Il legame imprescindibile tra musica e Natale

Lo sviluppo delle rappresentazioni natalizie in musica si ebbe soprattutto tra ‘500 e ‘600

Natale e musica: un binomio imprescindibile e non solo per quanto scrive Luca nel suo Vangelo (in cui pastori adorano il Redentore neonato intonando canzoni e nenie); ma che evidenzia parte del nostro humus culturale: la musica è un elemento imprescindibile per rendere più solenne un evento e più grandiosa una festa.
A dimostrazione di questo assioma la musica è stata sempre un componente importante durante le festività natalizie: i canti e le composizioni sacre sono sterminate.
Lo sviluppo delle rappresentazioni natalizie in musica si ebbe soprattutto tra ‘500 e ‘600 con recite locali della Natività accompagnate da canti e musiche folcloristiche. Questo genere si diffuse soprattutto nell’Italia Centrale quando durante il periodo natalizio gruppi di suonatori vagavano nei villaggi e intonavano melodie tradizionali natalizie con cornamuse, flauti e altri strumenti a fiato.
In questo stesso periodo nacquero anche componimenti di grandi musicisti: il “Dialogo de’ pastori al Presepe di Nostro Signore” di Giovanni Francesco Anerio che contiene anche qualche tentativo di imitazione di melodie e di strumenti natalizi, la “Pastorale” di Marc Antoine Charpentier, in cui è assunto come punto di prospettiva il racconto di un angelo, la “Storia di Natale” di Heinrich Schütz, la “Cantata Pastorale per il Natale” di Alessandro Scarlatti. Prende piede inoltre una tradizione di musiche natalizie strumentali, che a fianco delle consuete composizioni di stampo classico, sviluppano nuove forme che intendono imitare le nenie che i pastori suonano nel periodo natalizio.
Peculiarità di questi brani l’utilizzazione di strumenti caratteristici come cornamuse, pive, zampogne. L’esempio più importante di questo genere è rappresentato, dal “Concerto grosso fatto per la notte di Natale” di Arcangelo Corelli e dal “Riposo dopo la notte” di Natale di Antonio Vivaldi. Ovviamente continua anche la produzione di musica natalizia legata alla liturgia ecclesiastica: tra tutti si segnalano l’“Oratorio di Natale” di John Sebastian Bach, e il “Messiah” di Haendel, che pur essendo una composizione che copre l’intera vita di Gesù, è diventata inestricabilmente collegata con la stagione del Natale, in virtù del meraviglioso Halleluja con cui gli angeli annunciano la nascita di Cristo.
A partire dal 1800 la musica classica, incomincia a “snobbare”  il Natale (anche se non mancano le preziose eccezioni come la ninna nanna di Brahms divenuta il famoso “Dormi dormi bel bambino”) ma è in questo secolo, e in parte in quello precedente, che nascono alcuni canti popolari la cui fama è giunta fino a noi (per citarne alcuni “Tu scendi dalle stelle”; “O Tannennbaum”; “Stille Nacht” in italiano “Astro del Ciel”). Con questi brani si incomincia ad evidenziare il distacco tra la rappresentazione sacra del Natale e quella secolare. Infatti molti di questi canti sono considerati natalizi nonostante siano limitati i riferimenti alla religiosità dell’evento e si cominciano invece a sottolineare altri elementi come le caratteristiche meteorologiche (con la neve in testa), quelle ambientali (con abeti e pini) e quelle fantasiose (con Babbo Natale, elfi e renne).
Questa tendenza dilaga nel 1900, tra i migliaia di esempi possibili la famosa “White Christmas” (Bianco Natal) che, se nella versione italiana mantiene un minimo di religiosità con l’accenno alla “Notte santa”, nell’interpretazione originale inglese racconta invece la malinconia di un californiano che ha nostalgia del Natale con la neve. Ma l’intero corpus delle feste natalizie diventa anche simbolo di Pace e lo sottolinea John Lennon con la sua “Happy Xmas (war is over)” in cui l’ex Beatle continua la sua campagna di protesta contro la guerra in Vietnam.              
(r.s.)

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