Anche a Pontremoli ci fu una partecipazione massiccia. Un primo, importante sciopero si era già svolto nel gennaio 1920: era il “biennio rosso”

Quando, sul finire dell’Ottocento, il treno arrivò a Pontremoli, grazie ai ferrovieri portò un forte cambiamento nella vita sociale, economica, politica, culturale. La stazione ferroviaria era la più importante dell’intera tratta, progettata per prioritarie funzioni militari collegate all’Arsenale spezzino, aveva un deposito di locomotive di spinta per superare un alto dislivello fino a Guinadi. L’impresa grossa fu realizzare il tunnel del Borgallo, che conobbe incidenti anche mortali.
Il lavoro poco pagato e rischioso spinse gli operai a organizzarsi in Circoli di mutuo soccorso e in gruppi sindacali che avevano portato a massicce astensioni dal lavoro già il 2 e il 7 maggio 1890. Il sindacalismo rivoluzionario di Sorel preoccupò i parlamentari della Lunigiana, gli onorevoli Maffi, Quartieri e Fabrizi presentarono alla Camera interpellanza e quesiti al primo ministro Francesco Crispi sullo sciopero, la galleria del Borgallo, l’abuso di potere da parte delle autorità politiche, che avevano arrestato 15 scioperanti. Il sindaco di Pontremoli Cesare Novelli, il prefetto di Massa ottennero la riammissione al lavoro degli arrestati e per tutti un miglior trattamento.

I problemi del lavoro dei ferrovieri continuarono ad agitare l’Italia. Il lungo governo Giolitti (1903-1914) fu favorevole alle riforme sociali e alla libertà del lavoro. Nel 1904 ci fu il primo sciopero generale in Italia e lo Stato rimase neutrale, senza nessun intervento. Dal 17 al 22 aprile 1905 fu sciopero generale dei ferrovieri e il governo rese statali le Ferrovie, nel 1906 legalizzò lo sciopero e il sindacato CGIL, a Roma fu costituito l’organismo unico del Sindacato Ferrovieri Italiani, che dopo la guerra, nel 1919 presentò al Governo un Memoriale con richiesta delle otto ore lavorative, costruzione di case economiche, difesa dei salari. Si aprì una nuova stagione di scioperi, spesso con scontri violenti. Il governo non accolse le legittime aspirazioni. Dal 20 al 29 gennaio 1920 moltissimi ferrovieri fermarono i treni, ottennero miglioramenti. Ma la Direzione generale delle Ferrovie dello Stato non voleva le conquiste del sindacato e emise decreti di intralcio su come applicare le otto ore lavorative. Il sindacato indignato riprese la lotta: era il “biennio rosso”.
A Firenze nel marzo 1921 fu ucciso Spartaco Lavagnini segretario del Sindacato ferrovieri fiorentini per mano di una squadra fascista che incendiò anche la sede. I ferrovieri paralizzarono di colpo ogni attività, subito si unirono alla protesta e allo sciopero i ferrovieri toscani e con molta adesione anche quelli di Pontremoli. Ci fu confronto, ma soprattutto polemiche e scontri satirici anche fra gli orientamenti politici delle due forze principali dei socialisti e dei popolari appena organizzati in partito.
Su alcuni numeri del Corriere Apuano ci sono articoli di un giornalista che sa di latino e di concordanze per asindeto e polisindeto (un prete, si può scommettere!) in forte disputa coi ferrovieri. Giudica i loro scioperi, prima con toni scettici, ma passa presto a toni di satira e di ostilità contro “parolai e arruffapopoli che rovinano coscientemente la società pur di soddisfare le loro piccole bieche ambizioni personali”. In linea col pensiero del liberale Luigi Einaudi l’autore degli articoli ritiene ogni sciopero inutile e causa di rialzo dei prezzi, ne ribadisce l’inopportunità, si scaglia contro “la sete di arricchirsi dei ferrovieri” e con tono di superiorità ironizza sull’ignoranza del macchinista che aveva risposto alle dure provocazioni.
Erano tempi di forti scontri anche verbali tra anticlericali e cattolici integralisti, sordi alle novità della dottrina sociale della Chiesa; la situazione dell’Italia è critica e presto precipiterà nella dittatura.
Gli scioperi continuano nell’estate 1922 con contrasti sorti anche tra i lavoratori “rossi” e i “bianchi” della Confederazione del lavoro che non aderì. I fascisti in squadre armate tentarono di assalire il Circolo ferrovieri della SS. Annunziata, poi chiuso nel 1923, in piazza Vittorio Emanuele a Pontremoli bastonarono due giovani cattolici. I ferrovieri che avevano scioperato furono destituiti o retrocessi, gli “avventizzi” tutti licenziati. I fascisti al potere cancellarono tutti i circoli associativi: a Pontremoli sparirono quello socialista, il popolare, il Partito Repubblicano, la Lega artigiani, gruppi anarchici, libertari, sindacato ferrovieri , a Casa Corvi e a Vignola chiusi i circoli ricreativi ritenuti sovversivi.
Maria Luisa Simoncelli



