La statua lignea della Madonna del Popolo: le sue lontane origini e l’antica iconografia

La scultura, riconducibile ad ambiti artistici emiliano-lombardi, risale al XIII secolo ed era venerata nella chiesa di Santa Maria di Piazza

La statua della Madonna del Popolo fotografata nel 1987 in una delle rare occasioni nella quali è stata ammirata nella foggia originale

La comunità pontremolese tributa da secoli una grande devozione alla Madonna del Popolo. Con voto del consiglio comunale del 7 luglio 1630 viene infatti deliberato di erigere una grande chiesa a ringraziamento dello scampato flagello di una pestilenza, per congiurare la quale nel 1622 era stato emesso un voto. La Comunità vuole un edificio che superi in ampiezza le maggiori chiese allora esistenti, quelle di San Francesco e della SS.ma Annunziata che sorgevano nelle immediate vicinanze del borgo.
La chiesa dedicata alla Madonna del Popolo viene innalzata nel luogo di una preesistente cappella, indicata nei documenti quattrocenteschi come Santa Maria di Piazza, che è demolita fino alle fondamenta, ma della quale si mantiene, trasferendola nel nuovo tempio, la statua della Vergine.

La statua della Madonna del Popolo nel Duomo di Pontremoli (Foto Walter Massari)

Per secoli questa immagine era stata oggetto di venerazione nel borgo e, secondo la nota consuetudine medievale, in occasione delle festività veniva abbigliata con preziose vesti di seta. Probabilmente la vestizione diviene permanente nel corso del Settecento quando l’immagine assume l’iconografia con la quale è poi sempre venerata. Ciò può essere avvenuto nel 1721, quando la chiesa assume il titolo di parrocchia di Santa Maria Assunta o nel 1723 in occasione della solenne consacrazione della stessa ad opera del vescovo di Brugnato, circostanza nella quale l’immagine viene abbigliata con particolare sontuosità con una veste donata, secondo la tradizione orale, dall’antica e nobile famiglia dei Trincadini.

La veste che ricopre attualmente la statua, in seta bianca ricamata in oro, ornata con teste alate di cherubini e sormontata da un mando azzurro, risale ai primi dell’Ottocento. La scultura diviene perciò nel tempo un’immagine vestita, secondo una consuetudine largamente diffusa, come si osserva ancora in molte statue pervenuteci ed anche relativamente alla Vergine venerata a Loreto. Spesso, tuttavia, le immagini vestite sono costituite da una struttura lignea appena sbozzata, in quanto appunto destinata ad essere ricoperta dagli abiti, mentre la Madonna del Popolo, al di sotto della veste dalla quale fuoriescono soltanto i volti della Madre e del Bambino, conserva pressoché intatta la precedente scultura. Si tratta di una statua lignea (cm. 110 x 30 x 33) raffigurante la Madonna seduta su di un trono, del quale è visibile ai lati il profilo sagomato e sorreggente in braccio il Bambino assiso di tre quarti, le mani protese verso quella della Madre che posa la sua sulla gamba del Figlio. Una corona a ornato fitomorfo è posata sul capo della Vergine, ricoperto da un corto velo che cade aderente al volto, digrada sulle spalle e in parte sembra scendere sul davanti sopra la veste. Il corpo è avvolto in una veste che scende fino ai piedi calzati dei quali sono lasciate scoperte le punte, una delle quali, quella destra, manca a seguito di una lacuna. Fasci di pieghe della veste si raccolgono ai lati terminando ad omega. Sopra questa, una sopravveste a tunica, aderente al corpo, ricopre le spalle scendendo fino sotto le ginocchia e terminando ai lati con pieghe a zig zag. Anche il Bambino è rivestito di una lunga tunica caratterizzata da ampie maniche.
Si tratta di una scultura di qualità elevata e per noi di grande interesse in un contesto, come quello lunigianese, dove rare sono le immagini di epoca medievale pervenuteci. La statua della Vergine non risulta attualmente visibile; per la prima volta nel Novecento ne è stata mostrata in pubblico l’immagine nel corso di un convegno tenutosi in occasione del Giubileo del 2000. Il clero locale negli ultimi secoli ha scelto infatti di non mostrare la scultura che precede l’immagine ormai consolidata nella devozione. La tradizione vorrebbe la statua lignea portata dall’Oriente dai Cavalieri di Malta in quanto le abitazioni abbattute nel luogo dove venne costruita la chiesa risultano appartenenti a membri di quell’ordine. L’osservazione del gruppo scultoreo, che non presenta i caratteri di un’opera di provenienza orientale, fa escludere tale ipotesi che riprende la tradizione delle immagini miracolosamente giunte da oriente, come il Volto Santo di Lucca o la Madonna di Loreto.
La scultura non trova confronti prossimi né in ambito lunigianese né in aree limitrofe dove poche opere coeve ci sono pervenute. Tra le più significative è da annoverare la Madonna col Bambino della chiesa del convento dei Padri Cappuccini di Santa Margherita Ligure. Nella vicina area padana, invece, troviamo alcune immagini antelamiche raffiguranti la Madonna con Bambino con le quali si possono cogliere alcune affinità. Ricordiamo la Madonna della Cattedrale di Fidenza, un’opera in pietra eseguita attorno al 1190. Ancora un’immagine antelamica della Vergine si trova nel portale nord del Battistero di Parma, alla quale si ricollega un’altra scultura in pietra, di poco successiva, la Madonna con il Bambino di Fontevivo, ora nella cattedrale di Parma, un’opera nella quale è stata sottolineata la dipendenza dalle due sculture precedenti, anche se riconducibile ad un artefice di qualità meno alta.
Sul retro della statua pontremolese è visibile un incavo che fa pensare ad una scultura reliquiario, come peraltro si osserva in quella di Fidenza e in molte altre statue porta reliquie che dall’Alvernia nel XII secolo si diffusero in molte zone della Francia e dell’Italia. Le forme piene del volto, il collo massiccio, la rigorosa frontalità della Vergine sono stemperate nell’atteggiamento affettuoso con cui trattiene la gamba del Bambino che, più libero nei movimenti, ci porta ad una datazione di alcuni decenni successivi rispetto alle immagini antelamiche.
La scultura pontremolese appare riconducibile agli anni Venti-Trenta del Duecento, opera di uno scultore venuto a contatto con modelli della scultura francese e non ignaro delle opere della vicina area padana. Quello di trattenere la gamba del Bambino è un gesto che diventerà ricorrente nei dipinti tardo duecenteschi dove lo ritroviamo sia nella Madonna in trono con il Bambino e santi di Cimbaue, ora alla Galleria degli Uffici, sia nella Madonna con il Bambino di Giotto.

Caterina Rapetti

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