Calcio: la Gragnolese chiude alla grande  strapazzando il San Vitale, ma è tutto inutile

Con l’epilogo della Terza si chiude una stagione da dimenticare. Un ultima giornata del torneo più basso dove dominano i Giovani della Carrarese che superano all’ultimo turno un Attuoni Avenza che comunque è promosso in Seconda. Per le nostre la solita umiliazione del Fosdinovo, che prende ben nove reti dalla neo promossa, mentre il Vallizeri vince a tavolino per la rinuncia del Tirrenia. Un campionato, come ormai da anni, che non ci dà più alcuna soddisfazione e che la prossima stagione si arricchirà della presenza di due nuove pedine nostrano a dire a cosa è ridotto il nostro calcio.

La Carrarese Giovanile, squadra vincitrice del Campionato di Terza Categoria
La Carrarese Giovanile, squadra vincitrice del Campionato di Terza Categoria

Finalmente è finita. Anche l’ultimo atto della stagione calcistica 2021/22 si è consumato, poco importa come, a chiudere una vicenda da dimenticare al più presto e sulla quale stendere un velo pietoso, con l’intento di valutare nelle prossime settimane si varrà veramente la pena risollevare quel velo e provare a ripartire, oppure chiudere la parentesi e guardare altrove. Questo l’umore che avanza dopo un’annata nella quale abbiamo preso in generale solo delle broccate tremende e nella quale non raccogliamo nulla ma solo ben tre retrocessioni, di cui una, quella della Pontremolese, che lascia un segno importante sulla dimensione reale del settore, ormai giunto dalle nostre parti davvero all’ultimo stadio, e non è un gioco di parole, perché, continuare così, probabilmente non vale proprio la candela. Affari tuoi, dirà certamente qualcuno e sensazioni che lasciano il tempo che trovano, soprattutto se assolutamente personali, ma è chiaro, e solo un cieco e un sordo possono non capirlo, che continuare così non vale proprio la pena, ma qualcosa va ripensato per non buttare a mare delle risorse che probabilmente darebbero ben altri risultati altrove. Per come si è chiusa la Terza categoria, infatti, torniamo a confermare che il quadro non solo si appesantisce ulteriormente, ma che anche laddove dovrebbe trovare spazio la gioia del divertimento e della concretizzazione di obiettivi anche morali di uno sport di gruppo che conserva una sua importanza non diamo certo un bello spettacolo ed anche i pochi stimoli che tengono in piedi la baracca sembrano crollare mestamente perché coartati non dalla superiorità altrui, ma semplicemente dalla nostra pochezza. Facendo i conti della serva, infatti, prendiamo atto che a salvare la faccia, se così si può dire, ma non è vero, è stata la Gragnolese, una società rientrante che aveva qualche ambizione, prontamente crollata di fronte alla netta superiorità di squadrette di Costa che sono emerse solo perché non c’era la solita pattuglia delle versiliesi, ma solo una minima rappresentanza, per altro insignificante, altrimenti, avremmo fatto la solita figuraccia del ultimi anni. Delle altre nostre, senza senso il contributo della Villafranchese che, nonostante tutto, resta uno dei pilastri della storia del nostro calcio dilettantistico, quasi dimentica di un palmares di tutto effetto e solo capace di proporsi come sparring partner di formazioni di bassissima qualità, a dire che provarci in questo modo non serve proprio a nulla, neppure a divertirsi, perché solo scendere in campo con quella maglia, dovrebbe comportare un senso del dovere e dell’appartenenza in grado di scatenare gli istinti migliori, anche se dietro non c’è la qualità, perché dovrebbe bastare solo l’orgoglio.

Risultati, classifica finale e verdetti del campionato di Terza Categoria
Risultati, classifica finale e verdetti del campionato di Terza Categoria

Meno impegnativo, ma comunque almeno decente il livello che avrebbero dovuto offrire Vallizeri e Fosdinovo. Nessuna delle due però, quasi avessero di fronte un’armata di professioniste, sono mai riuscite a proporsi in maniera competitiva e, vada pure che lo fanno solo per divertirsi, ma dietro ci sono anche il nome e la dignità di un borgo e di una terra che, al di là delle esigenze personali di quattro buontemponi che vogliono giocare al pallone la domenica, dovrebbero farsi punto di riferimento per lo meno per fare di tutto per salvare la faccia senza uscirne, al solito, con batoste umilianti, anche perché le loro vicende finiscono sui giornali e, certo, la ricaduta non è davvero delle migliori. Sappiamo bene che quanto stiamo dicendo non è affatto gratificante, ma è la spietata realtà di un territorio che ha perso completamente il senso di appartenenza e forse, inavvertitamente, perché nessuno glielo ricorda, non ha più la consapevolezza che anche una squadra di calcio per un paese significa qualcosa perché di quel paese porta il nome e lo mette sulla bocca di tanti e farlo in questo modo non ci pare molto dignitoso. Che dire allora? Riteniamo sia giunto il tempo che tutto l’ambiente faccia una bella riflessione generale e intanto guardi anche solo per un momento indietro e faccia riferimento alla storia che è stata scritta in passato, specie quello più lontano, quando ogni squadra era motivo d’orgoglio per intere comunità che intorno ai loro atleti costruivano sogni e prospettive e tenevano vivo quel valore identitario che tanto ha significato per la nostra terra specie nel confronto con la zona di Costa e non solo, non fosse altro che per dire che non solo ci eravamo, ma eravamo capaci di imprese oggi neppure sognabili. Chiaro che dietro questo c’è tutta un’organizzazione che però da troppo tempo non esce allo scoperto per fare in modo che succeda quel qualcosa che provochi la rigenerazione. Sia chiaro che il COVID non c’entra proprio nulla perché il degrado parte da molto più lontano e da troppo tempo si pensa solo a salvare la faccia di fronte alle massime strutture regionali,piuttosto che confrontarsi con il territorio e tentare quelle soluzioni che potrebbero rimettere in carreggiata un settore che, nonostante tutto, per quello che può rappresentare nel nostro sociale, ha ancora un’importanza fondamentale. Ci fermiamo, qui, perché sinceramente, anche solo a pensarci, ci viene il magone in gola, perché istintivamente, ci scorrono sotto gli occhi, anche senza bisogno di complessi strumenti moderni, immagini di un passato glorioso nel quale il confronto calcistico era motivo di sollecitazioni oggi inimmaginabili perché nessuno più le coltiva o forse non ha più interesse a coltivare perché non possono più fare parte della nostra cultura. Ci basterebbe, sinceramente, che le nostre parole, facessero arrabbiare, e non poco, qualcuno, perché vorrebbe dire che c’è ancora chi è in grado di ascoltare un appello come questo e, nel fondo del proprio cuore e della propria coscienza, conserva la consapevolezza di essere stato, ma soprattutto di essere ancora rappresentante di una terra che non può continuare a sedersi senza reagire al degrado presente e che, forse, anche partendo dal calcio si può tentare di tornare a crescere. Per quanto ci riguarda continueremo a provarci, speranzosi di non essere voce che grida nel deserto, ma spina nel fianco, magari oggetto di offese e dileggio, perché solo così potremo dire che quanto stiamo facendo e dicendo ha un suo senso!

Luciano Bertocchi