascoltare” la preoccupazione di un Capo di Stato di alta sensibilità umana e democratica. In un momento in cui tra le alte gerarchie mondiali, di fronte ai drammi delle guerre sanguinose destinate ha lasciare strascichi di sangue nel futuro dei popoli (“la guerra – ogni guerra – genera odio. E l’odio durerà, moltiplicato, per molto tempo, dopo la fine dei conflitti”) è scomparsa la parola “pace”, al massimo si parla di tregua. Mattarella, al contrario, la pone chiaramente al centro nella prima del suo intervento, ma di fatto è il collante anche delle successive osservazioni su ciò che non funziona nel Paese. “La guerra non nasce da sola. Non basterebbe neppure la spinta di tante armi, che ne sono lo strumento di morte. Così diffuse e fonte di enormi guadagni. Nasce da quel che c’è nell’animo degli uomini. Dalla mentalità che si coltiva. Dagli atteggiamenti di sopraffazione di violenza, che si manifestano. È indispensabile fare spazio alla cultura della pace. Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo. Al contrario, è il più urgente e concreto esercizio di realismo, se si vuole cercare una via d’uscita a una crisi che può essere devastante per il futuro dell’umanità”.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“Perseguire la pace vuol dire respingere la logica di una competizione permanente tra gli Stati. Per conseguire la pace non è sufficiente far tacere le armi. Costruirla significa, prima di tutto, educare alla pace. Coltivarne la cultura nel sentimento delle nuove generazioni. Nei gesti della vita di ogni giorno. Nel linguaggio che si adopera. Dipende, anche, da ciascuno di noi”. Così egli collega la ricerca del superamento della violenza tra gli Stati alla ricerca della violenza all’interno della società italiana. “Penso a quella più odiosa sulle donne. L’amore non è egoismo, possesso, dominio, malinteso orgoglio. L’amore – quello vero – è ben più che rispetto: è dono, gratuità, sensibilità. Penso alla violenza verbale e alle espressioni di denigrazione e di odio che si presentano, sovente, nella rete”. “Penso al risentimento che cresce nelle periferie. Penso alla pessima tendenza di identificare avversari o addirittura nemici”. E ricorda la mancanza di lavoro, il lavoro sottopagato, la difficoltà di accedere alle cure mediche, all’accoglienza dei migranti… in fondo “pace” significa ascoltare le voci di disagio che salgono dal cuore della società. Ci sono segnali positivi e offre indicazioni di rotta soprattutto ricordando che la libertà va conquistata con la partecipazione alla vita civile. Mattarella non ha rivolto accuse specifiche a nessuno, però nessun partito dovrebbe fingere di non aver capito.

Giovanni Barbieri