Le aliquote IMU nella nostra Provincia per seconde case e abitazioni di lusso

Scade in questi giorni la prima rata. La seconda è prevista per il 18 dicembre. Vediamo come ogni comune del territorio ha deciso di intervenire sulla parte variabile dell’imposta

Proprio in questi giorni, il 16 giugno, scade la prima rata entro cui versare l’acconto IMU per il 2023. Gli italiani si preparano quindi a sborsare un anticipo di 11 miliardi di euro, con il gettito complessivo annuo che sarà di circa 22,1 miliardi (18,1 miliardi ai Comuni e 4 miliardi allo Stato).

L’imposta municipale propria (IMU), introdotta nel 2011 al posto dell’Imposta comunale sugli immobili (ICI), è un tributo dovuto per il possesso di fabbricati, delle aree fabbricabili e dei terreni agricoli. Dal 2011 ad oggi la normativa è stata sottoposta a diverse modifiche, l’ultima delle quali, con la Legge di Bilancio 2020 che ha cancellato la TASI, accorpandola di fatto all’IMU.

Le aliquote IMU dei comuni della nostra Provincia
Le aliquote IMU dei comuni della nostra Provincia

Come è noto, dal 2014 l’IMU non è più dovuta per l’abitazione di residenza ad eccezione delle unità immobiliari di lusso censite nella categoria A/1 (abitazioni di tipo signorile) A/8 (abitazioni in ville) e A/9 (castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici). Per quanto riguarda l’imposta su questa tipologia di abitazioni, il legislatore ha stabilito un’aliquota pari allo 0,5 per cento (aumentandola dello 0,1% rispetto al 2022), attribuendo ad ogni singolo comune la facoltà di diminuire tale aliquota sino all’azzeramento o di aumentarla solo sino alla misura dello 0,65 per cento. Nella nostra provincia sono pochi i comuni che hanno deciso di abbassare la percentuale rispetto alla quota stabilita (Aulla con lo 0,48, Comano, Licciana e Podenzana con lo 0,4) solo Casola e Tresana hanno scelto di mantenere la quota proposta dal Governo mentre gli altri comuni hanno aumentato, quasi tutti andando all’aliquota dello 0,6%, con solo Filattiera leggermente più bassa (0,575%) mentre varcano anche la soglia dello 0,6% Pontremoli (0,61%) e Massa (0,64%).

Ovviamente, però, ad essere particolarmente interessate dall’imposta IMU sono soprattutto le seconde case, che nel nostro territorio sono molto spesso abitazioni d’origine degli emigrati e che rappresentano quindi un legame fisico con la propria terra d’origine. Non fonti di reddito, dunque, ma luoghi d’affezione, anche spesso causa di spese ingenti per la loro manutenzione. Giova però rammentare che gli immobili inagibili o comunque inabitabili (la situazione deve essere certificata, anche con autodichiarazione) e quelli di interesse storico (soggetti a vincolo delle Belle Arti) pagano la metà dell’imposta.

In questo caso l’indicazione del legislatore pone come aliquota base lo 0,86% (ovvero 0,76% della vecchia IMU più lo 0,1% della TASI confluita in essa) con la possibilità, anche in questo caso, per i comuni di modificare la percentuale con il tetto massimo dell’1,06%. Limite massimo che adottano più di un terzo dei comuni della nostra Provincia (sono in sette: Aulla, Carrara, Fivizzano, Fosdinovo, Montignoso, Mulazzo e Villafranca), si scende di poco (1,04%) e si trova il comune di Licciana, a seguire (1,03%) quello di Podenzana e poi Pontremoli (1,01%). Tre i comuni a cifra tonda 1% (Bagnone, Casola e Tresana) mentre con i soli decimali troviamo Zeri (0,96%) e poi Comano e Filattiera (0,9%).

Abbiamo tenuto non a caso da parte Massa, infatti il capoluogo, pur risultando formalmente all’1%, è una delle 17 città italiane in cui è ancora in vigore l’ex addizionale della Tasi, per cui, in questi Comuni, bisogna aggiungere all’IMU lo 0,1% della Tasi, arrivando quindi alla cifra dell’1,1% complessivo. I numeri che abbiamo elencato, però, potrebbero non essere quelli definitivi ed un amara sorpresa potrebbe arrivare tra capo e collo ai contribuenti al momento del saldo, entro il prossimo 18 dicembre. I Comuni che ancora non applicano l’aliquota più alta o che hanno deciso o decideranno di eliminare o ridurre alcune agevolazioni introdotte gli anni scorsi potrebbero deliberare ritocchi al rialzo. Hanno tempo infatti fino al 14 ottobre 2023 per inviare le delibere sull’IMU al ministero dell’Economia e Finanze, che dovrà poi pubblicarle sul sito entro il 18 ottobre 2023.

(Riccardo Sordi)