Gli Sforza e il loro dominio su Pontremoli

Tra il 1441 e il 1500. Una storia in mostra on line, frutto delle ricerche di Davide Tansini

Francesco Sforza (1401 – 1466)

Si può visitare una mostra“ sfogliando pagine” di un computer; così il raffinato ricercatore storico Davide Tansini di Pizzighettone ha allestito la mostra on line che presenta 57 sintetiche e chiare schede tematiche su Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500), accessibile digitando www.inarce.com in rete fino al 27 marzo 2022.
Il lavoro di ricerca è stato imponente, ha richiesto ampi studi, consultazione di molti fondi archivistici e capacità di tenere coordinata una fitta rete di vicende nei secoli dell’Italia divisa in tanti piccoli stati litigiosi. Il percorso oltre all’ambito pontremolese tocca tanti luoghi di Lunigiana e delle valli dei fiumi Taro, Baganza, Parma, Vara, sempre tenendo presente il contesto politico e militare italiano.

Bianca Maria Visconti (1425 – 1468) moglie di Francesco Sforza

Nel novembre1441 Francesco Sforza, signore di Fermo e di Iesi, prende insieme a Cremona il controllo del territorio di Pontremoli, avuto come dote della moglie Bianca Maria Visconti. Già da tempo incanalato su Milano, Pontremoli ne diventa un caposaldo dal 1450 per il controllo dell’Apppennino in contrasti fino all’ostilità con Genova, Lucca, Firenze e tanti feudi dei Malaspina, degli Este e contro le signorie Fieschi, Fregoso, Landi e Rossi.
Il complesso scacchiere porta Francesco Sforza a riconoscere il valore strategico di Pontremoli, situato sul nodo d’intreccio di tanti valichi, ha riguardo verso la comunità locale, a cui appartengono funzionari con incarichi di prestigio. Il primo Sforza che comanda in Lunigiana è Muzio degli Attendoli, capitano mercenario che acquista fama coi Visconti e mira a ottenere potere a Milano e farsi signore di Pontremoli; passa poi al servizio di Firenze.
Nel 1402 muore Gian Galeazzo Visconti, il ducato si indebolisce. Pontremoli, divisa tra guelfi e ghibellini, diventa soggetta ai Fieschi fino al 1431. Filippo Maria Visconti il nuovo duca vuol ridurre il potere delle signorie feudali in zona appenninica diventate quasi stati autonomi. Contro la politica espansionistica di Firenze in Lunigiana e a Lucca, manda Francesco Sforza, che transita da Pontremoli nell’estate 1429, poco dopo manda anche Niccolò Piccinino, che conquista per lo Stato di Milano Borgo Taro, Pellegrino Parmense,Varese Ligure; al momento Pontremoli resiste.

Una vecchia foto del castello del Piagnaro a Pontremoli

Dopo la vittoria sui fiorentini del dicembre 1430 Piccinino ha mano libera contro i presidi fiorentini e malaspiniani in Lunigiana e prende con le armi il centro abitato e i castelli di guarnigione di Pontemoli. Francesco Sforza ha un certo riguardo verso la comunità locale, alla corte milanese hanno incarichi di prestigio funzionari pontremolesi, il più noto è Nicodemo Trencadini ambasciatore e consigliere.
Ma chi era Francesco Sforza? Nato a San Miniato nel 1401, è uno dei tanti figli illegittimi di Muzio degli Attendoli detto Sforza, lo segue nella carriera mercenaria, nel 1425 è al servizio dei Visconti, complicati sono i rapporti col duca Filippo Maria che dal 1431 al 1441 domina su Pontremoli; non ha eredi, Bianca Maria è figlia illegittima e non può succedergli, Francesco quindi concepisce il piano di diventare duca sposandola una volta legittimata. Ha influenze forti su sistemi di potere in Italia.
Pontremoli diventa importante come snodo economico oltre che viario, è una delle principali rotte del commercio del sale, è tappa quasi obbligata per il trasporto di comunicazioni scritte (servizio postale). Il capitano di ventura si crea un potere personale e arriva a disporre di un forte esercito. Il duca Visconti ha invece poca forza militare e politica, è obbligato dalle circostanze a dare la figlia Bianca Maria in moglie a Francesco Sforza, le nozze celebrate a Cremona in San Sigismondo.
Il 24 novembre 1441 Pontremoli gli è consegnata. Il suo tessuto urbano è assai diverso da oggi: è racchiusa da mura e munita di torri difensive (un documento del 1383 ne indica 13), quattro le porte dette del Monastero, Imoborgo, Verde, Sommoborgo, cinque chiese, tre fortezze. Sforza vince sul nemico Picinnino e la Repubblica Ambrosiana, il 25 marzo 1450 è duca di Milano.
Ricostruisce il ducato, la pace di Lodi del 1454 sancisce un equilibrio tra tutti gli Stati fino al 1494. Muore nel 1466, il figlio erede Galeazzo Maria è minorenne, reggente è la madre Bianca Maria che muore nel 1468. Quando arriva a governare c’è un grosso cambio di passo, fa un politica dura. Nel 1471 va a Firenze per rafforzare l’alleanza coi Medici, fa tappa a Pontremoli con la moglie Bona di Savoia e un corteo di un centinaio di persone. La sua politica scontenta tutti e viene ucciso nel 1476 in una congiura. Il quarto Sforza che ha dominio su Pontremoli è Gian Galeazzo Maria, non è in grado di reggere il ducato per la giovane età, è malato; è sotto la reggenza della madre Bona di Savoia e del ministro Cicco Simonetta.
Ludovico il Moro, quinto figlio di Francesco Sforza, si impadronisce della reggenza, fa assassinare il Simonetta, relega il nipote in una dorata prigionia alla Certosa di Pavia, dopo la sua morte nel 1494 diventa duca di Milano, è favorevole all’impresa di Carlo VIII re di Francia per rivendicare diritti dinastici francesi sul regno di Napoli in quanto Gian Galeazzo aveva sposato Isabella d’Aragona. Si unisce poi alla lega antifrancese ma è sconfitto a Novara nel 1500.
La fine del dominio sforzesco su Pontremoli è sancita il 26 maggio 1500 da Luigi XII di Valois re di Francia, che assegna a Lorenzo Reghini nobile locale, la carica di castellano. Inizia il periodo di “guerre orrende” che faranno perdere all’Italia l’indipendenza. Succedono cose enormi anche nel piccolo mondo pontremolese: 20 ottobre 1494 avanguardie francesi valicano la Cisa, a Pontremoli ci sono scontri, Carlo VIII senza trovare opposizione arriva a Napoli, ma deve “tornare a casa” in fretta perché i principi italiani si coalizzano contro di lui. Prima dello scontro a Fornovo, Pontremoli è tutta incendiata per tre giorni e tre notti (25-27 giugno 1495) dai mercenari. Vanno perduti i suoi archivi, distrutte le case tranne tre, la gente fugge o si rifugia al castello del Piagnaro dove viene evacuato il presidio sforzesco.

Maria Luisa Simoncelli

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