La sempre più diffusa cultura della “assenza di Dio”

Le persone vanno familiarizzando con la cultura della “assenza di Dio”: si prescinde da lui e non succede nulla di speciale. Noi stessi cristiani ci stiamo abituando a convivere con persone che non sono né attratte né intimorite da Dio: semplicemente non sono interessate alla questione. Juan Martin Velasco, descrivendo la situazione spirituale della nostra società impregnata della cultura post moderna, dice che viviamo immersi in una cultura della “in- trascendenza” che incatena le persone nel “qui” e “adesso”, facendole vivere solo per l’immediato.
Respiriamo una cultura del “divertimento” che strappa gli individui da se stessi, facendoli vivere nella dimenticanza delle grandi domande che l’essere umano porta nel suo cuore, rendendoli incapaci di tutto ciò che non sia sfruttabile nell’immediato. Non siamo più in una società nella quale, in pratica, tutti erano battezzati, nella maggioranza erano cristiani praticanti e quasi tutti si sottomettevano al magistero della Chiesa.
Oggi possiamo incontrarci con credenti pii e con gente totalmente disinteressata del religioso; con atei convinti e con persone scettiche con comportamento agnostico; con adepti di nuove religioni e movimenti e con persone che desiderano credere e non riescono a scoprire un cammino; con persone che non sanno bene se credono o non credono; gente che crede in Dio senza amarlo…. Quel che è certo è che spesso non sappiamo niente di ciò che pensa l’altro riguardo a Dio, alla fede e al senso ultimo della vita. Ognuno si porta dentro domande, dubbi, incertezze e ricerche che non conosciamo. L’esperienza religiosa va riducendosi ad un settore sempre più ristretto, viene confinata all’interno delle chiese; il numero dei praticanti è minoritario e in prevalenza è formato da persone in età avanzata, dando l’immagine di una “religione terminale” che non appartiene ai nostri tempi, ma al passato.
Da tempo la religione è andata perdendo potere e influenza nel campo politico, sociale, culturale, artistico; va occupando un posto sempre più piccolo nella vita quotidiana delle persone. Appare in alcuni momenti significativi (nascita, morte, matrimonio), però la vita quotidiana si realizza senza un riferimento abituale a Dio. Questa fede religiosa inoperante viene sostituita da alcuni con una certa fiducia nella scienza e nel progresso che possono condurci verso un mondo migliore e più umano.
È facile osservare come stia crescendo sempre più l’ignoranza religiosa. Le nuove generazioni ignorano sempre più ciò che è cristiano, anche come fatto storico. I mezzi di comunicazione diffondono una cultura indifferente e frivola, dove ciò che è religioso pare molte volte collegato o anche mescolato con l’esoterico, l’astrologia, le credenze occulte, il visionario. Ma c’è un fatto più preoccupante: la vita moderna impedisce a molti di pensare e riflettere. La super informazione mantiene non pochi nella confusione e nella nebbia, senza capacità di discernere né scegliere. Numerose persone non sanno porre le grandi domande dell’esistenza; non hanno parole per parlare della fede o dell’esperienza religiosa, sono all’oscuro di tutto.
In questo clima non sorprende neppure la mancanza di razionalità che si manifesta in adesioni religiose acritiche e senza fondamento razionale, aumento della credulità, della fede nell’oroscopo, nei tarocchi, nei cartomanti… Questa fede di carattere fanatico, indice di insicurezza, appare in un modo o nell’altro in tutti gli assolutismi, integralismi, fondamentalismi, dogmatismi chiusi e rigidi, morali rigoriste e proselitismi. Nella maggior parte dei casi si tratta di una ricerca di rifugio e di sicurezza nella crisi e da qui nascono le varie forme di sette.

Don Francesco Sordi

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