Altri quattro anni per Viktor Orban

In Ungheria netta affermazione per il primo ministro uscente

Viktor Orbán (Foto: Alan Santos/PR/Wikipedia)

È al quarto mandato consecutivo il primo ministro ungherese Viktor Orban: le elezioni parlamentari di domenica 3 aprile in Ungheria lo hanno visto vincere nettamente con più del 53%. “Abbiamo ottenuto una vittoria così grande che si può vedere anche dalla luna. Di sicuro pure da Bruxelles”, ha affermato nella notte elettorale l’esponente della coalizione destra, rivendicando di aver trionfato “contro tutti”. 

“Si sono alleati tutti – ha detto Orban – e noi abbiamo vinto lo stesso”, aggiungendo lo slogan “prima l’Ungheria”, ripetendo la nota frase di Donald Trump “America first”. 
In questa tornata elettorale che ha visto un’affluenza alle urne di quasi il 68% degli aventi diritto, tutti gli altri sei partiti si erano radunati in un’alleanza guidata dal cattolico europeista Peter Marki-Zay che però non è andato oltre il 35% dei consensi. Quello che si è svolto in Ungheria è il primo voto in un Paese dell’Unione Europea dopo l’invasione russa dell’Ucraina, e l’argomento ha monopolizzato gran parte della campagna elettorale. Addirittura Orban, che ha rifiutato di allinearsi alle posizioni Ue contro Mosca, ha dichiarato che il presidente ucraino Zelensky è “suo oppositore” ed ha aggiunto di aver vinto contro “i media internazionali mainstream e i burocrati di Bruxelles”. 
Zelensky invece ha ripetutamente accusato Orban di sostenere Putin e di essere insieme alla Bulgaria l’unico Paese europeo che non ha mandato aiuti militari a Kiev.
Per Fidesz, partito a carattere fortemente nazionalista, si tratta della quarta vittoria consecutiva che permette ora di avere una maggioranza di due terzi nel parlamento (134 seggi sul totale di 199). L’opposizione si deve accontentare di 58 seggi; in parlamento entra anche la formazione di estrema destra MiHazank alla quale vanno 7 seggi. 
Una vittoria e una dimensione della vittoria elettorale che rafforza Orban, da tempo in rotta con l’Ue per il mancato rispetto dello stato di diritto, la libertà di stampa e della magistratura come viene accusato dalla stessa Unione Europea. Un risultato per il quale si sono rivelate importanti anche gli annunci sulle modifiche alla Costituzione e al sistema elettorale. Di recente si era garantito inoltre una fornitura per 15 anni di gas russo a pezzi vantaggiosi schierandosi contro l’eventualità di allargare le sanzioni dell’Unione europea anche al settore energetico.
“In un sistema ingiusto e disonesto come questo non potevamo fare di più”, ha dichiarato molto amareggiato il leader dell’opposizione Marki-Zay, contestando la propaganda dei media filo-governativi che aveva costretto la sua coalizione a puntare sull’uso dei social media.            (Agenzia – SIR)

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