Tra antiche carte d’archivio la seduta della Deputazione

Debutto del presidente Angelo Ghiretti e di Marco Angella per la sezione di Pontremoli

Particolare di una cartolina di Pontremoli all’inizio del Novecento: si noti la facciata dell’antica chiesa di San Colombano che sarà demolita all’inizio del 1914 per l’accesso dal nuovo ponte sul torrente Verde

Una rassegna miscellanea di ricerche è stata presentata il 26 giugno nella Stanze del Teatro della Rosa salutata dal presidente generale della Deputazione di Storia Patria, Angelo Ghiretti e da Marco Angella per la sezione di Pontremoli. Le Deputazioni nascono dall’Unità d’Italia, quella di Parma a fine Ottocento, oggi conta 86 collaboratori di ricerca, studia la storia generale e la storia patria locale, dal 2004 il campo si è allargato al presente e al futuro in continuità col passato.
Giuseppe Benelli, che ha traghettato alle nuove elezioni, ha commemorato il socio mons. Silvano Lecchini (Pontremoli 1929-2019): la sua prima parrocchia fu Camporaghena raggiungibile solo a piedi, poi Torrano e finalmente scese al basso, segretario del vescovo Fenocchio, parroco del Duomo con mons. Corradini e dal 1980 con propria titolarità. Tanti sono i lavori che mise in atto, a lungo maestro della corale “Santa Cecilia”; promosse restauri importanti del Duomo. Il via alle comunicazioni lo ha dato Paolo Lapi con l’elenco e note sulle chiese, monasteri a Pontremoli al tempo del voto del 1622, ha aggiunto anche nozioni di vita civile con l’istituzione del medico condotto, il governo della città affidato al castellano del Piagnaro.
Alfredo Bassioni ha raccolto notizie sul frate domenicano Matteo da Pontrenoli, rimasto nell’ombra fino ad uno scritto di Pietro Bologna che ha portato a successivi studi. Fu l’ultimo vescovo di Tanais sul mar d’Azov, poi vennero i turchi ottomani.

Una vecchia foto del castello del Piagnaro a Pontremoli

La paleografa Mariella Menchelli ha completato il catalogo dei libri della biblioteca di Nicodemo Tranchedini diplomatico pontremolese al servizio dei signori di Milano e Firenze. Ai primi appunti ha aggiunto l’analisi di un codice di Pellegrino Seratti (nato a Pontremoli e morto a Milano nel 1481) presente nella biblioteca Tranchedini: molti dei suoi codici manoscritti e incunaboli sono andati dispersi. Un nucleo consistente è arrivato alla biblioteca Riccardiana di Firenze. Comprende, proveniente da Nicodemo, un carteggio con le epistole di Francesco Filelfo. Altri libri superstiti (se ne contano 29 su un totale di forse 109) sono le opere di Plutarco tradotte dall’umanista Leonardo Bruni, il manuale di Epitteto tradotto dal Poliziano. Pietro Ferrari pubblicò cinque liste di codici della biblioteca tranchediniana, tra cui quella del Vaticano (Nicodemo ebbe stretti rapporti con Niccolò V) e dello Spedale degli Innocenti di Firenze.
Davide Tansini ha relazionato sui commissari sforzeschi di Pontremoli dal 1441 al 1500, partendo dall’espansionismo dei Visconti, soprattutto di Filippo Maria Visconti, che nel 1421 acquista Genova e ne diventa il signore. Rivolge attenzione anche verso la Lunigiana, all’epoca molto frammentata, in mano a signorie locali e straniere. La conquista principale è Pontremoli ottenuta tramite Niccolò Piccinino che la toglie ai Fieschi. Il governo di Pontremoli non è stabile e si verificano rivolte. Nel 1425 Genova sconfigge gli aragonesi davanti all’isola di Ponza prendendo prigionieri, tra gli altri, il re di Napoli e il re d’Aragona, Filippo Maria passa dal campo angioino a quello aragonese. Nel 1435 Genova si ribella e il Visconti perde la signoria sulla città. Il duca di Milano ha tra i suoi uomini Francesco Sforza, comandante militare capace e desideroso di diventare lui duca. Ci riesce nel 1450 sposando la figlia di Filippo Maria, Bianca Maria, la quale porterà in dote Pontremoli e Cremona. Lo Sforza è amico di Cosimo de’ Medici, il quale è anche suo finanziatore. Pontremoli diventa una terra di collegamento con Firenze, Francesco Sforza vi nomina i suoi commissari, che hanno poteri giudiziari e amministrativi, sono persone capaci e di fiducia, devono controllare tutto il circondario, essere decisionisti e informare il duca su ciò che accade. Sono di rango piuttosto elevato e ricevono un ottimo stipendio. Il primo commissario sforzesco a Pontremoli è Silvestri da Norcia. Nel 1466 muore Francesco, gli succede Galeazzo Maria Sforza, ucciso nel 1476, e poi il giovane Gian Galeazzo sotto la reggenza della madre Bona di Savoia e di Cicco Simonetta. A Pontremoli viene inviato un commissario fedele a Simonetta. Sulla scena arriva Ludovico il Moro, che costringe la cognata Bona a cedergli il potere e ad uccidere il Simonetta. Il dominio degli Sforza termina con l’arrivo dei re francesi Carlo VIII e Luigi XII.
Olga Ricci ha presentato un progetto di ricerca sugli Statuti di Virgoletta conservati all’Archivio di Stato di Pisa. Si tratta di un codice membranaceo di 22 carte del secolo XVI. Sono un esempio di statuti rurali che regolano ogni aspetto della vita contadina del borgo.
Marco Madoni ha tratteggiato la figura del pontremolese Agostino Campi, rettore del convento di S. Maria degli Angeli a Firenze. Frate domenicano diviene seguace di Girolamo Savonarola e del savonarolismo per riformare la Chiesa. Il suo nome è legato anche a S. Maria Maddalena de’ Pazzi e ad altre beate poiché è il loro confessore. Il suo interesse è far prosperare il pensiero di Savonarola. Ha redatto il regolamento del suo convento, approvato dal papa Pio IV nel 1564.

Paola Bianchi

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