La crisi energetica innescata dall’invasione dell’Ucraina porterà alla ripresa dei gruppi a carbone della centrale spezzina “Eugenio Montale”

A gelare i moti di soddisfazione per la chiusura, ma anche le tante idee per il futuro, ci hanno pensato l’aumento dei costi energetici e soprattutto i venti di guerra provenienti da Est. Dell’energia che a La Spezia si è prodotta per 59 anni bruciando carbone l’Italia ha ancora bisogno e la produzione cessata lo scorso 22 dicembre potrebbe riprendere in tempi rapidissimi. Secondo le ipotesi, la centrale dovrebbe essere riaperta in tre settimane: a La Spezia come a Monfalcone, mentre le centrali Brindisi e Civitavecchia saranno chiamate ad aumentare la produzione. La doccia fredda sulla riattivazione della centrale “Eugenio Montale” assume i connotati della beffa se si pensa che la notizia della riaccensione del gruppo a carbone è arrivata una settimana dopo la notizia che, almeno fino al 2024, non vi sarà alcuna riconversione al turbogas dei gruppi a carbone dell’impianto di via Valdilocchi: un fatto determinato dalla decisione Enel di tenere fuori le ex centrali a carbone dai bandi di gara per la produzione di energia predisposti da Terna e che era stata accolta dalle istituzioni e dalla politica locale con grande soddisfazione. Ma il nuovo scenario mondiale incombe sulla centrale spezzina. È stato il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, nelle prime ore dell’invasione russa, a parlare di riapertura, con un tweet inequivocabile: “Ora bisogna mettere in sicurezza energetica il Paese. Riaprire subito le centrali a carbone come ha fatto la Germania e aumentare l’estrazione del gas naturale. Senza indugio e senza ostacoli burocratici”. Ma alle parole di Toti hanno fatto seguito quelle ben più autorevoli – la Regione non ha alcun potere reale sulla riapertura della centrale – del Presidente del Consiglio: “Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone, per colmare eventuali mancanze nell’immediato”, ha detto Mario Draghi, nell’informativa alla Camera sul conflitto tra Russia e Ucraina. Parole a cui sono seguiti gli atti formali.

Il decreto legge approvato lunedì scorso dal consiglio dei ministri, in particolare l’articolo 2 prevede che in caso di razionamento del consumo di gas Terna (il proprietario della rete di trasmissione dell’energia in Italia), “nel settore termoelettrico”, dovrà predisporre “un programma di massimizzazione dell’impiego degli impianti di generazione di energia elettrica con potenza termica nominale superiore a 300 MW che utilizzino carbone o olio combustibile per il periodo stimato di durata dell’emergenza”. Agli impianti si applicheranno limiti europei di emissioni di Co2, meno restrittivi di quelli nazionali. Insomma: a La Spezia, come in tutta Italia, la transizione ecologica può attendere. L’impennata dei prezzi dell’energia e la guerra russo-ucraina hanno pesato come un macigno sulla decisione del governo, che si è comunque innestata su un processo di riconversione ecologica troppo lento a causa di molte pressioni e della scarsa convinzione dimostrata con i fatti da governo e Ministro dell’ambiente. La delusione a La Spezia è palpabile, da quella del sindaco totiano Pierluigi Peracchini, a quella di tutte le forze politiche e delle associazioni e ai comitati ambientalisti che in questi anni si sono spesi, fino allo spegnimento, dopo 59 anni, del gruppo a carbone. La dichiarazione dello stato di emergenza da parte del governo rende di fatto impercorribile il ricorso alla giustizia amministrativa per scongiurare il riattivarsi della ciminiera di Vallegrande, per la quale l’autorizzazione integrata ambientale è scaduta a fine 2021. E anche eventuali ostacoli tecnici non possono essere usati come appiglio: sebbene la centrale sia in fase di dismissione da fine dicembre, le attività correlate alla chiusura sono già state stoppate e tre settimane, come già detto, potrebbero essere sufficienti per riportare in funzione tutte le parti smontate, comprese i carrelli e i nastri utilizzati per trasferire il carbone dalle navi ormeggiate al molo fino alla centrale. (Davide Tondani)



