Antonio Zanni, un uomo mai tentennante nella sua fede in Cristo

Nel trigesimo dalla scomparsa, la commossa testimonianza di un confratello

Ho letto con commozione la pagina che in aprile il Corriere Apuano ha dedicato alla memoria di Antonio Zanni. Tutto il bene che è stato scritto di lui lo condivido pienamente. Sono molto contento che sia emersa nei vari contributi la bellezza della sua persona. Personalmente ho avuto la grazia e la gioia di condividere con “Gimmy” un lungo tempo a Scandiano, nella seconda metà degli anni ’70.
Un periodo turbolento anche per il mondo ecclesiale, alle prese con le molte sperimentazioni suscitate dal Concilio e rese possibili dall’allargarsi delle maglie del Diritto Canonico. Antonio svolgeva con passione e con grande efficacia il servizio di “frate predicatore” ed era chiamato a farlo in varie parti d’Italia, oltre che nella nostra zona. Io avevo da poco frequentato l’ultimo anno degli studi teologici nel Seminario di Reggio e, in attesa di chiarire la mia scelta, avevo chiesto ed ottenuto di avvalermi del mio diploma d’infermiere per coinvolgermi nell’avvio del servizio domiciliare agli anziani deciso dal Comune di Scandiano. Erano anni in cui molti lasciavano la vita religiosa, e questo mi rendeva prudente: desideravo verificare meglio la tenuta della mia vocazione, per cui ho rimandato l’Ordinazione sacerdotale sino all’ottobre del 1980.
Ebbene, la presenza di Gimmy – che pur viveva da tempo una crisi che gli faceva rimpiangere di non aver scelto al momento giusto di formarsi una famiglia – è stata per me preziosa.
Tra noi vi era una bella amicizia, e più volte ci confidavamo la fatica nel procedere per la via intrapresa, ma anche la robusta e salda tenuta della nostra fede. Questo era ciò che mi colpiva in lui: un uomo in crisi affettiva, ma mai tentennante nella sua fede in Cristo e nel suo amore alla Chiesa. La sua predicazione era sempre volta a confermare la fede dei fratelli, e per farlo sapeva avvalersi della grande preparazione culturale che aveva messo insieme negli anni dello studio e che copriva tutto l’ampio orizzonte delle materie umanistiche e teologiche.
Ascoltarlo era insieme un piacere e un investimento. Ricordo la sua passione per la Sindone, di cui aveva approfondito lo studio e che sapeva presentare con grande efficacia proprio a sostegno della solidità dei racconti evangelici. Come tutti hanno scritto sul Corriere Apuano di aprile, era un’umanità ricca quella di Antonio, che riverberava attorno a sé una grande simpatia e sapeva tener viva la passione per la verità con la “V”, quella che egli serenamente riconosceva piena solo nel volto di Cristo.
Un ricordo assai vivido che conservo è l’aver condiviso una piccola follia determinata proprio dal nostro amore per la Chiesa. Il 1° gennaio del 1979 alle ore 3 noi due siamo partiti in auto da Scandiano, abbiamo caricato suo cognato a Modena e siamo andati a Roma per essere presenti alla S. Messa delle ore 10 in San Pietro, ove il nuovo Papa Polacco celebrava la sua prima giornata mondiale della pace. Verso le 11, un raggio di luce ha investito in pieno la persona di quel giovane pontefice che stava suscitando un nuovo entusiasmo in tutti noi, dopo gli ultimi dolorosi anni del pontificato di Paolo VI. È stata una giornata magnifica!
Al ritorno, abbiamo voluto festeggiare l’incontro elettrizzante col nuovo Papa concedendoci un bel pranzo in un tipico ristorante di Orte. Siamo giunti a Scandiano nella tarda serata, con un cielo terso come lo era stato per l’intera giornata. La mattina dopo, io riprendevo il mio servizio agli anziani alle prese con 30 cm di neve. Tutti i frati che hanno conosciuto a fondo Gimmy quando era tra noi – e dunque tutti coloro che avevano più o meno la sua età – gli sono rimasti molto vicino: lo hanno capito quando ha scelto di lasciare ed hanno conservato un ottimo rapporto con lui anche in seguito.
Personalmente ho sempre frequentato con piacere la sua famiglia, da solo e con altri frati, ed ho apprezzato quella calorosa ospitalità che Anna, la moglie amata, sapeva esprimere anche con il linguaggio raffinato dei suoi piatti prelibati. Sono convinto che, nonostante il cambio di rotta che in coscienza ha sentito di dover fare “nel mezzo del cammin de la sua vita”, il nostro caro Gimmy abbia vissuto in pienezza il suo sacerdozio, se esso consiste essenzialmente nel testimoniare la luce di Cristo con il vigore della parola e con una vita che alla Parola cerca di ispirarsi con coerenza. Lo confermano in particolare le note di stima e di vivo apprezzamento dei molti studenti liceali che lo hanno avuto come insegnante di religione e che hanno bevuto alla fonte vivace della sua bella fede.
Ad Anna, le mie condoglianze. Al suo sposo, la mia gratitudine!

Fr. Prospero Rivi
Responsabile dei Beni Culturali
dei Cappuccini Emiliano-Romagnoli
e Rettore del Santuario della B. V. della Rocca a Cento (FE)

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