Acciaierie Italia si fa da parte: nessun futuro nel pubblico per la Sanac di Massa

Due manifestazioni di interesse (l’indiana Dalmia e gli austriaci di RHI) per rilevare l’azienda apuana che produce refrattari per l’industria siderurgica. In attesa del verdetto 110 dipendenti, l’indotto e un intero territorio che rischia di perdere un altro presidio produttivo

Veduta area degli impianti della Sanac di Massa
Veduta area degli impianti della Sanac di Massa

Possono sembrare tanti i circa 900 km che separano Massa da Taranto, ma non per le maestranze della Sanac, l’azienda situata nella zona industriale apuana operante nella produzione di refrattari per i forni destinati alla produzione siderurgica. Sono 110 circa i lavoratori dello stabilimento (a cui vanno aggiunti un centinaio di addetti delle ditte subappaltatrici) il cui posto di lavoro è a rischio da quando nel 2021 Acciaierie Italia ha cessato gli acquisti a Sanac dei refrattari destinati al polo siderurgico di Taranto. Lo stabilimento di Massa, il più importante dei 4 siti produttivi di Sanac, nacque nel 1972 in un luogo strategico: vicino alle cave di dolomite di Forno, al porto di Marina di Carrara e ai poli siderurgici di Piombino e di Genova – Cornigliano. Cresciuta nell’orbita del gruppo pubblico ILVA-Italsider, Sanac si affermò presto come produttore ed esportatore europeo di prodotti refrattari per l’industria siderurgica, forte anche di tecnologie produttive brevettate e completamente progettate nello stabilimento apuano. Passata nel 1995 alla famiglia Riva assieme al resto del gruppo ILVA, la situazione di Sanac si è fatta incerta da quando il gruppo siderurgico è stato posto nel 2015 in amministrazione straordinaria; quando nel 2017 ILVA viene venduta al gruppo italo-indiano Arcelor Mittal-Marcegaglia, le altre società del gruppo rimangono fuori dall’operazione. L’amministrazione straordinaria bandisce una prima gara per la vendita di Sanac; ad aggiudicarsela è Acciaierie Italia, la società a partecipata dallo Stato tramite Invitalia che ha preso le redini del polo siderurgico di Taranto, che però non versa la fideiussione a garanzia dell’acquisto facendo sfumare la transazione. Un secondo bando, la scorsa estate, si è concluso con i commissari straordinari che hanno scartato l’offerta della indiana Dalmia in quanto valutata poco credibile in termini di tenuta occupazionale.

Uno dei macchinari presenti all’interno della Sanac di Massa

Della scorsa settimana sono invece le manifestazioni di interesse giunte a seguito dell’apertura di un terzo bando: a volere fare propria Sanac sono ancora Dalmia e gli austriaci di RHI magnesita che a loro volta, ad inizio settimana, hanno ufficializzato l’avvio delle procedure per l’acquisto di Dalmia. Il futuro di Sanac sarà dunque quello di un leader mondiale dei refrattari con sede a Vienna e quotazione alla Borsa di Londra? Tra le maestranze apuane c’è molta prudenza: serviranno mesi per stendere un piano industriale che svelerà le intenzioni dell’acquirente, soprattutto in termini occupazionali. Il problema di Sanac per ora rimane Taranto: le aspettative di chi sperava che Acciaierie Italia facesse un’offerta per i 4 stabilimenti Sanac sono andate deluse. Una porta in faccia da parte di una società partecipata dallo Stato, nei confronti dei consigli comunali di Massa, Carrara e Montignoso che, in seduta congiunta lo scorso 7 novembre a Palazzo Ducale, hanno invocato l’intervento del Ministero dello Sviluppo Economico su Invitalia per favorire l’operazione. Ma soprattutto, una porta in faccia nei confronti dei lavoratori, che a più riprese hanno denunciato il totale disinteresse per le sorti di Sanac da parte di tutti i ministri dello Sviluppo Economico dal 2015 in poi. Taranto, inoltre, rimane importante anche per la sopravvivenza economica di Sanac: sono 23 i milioni di euro di crediti che l’azienda massese vanta nei confronti del polo siderurgico pugliese. Le ingiunzioni di pagamento fatte pervenire ad Acciaierie Italia – che rappresenta il 50% delle vendite di Sanac – hanno avuto come unico effetto una vendicativa sospensione di ogni ordinativo dall’estate 2021. Mentre c’è curiosità nei confronti dell’atteggiamento del nuovo governo e del Ministro Urso rispetto alle sorti di Acciaierie Italia e del suo indotto, a dicembre per i lavoratori Sanac riprenderà un nuovo periodo di cassa integrazione, in attesa del verdetto sulle sorti occupazionali e produttive della loro azienda.

(Davide Tondani)