“Mettersi a disposizione del Signore servendo i fratelli”

A Sestri Levante gli esercizi spitiruali del clero apuano

Si sono svolti a Sestri Levante, nella Casa “Opera Madonnina del Grappa”, dal 9 al 13 gennaio, gli esercizi spirituali per il clero. Alla loro conclusione abbiamo ascoltato il nostro vescovo diocesano, fra’ Mario Vaccari.

Fra Mario, la prima esperienza di esercizi spirituali con il suo clero, quali le emozioni?
Abbiamo vissuto una bella esperienza di spiritualità e fraternità. Eravamo in 12, di cui uno ero io, più suor Anna Borghi che ci ha aiutato con le sue meditazioni ad approfondire l’esperienza spirituale e il ministero dell’Apostolo Paolo.

Un piccolo gruppo che ha favorito lo scambio e la condivisione…
Gli esercizi sono stati per me e per gli altri confratelli proprio un’esperienza particolare; la Chiesa ci ha invitato, ci ha portato davanti al Signore, nonostante tutto e tutti (impegni, resistenze, fatiche…) e ci ha introdotto alla Sua presenza. Un conto è una verità di fede che si proclama, come il servizio al vangelo come culto (Rm 1,9), un’altra è sentire in sé questa rinnovata chiamata a mettersi a disposizione del Signore servendo i fratelli, ogni giorno.

Fra Mario, ci vuole raccontare qualcosa della predicazione di suor Anna…
L’immagine che ho davanti è molto diretta e singolare: gli esercizi sono stati l’esperienza di un’azione di Dio che scoperchia il tetto della casa. Durante la prima meditazione suor Anna citando la Seconda Lettera di Paolo a Timoteo ci ha proposto di vivere quei giorni di esercizi come l’opportunità di “ravvivare il dono di Dio che è in noi mediante la imposizione delle mani” (2Tm 1,6) e rileggendo la preghiera di Ordinazione presbiterale ci ha riportato a guardare dall’alto del tetto della nostra vita il posto dove Gesù ci aspetta. Mentre nei giorni successivi ha dato corpo attraverso la lettura di diverse pagine delle Lettere paoline a tre tematiche che permettessero sempre di più di avvicinarci al Signore per essere ravvivati dal suo dono d’amore. Ci siamo soffermati sul tema “il Gesù di Paolo e il Paolo di Gesù”, senza trascurare un passaggio delicato sia per l’Apostolo che per noi, Paolo “Apostolo debole di un Dio debole”. Ed infine abbiamo visto l’appartenenza a Gesù come fonte della nostra unità: “Di Cristo… e cosi unanimi!”.

Durante gli esercizi, oltre suor Anna, anche lei ha assunto un ruolo specifico, ce ve ne vuole parlare?
Parallelamente al lavoro di suor Anna, nelle meditazioni pomeridiane, io ho riletto il Documento conciliare Presbyterorum Ordinis, cercando di evitare una lettura accademica ed esclusivamente teologica, ma piuttosto rileggendola alla luce di questi primi mesi di Ministero episcopale in questa amata Chiesa di Massa Carrara-Pontremoli. La rinnovata coscienza di essere preti ed esserlo perché chiamati a svolgere un ministero a servizio di Cristo nella Chiesa, penso possa essere la grande conquista che come presbiteri di questa Chiesa possiamo fare.

Dunque che cosa ha evidenziato?
Sempre partendo dal documento, ho evidenziato come Episcopato e presbiterato sono vocazioni interconnesse, che prendono spessore dalla relazione essenziale che li costituisce, tanto che emerge chiaramente come il ministero sacerdotale sia presentato dal Concilio in parallelo a quello episcopale. Vescovi e preti sono chiamati a vivere in un clima di collaborazione/cooperazione e fraternità.

E in particolare?
Ci siamo soffermati sulla missione che il documento conciliare affida ai presbiteri: munus docendi, munus santificandi, munus regendi. L’annuncio della Parola ha la priorità temporale (perché solo annunciando il Vangelo si può costruire una comunità), la celebrazione dell’Eucarestia (e degli altri sacramenti) ha una priorità qualitativa perché rende presente Gesù Cristo risorto attraverso lo Spirito Santo che costruisce la comunità, la fatica di costruire e di gestire ha la priorità quantitativa in termini di tempo ed energie. Questi tria munera sono quindi intrecciati l’uno con l’altro e costituiscono la missione del presbitero nella Chiesa. La vita del sacerdote, spesso dispersa e frammentata in mille incombenze anche di natura amministrativa e burocratica, trova la sua unità nella carità pastorale e cioè nella vita che Cristo ha donato per il suo gregge. Allo stesso modo il presbitero offre tutte le sue attività, fatiche, sofferenze, gioie, per il suo gregge.

Un’esperienza come traspare dalle sue parole rigenerante ed incoraggiante…
Si! È stata davvero intensa e spero che da queste mie parole si possa gustare un po’ di quello che abbiamo vissuto nei giorni degli esercizi spirituali. Ho ricordato in particolare nella preghiera i presbiteri e per loro prossimamente voglio organizzare un’altra occasione per dare questa possibilità: “venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’” (Mc 6,31). Colgo l’occasione, anche, di ringraziare l’ospitalità delle “Oblate di Cristo Re” che gestiscono la casa della “Madonnina del Grappa”: ci ha fatto sentire di essere sorretti verso l’incontro con il Signore.