Per la prima volta nella storia della Repubblica la provincia apuana non elegge nessun rappresentante a Roma. La riduzione dei parlamentari, come previsto, apre un problema di rappresentanza delle aree periferiche e poco popolate.
Per la prima volta nella storia della Repubblica la provincia di Massa Carrara non ha alcun rappresentante in Parlamento. A determinare l’inedita situazione è stata la riduzione del numero di parlamentari votata dal Parlamento nel 2020, confermata dal referendum costituzionale che si tenne il 20 settembre dello stesso anno, con i “sì” al ridimensionamento di Camera e Senato che nella provincia apuana furono il 66,7%. Che il nuovo numero di deputati e senatori non fosse sufficiente a garantire adeguata rappresentanza ai territori periferici e meno popolosi era chiaro già alla vigilia della stesura delle liste nel contesto di una legge elettorale, la stessa del 2018, applicata su collegi elettorali più vasti. Per avere un’idea, il collegio uninominale del Senato – un solo eletto con il sistema maggioritario – in cui era inserita la provincia di Massa Carrara nel 2018 contava, oltre alla provincia apuana, quella di Lucca. Nel 2022 lo stesso collegio uninominale è stato ampliato anche alle le province di Prato e Pistoia. Alla Camera, il collegio plurinominale comprendente Massa Carrara, Lucca, Pistoia e Prato, dove i deputati sono eletti con il sistema proporzionale, gli eletti sono passati dai 7 del 2018 ai 5 del 2022. Senza scendere in tecnicismi sulle strategie connaturale alla compilazione delle liste in questo nuovo contesto, l’esito finale per la provincia apuana è stato catastrofico, nonostante i candidati del territorio non fossero pochi. Il confronto con il passato recente è impietoso. Il voto del 2013 garantì a Massa Carrara l’elezione al Senato delle carraresi Laura Bottici e Sara Paglini (entrambe del M5S) e alla Camera dei massesi Andrea Rigoni (PD) e Martina Nardi (SEL, poi passata al PD). Cinque anni dopo il territorio apuano e lunigianese trovò rappresentanza nuovamente in Laura Bottici al Senato e in Martina Nardi alla Camera, a cui si aggiunsero, sempre a Montecitorio, Riccardo Ricciardi (M5S), massese di origine versiliese, e il pontremolese Cosimo Ferri, eletto nelle file del PD (poi passato nelle file di Italia Viva) nel collegio di Siena. L’assenza di parlamentari del territorio nei lavori della XIX legislatura non è una questione di orgoglio campanilistico, ma di sostanza. Certo, non sempre la presenza di parlamentari del territorio ha significato un effettivo interesse degli eletti per il proprio collegio elettorale, anzi: diversi di loro hanno chiuso il loro mandato senza aver lasciato traccia di impegno per il loro territorio. Le istanze del comprensorio rimangono comunque molte e non troveranno alcuna voce locale intenta a promuoverle: si va dal raddoppio della Pontremolese all’ampliamento del porto di Carrara in relazione con i problemi di erosione del litorale, dalle bonifiche nella zona industriale apuana al rilancio delle aree interne come la Lunigiana; tutti temi che si intrecciano con molti dossier – a partire dal PNRR – che nei prossimi mesi e anni transiteranno nelle commissioni parlamentari e in aula senza che alcuna voce locale potrà intervenire. L’assenza di rappresentanza a Roma si somma poi all’annoso problema del sottodimensionamento della rappresentanza di Lunigiana e Costa in consiglio regionale, altro snodo strategico delle scelte politiche. La legge elettorale della Toscana assegna a Massa Carrara un solo consigliere, quando in rapporto agli abitanti le spetterebbero almeno due dei 40 membri del parlamentino regionale: un altro elemento che getta un’ombra molto lunga sulla possibilità per aree poco popolate e distanti dai centri decisionali, come la nostra provincia, di potere incidere sulle scelte politiche.
(Davide Tondani)
A Roma 4 eletti di Spezia e 2 lombardi “figli” dell’emigrazione lunigianese


Se Massa Carrara non è entrata in Parlamento, alle elezioni del 25 settembre è andata meglio al vicino territorio spezzino, che a differenza di quello apuano non è per nulla periferico nella sua regione: La Spezia è la seconda città della Liguria e il comune più popoloso della circoscrizione elettorale in cui è inserita. La provincia del Golfo dei Poeti e delle Cinque Terre manda a Roma quattro candidati, contro i 5 della precedente legislatura. Eletti alla camera sono la vicesindaca di Spezia Maria Grazia Frijia (FdI) e l’ex ministro del Lavoro Andrea Orlando (PD), entrambi eletti al proporzionale. Al Senato siederà invece la santostefanese Stefania Pucciarelli (Lega), sottosegretaria alla Difesa del governo uscente e vincitrice del collegio uninominale. Ad essa si aggiunge la renziana Raffaella Paita ripescata nel collegio proporzionale di Roma, dove era candidata alle spalle di Carlo Calenda, che lascia il suo posto alla ex presidente della Commissione Trasporti della Camera in quanto eletto in Sicilia. Nel Parlamento appena insediato, nonostante l’assenza di rappresentanti di Massa Carrara, un po’ di Lunigiana è rappresentata da due discendenti del fenomeno migratorio che ha visto tante famiglie della Val di Magra spostarsi in Lombardia in cerca di nuove opportunità. Si tratta di Simona Malpezzi del PD e di Alessandro Cattaneo di Forza Italia. La capogruppo uscente dei democratici al Senato, 50 anni di Cernusco sul Naviglio, dirigente scolastico, è originaria di Caprio di Filattiera, paese di origine del padre Dino, storico maestro del circondario pontremolese. L’ex sindaco di Pavia, 43 anni, in Parlamento dal 2018, è stato rieletto quest’anno nel collegio uninominale pavese. Cattaneo è assiduo frequentatore di Pontremoli, paese di origine della nonna materna e dove ancora vive, al Fiesolare, la madre. (d.t.)



